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L’OSS come aiuto alla famiglia e alla persona anziana

di Alessandro Cataldo

Gli Operatori Socio Sanitari possono lavorare con gli anziani anche a domicilio o seguirli privatamente nelle strutture di ricovero, in regime di dipendenza o con contratti di lavoro occasionale. Sono figure tecniche molto preparate e possono diventare dei caregiver senza eguali.

donna anziana e oss a domicilio

Un Operatore Socio Sanitario con un’assistita presso la sua abitazione.

L’OSS come care-giver a domicilio e in struttura

L’intervento assistenziale dell’OSS basa le sue fondamenta sul profilo dell’operatore socio sanitario (accordo Stato-Regioni 22/02/2001) che, attraverso le sue specifiche competenze, orienta la sua attività al benessere della persona e al suo ambiente di vita per valorizzare le capacità residue e per rafforzare l’autostima e l’autonomia degli individui che si trovano in una condizione di fragilità.

L’assistenza diretta agli individui predilige un approccio globale che considera la dimensione bio-psico-sociale, da ciò si evince che le competenze esercitate dall’OSS devono essere di tipo gestuale, organizzativo e relazionale, per permettere interventi pertinenti ai bisogni della persona che si differenziano per livelli di responsabilità e per aeree di autonomia in rapporto al livello di complessità dei pazienti, delle loro famiglie e dell’organizzazione.

Poiché alle fondamenta delle attività che svolge l’OSS è previsto il riconoscimento dei bisogni di base e di come questi debbano essere identificati e supportati nel caso vi siano carenze determinate dall’insorgenza della malattia, o dall’incedere dell’età, occorre che l’operatore applichi una metodologia di lavoro rigorosa che gli permetta di consentire all’assistito di attivare, mantenere, potenziare e valorizzare le proprie risorse.

Attualmente ci troviamo di fronte a cambiamenti sociali, politici, ambientali e demografici che lasciano intravedere una società in transizione, dove le persone possono traguardare venerande età fino a poco tempo fa insperate; questo accade grazie a condizioni di vita migliori per la maggior parte dei cittadini attraverso la diffusione dell’alfabetizzazione, l’accessibilità al cibo, ai farmaci, ai servizi, allo sviluppo tecnologico e scientifico e all’informatizzazione.

Questa trasformazione ha portato con sé anche l’insorgenza di malattie a carattere cronico degenerativo caratteristiche dell’invecchiamento, che richiedono interventi sociali, sanitari ed economici di cui le famiglie, i pazienti, le organizzazioni, le istituzioni e tutta la comunità devono farsi carico.

OSS e gli anziani

L’assistenza agli anziani deve tenere conto dei cambiamenti che le persone si trovano ad attraversare, il decadimento fisico naturale, la presenza di comorbilità, la riduzione della capacità di recupero dell’integrità aggravata dalla presenza disabilità e il peggioramento dello stato cognitivo incidono sull’equilibrio, sulla qualità di vita della persona e della sua famiglia.

Risulta chiaro che per assistere una persona anziana occorre richiamare i concetti di complessità e cronicità. Entrambe queste due condizioni richiedono la programmazione di percorsi di cura che coinvolgano i servizi e le diverse professionalità che caratterizzano la rete assistenziale e garantiscano una continuità assistenziale strutturata.

L’approccio all’anziano quindi va inteso in una logica multidisciplinare e multidimensionale, le professionalità che entrano in gioco devono agire in sinergia per mantenere/recuperare l’autonomia della persona anziana, favorendo la sua partecipazione al progetto di cura e garantendo una individualizzazione dell’assistenza.

La perdita di autonomia da parte di una persona anziana incide sulla famiglia e la fragilità che ne deriva coinvolge tutto il nucleo famigliare, determina la ridefinizione di priorità, ruoli e necessità. Infatti non sempre la famiglia ha la possibilità di sostenere il proprio caro mantenendolo nel nucleo famigliare e questo può generare frustrazione, sensi di colpa, sconforto e delusione che vanno ad aggravare la situazione.

