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Editoriale

Due euro brutti

di Giordano Cotichelli

Parlare della coniazione di due euro, con tutti i problemi che ci sono, è sicuramente poco importante. E lo è ancor meno polemizzarci sopra, ciononostante la simbologia nella moneta commemorativa delle professioni sanitarie può avere la capacità di dirci molto di come continui ad essere considerato in Italia il mondo sanitario, le sue professioni, le sue categorizzazioni lungo una prospettiva che lasci intravedere cambiamenti futuri o vecchie riproposizioni del passato. La moneta da due euro commemorativa delle professioni sanitarie nella sostanza, più che trasmettere un ringraziamento ed un riconoscimento, proietta in tre milioni di esemplari - che saranno visti e rivisti milioni di volte - una concezione vecchia e desueta della sanità italiana e della stessa società.

Considerazioni troppo cattive? Possibile

Il bozzetto della moneta da 2 euro commemorativa delle Professioni sanitarie

La notizia dei due euro commemorativi delle professioni sanitarie è rimbalzata un po’ su tutti i media. In larga parte i toni hanno mostrato apprezzamento per la scelta governativa fatta con decreto in data 2 dicembre.

Alcune sottolineature sono ad ogni modo necessarie, per non rimanere invischiati - come sanitari - nell’autocelebrazione tout court.

Gli elementi decorativi riportati sulla moneta sono ben descritti dall’articolo 2 del citato decreto, che recita: al centro, un uomo e una donna in abbigliamento sanitario, con mascherine, stetoscopio e cartellina medica, rappresentativi dei medici e degli infermieri impegnati in prima linea nella lotta contro il Covid-19. In alto, la scritta «GRAZIE» suggellata, a destra, dal profilo di un cuore; a sinistra, raffigurazione della croce medica.

Per poter rappresentare le professioni sanitarie, tutte, impegnate nella lotta contro la pandemia, si è scelto dunque di riprodurre le due più numerose: medici ed infermieri, non rendendo in questo merito sia alla specificità delle tante altre professioni sanitarie, sia alla globalità del contributo apportato da tutti coloro “non sanitari” che hanno concorso – e continuano a farlo – per superare le difficoltà ancora presenti.

Qualcuno potrà obiettare che si sono scelti medici ed infermieri come figure fra le più significative, ma è una rozza forzatura di una sintesi che poteva essere fatta con la generica simbologia di due – o più - lavoratori con addosso una mascherina e indumenti sanitari di più comune uso, rispetto al camice indossato dai due soggetti i quali somigliano, nei fatti, a due medici.

Inoltre, uno è posto in primo piano – l’uomo – mentre l’altra risulta un po’ più defilata, a definire così una sorta di iconografia fatta di gerarchie spaziali e professionali da rispettare

Il quadro s’imbruttisce un po’ di più se si prendono poi in considerazione gli oggetti riprodotti. Inutile dilungarsi sul tanto abusato fonendoscopio per effigiare gli infermieri e la cartellina per i medici, ma altri elementi sottolineati nell’art. 2 del decreto meritano una certa attenzione.

In particolare, quello presente a sinistra del gruppo, e descritto come “croce medica” – che nella realtà non esiste – mentre non è altro che il simbolo della Croce Rossa, icona che di per sé non può essere considerata omnicomprensiva delle professioni di aiuto, al pari del significato, ad esempio, che invece assumono il famoso Bastone di Asclepio e il Caduceo di Mercurio.

Il primo presente nei due euro commemorativi (2018) dell’anniversario della nascita del Ministero della Sanità (1958) e l’altro posto quale simbolo internazionale dell’OMS. Per non parlare poi della Stella della vita, stilizzazione moderna del citato Bastone di Asclepio, simbolo internazionale del soccorso, e comprensivo di ogni forma di associazionismo laico o religioso coinvolto.

È bene fermarsi un attimo

Parlare della coniazione di due euro, con tutti i problemi che ci sono, è sicuramente poco importante. E lo è ancor meno polemizzarci sopra, ciononostante la simbologia nella moneta commemorativa può avere la capacità di dirci molto di come continui ad essere considerato in Italia il mondo sanitario, le sue professioni, le sue categorizzazioni lungo una prospettiva che lasci intravedere cambiamenti futuri o vecchie riproposizioni del passato.

La rappresentazione fatta dei sanitari è caduta nella schematizzazione classica, gerarchica e di genere, che ancora condiziona la cultura (e non solo) in questo paese. L’uomo, maschio e dirigente, buon padre di famiglia (che quando ammazza una donna lo fa… per il troppo amore) e la donna, madre e industriosa (che quando viene stuprata in fondo in fondo…)

In pratica la famiglia italiana, che piace tanto ai soliti chiacchieroni perché composta da una mamma e da un papà, con ruoli ben precisi, intenti a prendersi cura del proprio figlio che, sul piano sanitario diventa l’utente/consumatore portatore di un bisogno di salute. Esagerazioni? La diade medico-infermiera stigmatizzante le professioni di cura da anni è stata sottolineata da decine e decine di studi sociologici.

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