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Terapia del canto nella riabilitazione di patologie polmonari

di Redazione

Chi dice che curare una patologia non possa essere anche divertente? Numerosi studi hanno dimostrato l’efficacia del canto come parte integrante della riabilitazione respiratoria di patologie polmonari di tipo ostruttivo, in particolare Broncopneumopatia Cronico Ostruttiva (BPCO) e Asma. In entrambi questi due casi il paziente presenta broncocostrizione dovuta ad infiammazione e secrezioni.

Efficacia del canto nella riabilitazione respiratoria in BPCO e asma

L’ostruzione impedisce all’aria inspirata di ossigenare l’intero polmone, così che spesso questi pazienti soffrono d’affanno e tendono a fare respiri più corti e frequenti, con rischio di iperventilare. Questo determina un ridotto passaggio di aria attraverso le corde vocali e quindi un ridotto lavoro a carico dei muscoli respiratori e fonatori che le circondano.

La spirometria risulta essere il test più adatto a valutare il grado di pervietà delle vie aeree. In particolare, va valutato il volume espiratorio forzato, ossia il volume di aria emessa durante il primo secondo di una espirazione forzata, che risulterà, infatti, essere ridotto nei soggetti asmatici o con BPCO.

La terapia del canto riabilita i pazienti che soffrono di patologie polmonari a respirare sfruttando l’intero polmone, invitandoli a concentrarsi su ogni respiro e facendo in modo che sia inspirazione che espirazione siano totalmente efficaci, con l’obiettivo di avere un maggiore controllo su tutto l’atto respiratorio.

Durante il canto si è portati ad utilizzare l’intero polmone, facendo grandi respiri costanti e mantenendo basso il diaframma in quella che viene definita una “respirazione orizzontale o costo-diaframmatica”.

Un corretto respiro orizzontale prevede, infatti, la capacità di immettere nei polmoni una gran quantità di aria facendo attenzione a non gonfiare troppo la cassa toracica e senza alzare le spalle. L’aria inspirata viene spinta verso l’addome e va quindi ad ossigenare completamente anche la parte bassa dei polmoni.

Si dice che per valutare l’efficacia di questo tipo di respiro basti provare ad emettere l'aria sulla fiamma di una candela. Se si osserveranno un flusso e una direzione della fiamma costante allora l’esercizio sarà stato eseguito correttamente.

Cantare permette inoltre di bilanciare la quantità di aria inspirata ed espirata dai polmoni. Non bisogna essere dei bravi cantanti, ma solo avere tanta voglia di migliorare sé stessi. È bene, infatti, iniziare con canzoni lente in modo da poter capire come gestire i propri respiri e come massimizzare la quantità di aria inalata. Una volta rafforzato il diaframma si potrà poi passare a canzoni sempre più veloci e ritmate, provando ad inalare sempre la stessa quantità di aria ma in un lasso di tempo più breve.

Il canto non solo promuove l’attività respiratoria, ma aumenta anche il rilascio di alcune importanti sostanze come endorfine ed ossitocina, che rivestono un ruolo fondamentale nel ridurre sensazioni di ansia o stress, in particolare durante le attività sociali.

Frequentemente queste persone si trovano per l’appunto a sperimentare periodi più o meno lunghi di depressione in particolare dopo la diagnosi. Questo migliora la qualità di vita dei pazienti, con effetti positivi anche sulla loro psiche.

In questo contesto grande importanza è attribuita anche ai gruppi di canto, perché permettono di sentirsi parte di una comunità con cui condividere esperienze ed emozioni.

La cantoterapia ha interessato negli ultimi anni sempre più ricercatori. Alcuni ospedali hanno istituito regolari corsi di cantoterapia per i loro pazienti, come avviene presso il Guy’s and St Thomas’ Foundation Trust di Londra.

Mentre l'università svedese di Goteborg ha condotto uno studio che ha dimostrato gli effetti positivi del canto non solo sul sistema respiratorio, ma anche su quello cardiaco. Lo studio ha infatti provato che i battiti cardiaci dei coristi si sincronizzano durante il canto di gruppo.

  • Articolo a cura di Marisa BrancaccioInfermiera

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