Nel percorso assistenziale che porta l’Operatore Socio Sanitario a contatto con la persona anziana e con la sua famiglia è possibile assistere al processo di rielaborazione dell’assetto familiare; in questo caso il ruolo dell’OSS è fondamentale in quanto la famiglia diventa protagonista, insieme alla persona assistita, delle decisioni assistenziali, ma anche soggetto di interventi assistenziali.

Saranno proprio la sensibilità e le competenze relazionali che l’OSS metterà in campo a permettere di riconquistare gradualmente l’equilibrio perso.

Le condizioni che incidono sulle persone anziane e che determinano l’insorgenza di problematiche riguardano, ad esempio, il mantenimento di uno stato nutrizionale adeguato. Sono molti i fattori che possono incidere ed influenzare la nutrizione dell’anziano, fra i quali:

  • inappetenza;
  • presenza di nausea;
  • alterazioni al cavo orale;
  • protesi dentali;
  • disfagia;
  • assunzione di farmaci;
  • deficit di forza.

L’intervento assistenziale dell’OSS per quanto riguarda la funzione di nutrizione è quello di promuovere un’accurata e bilanciata alimentazione verificando che vengano assunti tutti i principi nutritivi necessari; egli dovrà garantire un confort e una predisposizione ambientale che permettano alla persona di consumare il pasto con tempi adeguati alla sua condizione, coinvolgendo famigliari o amici per promuovere la socializzazione.

Particolare cura deve essere riservata alla postura assunta dalla persona durante e dopo il pasto, così come all’igiene del cavo orale; nel promuovere questo bisogno di base l’OSS indagherà sulle preferenze e abitudini alimentari della persona, compatibilmente con le sue condizioni di salute.

Al termine del pasto occorre che vengano registrare le eventuali alterazioni riscontate come: il rifiuto del cibo, la difficoltà alla deglutizione, la presenza di lesioni, le variazioni di peso, ecc.

L’OSS provvederà a riferire e a condividere i cambiamenti osservati con l’équipe assistenziale per permettere all’infermiere di apportare modifiche al piano di assistenza.

Anche il mantenimento di un bilancio idroelettrolitico è di fondamentale importanza nella persona anziana, per garantire adeguati processi digestivi di assorbimento, di trasporto e utilizzo dei nutrienti oltre che per l’eliminazione delle scorie metaboliche.

Le persone anziane spesso sono suscettibili alla distrazione, poiché vi è una riduzione della massa muscolare che contiene una buona percentuale dell’acqua corporea; lo stimolo della sete si riduce e se a questo si associa la presenza di una malattia o l’assunzione di farmaci come i diuretici, è facile incorrere in uno squilibrio di liquidi in entrata ed in uscita.

La persona anziana potrà presentarsi con secchezza delle mucose e della cute, segni che possono evolvere in lesioni; potrebbe anche verificarsi un senso di affaticamento con conseguente riduzione della deambulazione per deficit di forza, unitamente a complicanze come nausea, disturbi del ritmo cardiaco, riduzione dell’attenzione, disorientamento.

Le prestazioni assistenziali dell’OSS saranno rivolte al riconoscimento delle principali alterazioni e mirate a garantire l’assunzione dei liquidi nel corso della giornata attraverso interventi educativi.

Occorrerà incoraggiare e spiegare all’anziano l’importanza di assumere liquidi, valutando il livello di autonomia e non trascurando mai di ricercare l’eventuale presenza di disfagia ai liquidi.

L’OSS dovrà programmare l’assunzione dei liquidi ad intervalli regolari verificandone l’effettiva consumazione, tenendo in considerazione le preferenze della persona e offrendo alternative, ove non controindicato (succhi di frutta, tisane, te, infusi, ecc.).

