Studenti Infermieri

Mobbing, la mia battaglia finita davanti al Garante degli studi

di Paola Botte

Quando sei alla soglia della maggiore età sai che a breve la tua vita cambierà: entrerai nel mondo degli "adulti", potrai votare, prendere la patente, ritornare a casa più tardi e sentirti un po' più libero. Quello che non immagini è che purtroppo a volte il mondo degli "adulti" tanto bello non è.

Carola e la sua esperienza di mobbing all’università

Carola ha superato la grande difficoltà del mobbing al Corso di Laurea in Infermieristica

Quando sei giovane e hai diciassette anni, i tuoi unici pensieri sono uscire con gli amici o il fidanzato, praticare qualche hobby e finire il liceo. Magari inizi a pensare un po' più seriamente all'università, a cosa ti piacerebbe studiare e diventare da grande.

Quando sei alla soglia della maggiore età sai che a breve la tua vita cambierà: entrerai nel mondo degli "adulti", potrai votare, prendere la patente, ritornare a casa più tardi e sentirti un po' più libero. Quello che non immagini è che purtroppo a volte il mondo degli "adulti" tanto bello non è.

Che troppo spesso c'è qualche "adulto" che si diverte a scaricare sugli altri, spesso sui giovani, le proprie sconfitte.

Carola, contro questi adulti, ci ha più volte sbattuto la faccia; prima contro la sua famiglia considerata dai servizi sociali non idonea ad occuparsi di lei e poi al corso di laurea in infermieristica, dove una sfida tra tutor e studenti è finita di fronte al Garante degli studi per un probabile caso di mobbing.

Quando hanno stabilito che mia madre e mio padre non erano più idonei a prendersi cura di me, avevo diciassette anni. Ero in una fase molto particolare della mia vita, perché stavo già pensando di iscrivermi al corso di laurea in infermieristica. - racconta Carola - Il fatto di dover lasciare le quattro mura domestiche per finire in comunità, ha scombussolato i miei piani. Fortunatamente una famiglia ha deciso di aiutarmi negli studi e così ho potuto iniziare il mio lungo viaggio universitario. A differenza di chi è mantenuto agli studi dai propri genitori, io ho sentito dentro di me un peso maggiore, una responsabilità più grande. Perché quegli "estranei" avevano investito su di me, offrendomi una grossa opportunità e non potevo di certo deluderli.

Quindi la ragazza, con tutto l'impegno possibile, si dedica giorno e notte agli studi. Sin da subito però Carola non nega di avere avuto qualche difficoltà a comprendere a pieno i piani di assistenza infermieristica (PAI), perché ogni tutor li spiegava in modo diverso, senza seguire una linea guida.

A complicare le cose c'era poi un forte astio tra il tutor dell'università e il tutor di tirocinio, che per farsi i dispetti mi facevano rifare più volte i lavori. Quando ho presentato il PAI del primo tirocinio praticato in chirurgia generale, ho parlato di un'occlusione intestinale e ho fatto un esame che è durato più di un'ora. Viste le mie lacune nella cura di sé mi hanno proposto diciotto sollecitandomi a non accettare e rifare l'esame. Io invece ho accettato lo stesso, perché non intendevo perdere tempo, sapendo comunque di avere altri voti alti.

Da quel momento i tutor mi hanno presa di mira. Il secondo anno è stato terribile. Su sei appelli sono stata bocciata in tutti

A Carola non resta che frequentare il secondo anno da ripetente e provare a superare l'esame di tirocinio. Quando presenta il PAI, il suo tutor le chiede di valutare lei stessa il suo lavoro e di dare prima l'esame di clinica con trenta e poi provare a superare l'esame di tirocinio.

Fino a febbraio dell'anno successivo, la giovane non riesce a superare l'esame e trova sul test scritto delle correzioni a matita che teoricamente non andrebbe usata. Carola chiede spiegazioni ai tutor senza ricevere nessuna risposta.

A quel punto lo stesso tutor le dispensa un altro consiglio, suggerendole di chiedere al coordinatore di cambiare tutor. Carola, sapendo che il giudizio del tutor universitario ha più valore - il 60% in più rispetto al tutor clinico - sulla votazione dell'esame, decide di seguire il suo consiglio sperando di trovare un tutor più disponibile.

Nel frattempo supera l'esame di clinica con diciotto e prepara il suo ennesimo PAI, che a quanto pare anche il nuovo tutor non apprezza.

Consapevole di avere già dato tanto, di avere perso molto tempo e salute, visto che ho avuto anche episodi di depressione e sono caduta nel baratro dell'anoressia, ho deciso di cambiare sede universitaria. Mi sono iscritta al secondo anno all'università di Busto Arsizio e grazie a metodi d'insegnamento e valutazione completamente diversi, l'adozione del modello delle prestazioni infermieristiche della Cantarelli, che ritengo più chiaro, ho superato brillantemente secondo e terzo anno, laureandomi a novembre del 2006, dice soddisfatta Carola.

La sua battaglia contro i tutor dell'ex università non si è conclusa. La giovane infermiera è finita davanti alla commissione del Garante degli studi, che sta svolgendo delle indagini. Carola spera che grazie alla sua determinazione nessun altro debba subire quello che ha subito lei, che la sua denuncia funga da deterrente per chi ha come unico obiettivo nella vita rovinare quella degli altri.

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