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Ambulatori Infermieristici, intervista a Ivan Pierotti

di Domenica Servidio

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Gli Ambulatori Infermieristici sono in Italia ad appannaggio esclusivo dei colleghi dotati di P. IVA che decidono di mettersi in proprio per avviare un’attività assistenziale di tipo professionale. Tuttavia molte Aziende Sanitarie Locali stanno da qualche anno valorizzando il lavoro degli Infermieri e incentivando la nascita di strutture a totale nursing management. In questo servizio abbiamo ascoltato uno dei massimi esperti nel settore, Ivan Pierotti, che ci ha presentato il progetto “Ambulatori da incubo”. Scopriamo insieme di cosa si tratta.

La crescita degli Infermieri Liberi Professionisti e la diffusione degli Ambulatori Infermieristici rappresenta sempre più una realtà in fermento, oltre ad essere un importante nodo strategico del sistema delle cure primarie, perché fornisce risposte assistenziali adeguate nei confronti di eventi acuti e patologie cronico-degenerative.

Tali ambulatori prevedono inoltre la presa in carico del paziente attraverso la valutazione del bisogno di assistenza, l’uso di metodologie e strumenti di pianificazione per obiettivi, di adeguati strumenti informativi.

Ivan Pierotti

Approfondiamo la conoscenza e le caratteristiche di quest’importante realtà con Ivan Pierotti, responsabile dell’ambulatorio infermieristico di Salorno (Bz), intervistato da Nurse24.it qualche tempo fa.

Quanto è difficile la costituzione di un ambulatorio infermieristico?

Difficile sì. Ma non impossibile! Premettendo che la costituzione di ogni nuovo progetto presenta coefficienti di difficoltà medio alti e che l’ambulatorio infermieristico non fa eccezione, possiamo tuttavia affermare che il notevole impegno può essere dissipato attraverso espedienti ed accorgimenti differenti per arrivare ad ottenere lo stesso risultato in modo più rapido, meno dispendioso e più gratificante nell’immediato.

Tutto questo deve sempre e comunque rientrare in un contesto di totale trasparenza e legalità. Entrando più nello specifico, è importante fare, prima di tutto, una valutazione molto accurata del territorio in cui si vuole promuovere l’attività. Ci sono infatti contesti poco favorevoli mentre, in altri casi, si respira proprio l’esigenza. Tutto questo dipende da molteplici fattori che sono legati al territorio, alle esigenze della popolazione, all’economia della stessa, all’attività sanitaria pubblica ed alla sua capillarizzazione oltre alla qualità delle prestazioni offerte.

Ambulatori da incubo

Questo progetto era “salpato” nella mia mente diversi anni fa quando, durante un famoso programma televisivo, ho pensato che gli stessi problemi che ci sono nelle cucine di tutto il mondo, anche se di natura differente, si riscontrano negli ambulatori medici, odontoiatrici ed infermieristici.

Nasce così il progetto “Ambulatori da incubo” e la conseguenza naturale è stata quella di proporsi per risollevare le situazioni complesse e spesso disastrose in cui lavorano molti professionisti. Dopo aver discusso del progetto con altri colleghi, tutto ha iniziato a prender forma.

Il mio ruolo all’interno del progetto è quello di fare degli Start Up partendo da zero, oppure fare quello che ho imparato a fare meglio: osservare ciò che non funziona, creare una strategia vincente e modificare la gestione coinvolgendo, dove serve, varie figure professionali, stringendo accordi con ditte esterne, promuovendo iniziative specifiche nei confronti dei differenti target ai quali ci si rivolge.

In questo modo nascono vantaggi economici nuovi: diminuzione delle spese ed ottimizzazioni delle prestazioni fornite, in primis. Si crea lavoro, si offrono servizi alla popolazione, e si sviluppa un mercato completamente nuovo alla luce anche di una rivalutazione della professione infermieristica.

Quali sono gli obiettivi del progetto?

Gli obiettivi del progetto, sostanzialmente, sono:

  • creare quante più realtà di questo genere si possa immaginare e, una volta impostato il lavoro, trovare un/a infermiere/a che possa subentrare occupando il ruolo di gestione indipendente dell’attività;
  • andare a colmare tutte quelle lacune a cui il Sistema Sanitario Nazionale non riesce a far fronte, sia sulla base della attuale spending review (oltre all’accentramento dei nosocomi), sia sulla base delle nuove esigenze del cittadino, come ad esempio il notevole incremento delle richieste di prestazione dovute all’innalzamento della vita media, la crescita della popolazione e l’aumento dei servizi erogabili.