Anche la dieta dovrà essere personalizzata in modo da comprendere al suo interno zuppe, minestre, verdura e frutta. L’OSS dovrà considerare di coinvolgere i famigliari nel far assumere i liquidi all’assistito, spiegando come un’adeguata idratazione possa prevenire: lesioni da pressione, stipsi, infezioni delle vie urinarie, patologie cardiache, ipotensione, difficoltà cognitive.

Un’altra condizione che determina la comparsa di problemi clinici ed emotivi nell’anziano sono le cadute. Le cadute nell’anziano rappresentano una causa prevalente di ricorso al pronto soccorso, cosa che aumenta la suscettibilità della persona anziana e ne compromette la salute. Spesso questi eventi si evolvono in fratture che richiedono ospedalizzazione, la riabilitazione e, a volte, l’istituzionalizzane presso una RSA.

Questa catena di eventi può mandare in crisi il sistema familiare e portare l’anziano ad un esito nefasto. Gli interventi che l’OSS dovrà garantire in queste circostanze saranno mirati ad individuare i fattori di rischio di caduta, come:

  • deficit visivi;
  • declino cognitivo; 
  • depressione e isolamento che alcune malattie come il morbo di Alzheimer e il morbo di Parkinson provocano;
  • stati di stanchezza/affaticamento; 
  • incontinenza urinaria e/o fecale; 
  • ostacoli ambientali; 
  • utilizzo improprio di mezzi di contenzione.

L’OSS, attraverso l’utilizzo delle scale di valutazione, potrà identificare precocemente le persone a rischio di caduta; in ogni caso, il primo intervento consiste sempre nell’osservazione diretta del paziente e nell’indagare come esso si muove, se ha un’andatura fluida o incerta, se ha stabilità nel passaggio da una posizione seduta a eretta, ecc.

  • mantenere una adeguata attività fisica per migliore e potenziare la forza e l’equilibrio; 
  • eliminare gli ostacoli ambientali; 
  • segnalare eventuali pavimenti sconnessi o il non funzionamento di mezzi trasferimento; 
  • posizionare il letto al più basso livello possibile per facilitare la mobilizzazione della persona; consigliare abiti comodi e calzature chiuse, comode e traspiranti; 
  • concordare con l’assistito la presenza di un’illuminazione vicina al letto e istruirla sull’utilizzo del campanello di chiamata; 
  • assistere la persona nell’espletamento dei bisogni fisiologici e delle cure igieniche cercando di mantenere il più alto possibile il livello di autonomia residua.

Un'altra considerazione che occorre fare quando si considera l’anziano ospedalizzato o istituzionalizzato è quella circa la contenzione. La pratica della contenzione rivolta agli anziani è piuttosto diffusa, in particolare nei reparti di terapia intensiva e nelle strutture mediche.

I principali motivi dell’impiego della contenzione sono: 

  • disorientamento; 
  • agitazione; 
  • aggressività; 
  • disturbi dell’equilibrio.

La ragione che muove gli operatori a ricorrere ai mezzi di contenzione è quella di garantire la sicurezza della persona prevenendo vagabondaggio e comportamenti inopportuni, tuttavia gli studi evidenziano che contenere la persona non riduce il rischio di cadute né i tempi di assistenza, anzi può provocare lesioni agli arti, agli organi ed è fortemente lesiva per la dignità e libertà dell’essere umano, nonché difficilmente sostenibile dal punto di vista etico e legale; il Codice Penale, ad esempio, recita: chiunque privi taluno della libertà personale è punito con la reclusione da sei mesi a otto anni (art. 605, 610).

L’OSS dovrà essere a conoscenza dei rischi a cui la persona anziana potrà andare incontro in caso di contenzione, sugli interventi alternativi da proporre, sull’utilizzo corretto degli strumenti. In particolare l’OSS dovrà interrogarsi sul perché la persona è agitata: ha dolore? Ha paura? Ha bisogno di qualcosa che non riesce a comunicarci?

Sarà altresì importante promuovere la vicinanza dei famigliari a sostegno della persona anziana per ridurre l’ansia, l’agitazione e/o l’aggressività generata dalla situazione che la persona sta vivendo.

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