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Viaggi: conciliare vacanza e cultura a Barcellona

di Sara Di Santo

I viaggi di studio, anche quelli autofinanziati, rappresentano da sempre un momento importante di confronto e di crescita professionale per chi li sa ben sfruttare. In questo servizio vi proponiamo una visita mirata in uno dei centri ospedalieri più affascinanti di Barcellona (Spagna): si tratta del “Santa Creu i Sant Pau”.

Trovarsi a Barcellona e visitare l’Ospedale Santa Creu i Sant Pau

Ospedale Santa Creu i Sant Pau di Barcellona

L’ospedale Santa Creu i Sant Pau di Barcellona

L’idea del viaggio come esperienza di vita e di conoscenza è tipica del mondo moderno e lo è soprattutto fra i ragazzi e fra chi, non più ragazzo all’anagrafe, non si cura dell’età nella quale ha deciso di essere giovane e sente forte la voglia di scoprire bellezze sempre nuove.

Barcellona è il capoluogo della Catalogna, la comunità autonoma della parte nord-orientale della penisola iberica, ed è la seconda città della Spagna per numero di abitanti dopo Madrid.

Vera e propria capitale del turismo, Barcellona conta numerosissime attrazioni culturali (possiede ben 8 punti di interesse dichiarati dall’Unesco patrimoni dell’umanità, tra i quali ricordiamo la facciata della Natività e cripta della Sagrada Famìlia e Casa Battló) e di interesse prettamente turistico, come le Ramblas, cinque viali alberati distinti l’uno dall’altro per nome e per storia che, fra negozi, botteghe, artisti di strada e ristoranti, dal centro città conducono all’area del porto.

Le bellissime e ben attrezzate spiagge di Barcellona costituiscono una delle principali attrattive della città; vicine e ben collegate al centro storico, soddisfano sia chi ama rilassarsi con tutte le comodità del caso, sia chi non può fare a meno di praticare sport grazie alle numerose postazioni attrezzate.

Passeggiare per Barcellona significa respirare a pieni polmoni la storia dei popoli (per Barcellona sono passati, tra gli altri, Romani, Visigoti, Mori e Franchi) e la storia dell’arte (spiccano, insieme alle altre, le opere architettoniche del famosissimo Antoni Gaudí, massimo esponente del modernismo catalano, una delle più grandi raccolte di opere di arte romanica del mondo conservata nel Museo nazionale dell’arte catalana e le opere del pittore maiorchino Joan Miró).

Scopo del viaggiare è disciplinare l’immaginazione per mezzo della realtà e, invece di pensare come potrebbero essere le cose, vedere come sono in realtà (Samuel Johnson)

Uno studente infermiere che si trova in vacanza a Barcellona potrebbe aver voglia di conoscere anche qualcosa che appartenga alla sfera della professione che andrà ad esercitare; ecco che, dopo una giornata di mare, dopo una passeggiata per le Ramblas e un assaggio di qualche prelibatezza a base di pesce, potrebbe scegliere di visitare l’ospedale Santa Creu i Sant Pau, nel distretto Guinardò della città.

Una delle meraviglie di Barcellona, che dal 1997 è riconosciuta come patrimonio dell’umanità dall’Unesco, l’ospedale Santa Creu i Sant Pau oggi non ospita più alcun tipo di prestazione medico-assistenziale (l’attività sanitaria è stata spostata a poche centinaia di metri dalla vecchia struttura; la nuova Fundació Puigvert, ad esempio, rappresenta un’eccellenza nel campo della nefrologia, dell’urologia e dell’andrologia), ma è un vero e proprio museo aperto al pubblico, al cui interno trovano sede centri di cultura e ricerca di alcune istituzioni e fondazioni internazionali.

L’ospedale vide la luce per la prima volta nel lontano 1401 quando, con il nome di Santa Creu, rappresentò la fusione dei sei ospedali presenti a quel tempo sul territorio barcellonese.

L’esponenziale crescita demografica che si verificò nei secoli successivi rese pressante il bisogno di una struttura ospedaliera più grande e fu grazie al lascito testamentario di un ricco banchiere che Santa Creu tra il 1901 e il 1902 vide partire i lavori di ampliamento e divenne Santa Creu i Sant Pau (per volere dello stesso banchiere, devoto a San Paolo).

Del progetto se ne occupò l’architetto Luis Domènech i Montaner che, ispirandosi ai migliori ospedali europei di quel tempo, ebbe l’idea di creare una cittadella con giardino al fine di offrire ai pazienti un ricambio d’aria e una luce naturale che potessero garantire la massima salubrità dell’ambiente: un’intuizione brillante e coscienziosa, considerando l’epoca storica nella quale è stata maturata.

Domènech i Montaner, insieme ad Antoni Gaudì e Josep Puig y Cadafalch, è un esponente del modernismo catalano, stile artistico che nacque tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX e che, sulla scia del fenomeno di stampo europeo dell’Art Nouveau, rappresentò da un lato il tentativo di recupero di motivi ed elementi culturali della tradizione catalana attraverso nuove forme architettoniche e, dall’altro, un vero e proprio motore propulsivo di quella Renaixença che volle contrapporre il respiro di rinnovamento culturale, letterario e politico catalano all’immobilismo del resto della Spagna.

Anche agli occhi dei meno esperti, colpisce la bellezza della struttura data dal connubio di mattoni color rosso chiaro, pietra arenaria e ceramica catalana che donano un cromatismo dinamico e ricercato, così come ricercate sono le raffigurazioni allegoriche disseminate per l’intera struttura.

Un gioiello dell’architettura, dunque, ma di un’architettura organizzata nell’interesse del malato; sicuramente interessante da visitare, soprattutto se si è proiettati al to care infermieristico che, come intuì la stessa Florence Nightingale, vede nella salubrità dell’ambiente una componente essenziale dell’assistenza al paziente.

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