La legislazione che norma la realizzazione di un ambulatorio infermieristico

L’apertura dell’ambulatorio Infermieristico è regolata dall’art. 193 RD 27 luglio 1934 n. 1265, il quale prevede l’autorizzazione del Sindaco del Comune in cui l’ambulatorio avrà sede, basata sul parere del Consiglio Provinciale di Sanità.

Un modello della domanda per l’apertura di un ambulatorio è contenuta nel volume “Infermiere e Libera Professione” pubblicato a cura del Comitato Centrale dell’IPASVI.

Oltre alle procedure e agli adempimenti per l’apertura dell’ambulatorio, occorre ricordare la normativa nazionale nella quale troviamo i requisiti strutturali ed organizzativi essenziali.

Tra questi rientrano i requisiti edilizi (superficie minima, servizi igenici, etc), la dotazione strumentale (dal lettino ai presidi utili, sistemi di conservazione del materiale, sterilizzatrice, schedario, etc) e la gestione amministrativa (registro clienti, prescrizioni mediche se necessarie, bollettari fiscali, etc).

Dal punto di vista contrattuale ci sono diversi scenari possibili:

  • un infermiere libero professionista può decidere di aprire, da solo, un ambulatorio; in questo caso non si parla di contratti;
  • un infermiere può venire a lavorare in un ambulatorio attivato da noi: in questo caso il contratto è quello della libera professione dove si può prevedere un compenso orario o legato alle prestazioni effettuate;
  • un infermiere libero professionista può entrare in società con altri infermieri: in questo caso si modifica completamente l’oggetto sociale e le cose un po’ si complicano dal punto di vista fiscale, ma potrebbe valerne la pena.

Gli utenti come accedono all’ambulatorio? Prenotazione o accesso diretto?

In entrambi i modi! L’ambulatorio nel quale mi trovo ora è inserito all’interno di un contesto più ampio in cui sono presenti due Medici di Medicina Generale. Questo ci permette di occuparci delle necessità riscontrate dai medici stessi che ci inviano i pazienti, ma anche di tutti quelli che dal medico non passano.

Il grande vantaggio, in questo caso, è quello di avere un flusso di persone molto elevato così che la diffusione della notizia dell’attività ambulatoriale è esponenziale. In ogni caso è sempre l’infermiere a gestire gli appuntamenti, le prestazioni, la logistica e le varie modalità, anche per molti aspetti che concernono l’attività medica.

Qual è il potenziale dell’attività infermieristica sul territorio?

È una domanda alla quale non è semplice rispondere. La mia opinione è che il potenziale professionale degli ambulatori infermieristici abbia un decorso proporzionale all’importanza che l’infermiere ricopre sul territorio, in politica, all’interno del SSN e sul mercato economico.

Con questo voglio dire che è l’infermiere che si deve elevare per farsi rispettare. Se siamo noi i primi che non crediamo in quello che facciamo, come possono farlo gli altri? Si deve raggiungere la considerazione delle persone. Più si riesce a far capire quanto l’infermiere possa dare in termini assistenziali, educativi, terapeutici e riabilitativi, più l’attività ambulatoriale aumenterà il suo potenziale intrinseco.

Ad ogni modo, per cercare di dare una risposta meno evasiva posso dire che il potenziale varia in base a diversi fattori: geografici ed economici, innanzitutto. Ma, in ogni luogo, c’è sicuramente sempre più spazio per potersi inserire e poter fare un ottimo lavoro. La cosa importante è evitare salti nel vuoto come ad esempio improvvisare l’apertura di un ambulatorio senza aver studiato tutto nei minimi dettagli.

Consigli per aprire un Ambulatorio Infermieristico

Il primo consiglio è quello di credere nei propri sogni e nelle proprie idee. E non mollare mai, perché di difficoltà sicuramente se ne incontreranno.

Il consiglio pratico che posso lasciare è quello di appoggiarsi, almeno inizialmente, a qualcuno che possa offrire una base o l’esperienza maturata in questo settore. Questo per affrontare insieme un viaggio che può essere meraviglioso e tremendo al tempo stesso.

Poter condividere idee, progetti, esperienze, effettuare analisi di mercato e creare una rete di professionisti in grado di apportare, ognuno attraverso la sua disciplina ed il suo potenziale, un miglioramento ed un ampliamento del progetto.

Ritengo indispensabile la collaborazione con altri professionisti, ditte ed aziende esterne che possano trarne beneficio, ma che nello stesso tempo portino acqua al mulino poiché è lui che permette, in ultima analisi, la macina dei cereali. E quando si arriva a questo, ovvero essere in grado di far girare la ruota e si è importanti per la macina dei cereali altrui, tutto diventa più semplice, poiché si ha acquistato importanza, prestigio e dignità.

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