Studenti

Le biblioteche universitarie e i prestiti librari

di Ilaria Campagna

Avere una biblioteca universitaria ben fornita e un prestito librario veloce ed accessibile spesso aiuta lo studente non solo a studiare meglio, ma anche a risparmiare denaro. I volumi sono sempre più costosi e non tutti si possono permettere di acquistare i testi che serviranno per gli esami in scadenza e per tutto il percorso di studi. Ecco che le biblioteche sono una preziosissima risorsa.

bliblioteche

Una biblioteca universitaria: deve essere a disposizione di tutti gli interessati, che, a loro volta, devono rispettare le regole di lettura e quelle legate al prestito librario.

Biblioteche, luoghi barbosi per alcuni, misteriose e affascinanti per i più, costituiscono, indipendentemente dalla loro tipologia di realtà pubbliche, universitarie, statali o altro, un complesso mosaico di tasselli talvolta preziosi ed efficienti, talvolta insoddisfacenti o del tutto assenti.

Difficili da categorizzare, a causa della quasi totale mancanza di dati omogenei e attendibili in merito; in Italia nessun ente è stato individuato come preposto a tale compito con il risultato che neanche una ripartizione delle competenze tra diversi enti sia di così facile individuazione.

Nonostante si parli da anni di una legge quadro sulle biblioteche, ad oggi nessun passo è stato mosso in tal senso, il che si traduce nella pratica con una frammentazione delle biblioteche su territorio nazionale, in cui ciascuna ha proprie normative, finalità, risorse, enti di riferimento ecc.

La storia non cambia scendendo nel particolare, prendendo in esame quella tipologia di biblioteca che un ruolo tanto importante ha nella formazione dei professionisti di oggi e di domani, ovvero la biblioteca universitaria.

Inizialmente l’idea che prese piede fu quella basata sul modello anglo-americano, che ruotando attorno alla convinzione dell’università intesa come una realtà costruita attorno alla biblioteca stessa, prevedeva una stretta collaborazione tra le biblioteche afferenti allo stesso Ateneo.

Questo modello, però, si è ben presto scontrato con la parcellizzazione di centri e servizi bibliotecari, riflesso di un’antecedente frammentazione nella nascita e nello sviluppo degli atenei stessi.

Inizialmente divise in biblioteche delle università afferenti al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR), che attraverso i rispettivi atenei godevano di notevole autonomia, erano nettamente distinte dalle biblioteche cosiddette universitarie, afferenti invece al Ministero per i beni e le attività culturali, per le quali, invece, il legame con i rispettivi Atenei sembrava dover essere poco più di un pallido ricordo.

La loro storia è ben documentata a partire dal 1961, anno prima del quale, sia che fossero di facoltà, dipartimento, istituto, laboratorio o centro di ricerca, nel complesso non avevano certamente goduto di ampia menzione.

In passato, il gap esistente tra le biblioteche presenti negli atenei e le reali necessità dell’utenza fece sì che molti provvedessero autonomamente a procurarsi i volumi necessari e ciò era maggiormente vero per l’ambito scientifico, dove erano le librerie di settore presenti nei relativi istituti a fungere da preziose risorse di informazioni; saranno proprio queste biblioteche di settore a dare poi i natali alle biblioteche delle università così come le conosciamo oggi.

Un timido, ma tenace sforzo nel cercare di fare di questo mosaico un sistema integrato è individuabile nel Servizio Bibliotecario Nazionale, che collega biblioteche statali, di enti locali, universitarie e private operanti nei diversi settori, raggruppandole in poli locali e garantendo un catalogo collettivo del patrimonio posseduto dalle strutture aderenti allo stesso.

Viviamo ormai in una società cosiddetta dell’informazione, in cui la condivisione e l’integrazione delle risorse informative è di fondamentale importanza e uno strumento essenziale affinché studenti, ricercatori, docenti e istituzioni possano far conoscere a tutti la letteratura esistente nei più svariati campi è il Servizio Bibliotecario Nazionale, rete delle biblioteche italiane promossa dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo in cooperazione con le Regioni e le Università e coordinata dall’Istituto centrale per il catalogo unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche.

Nato in seguito ad una conferenza nazionale delle biblioteche italiane nei lontani anni ‘80 per volere di Angela Vinay, nota bibliotecaria italiana, il progetto aveva come obiettivo il superamento della frammentazione dell’intero complesso delle strutture bibliotecarie italiane e venne presentato in occasione del 30° congresso dell’Associazione italiana biblioteche.

Le biblioteche universitarie

Stimabili oggi in circa 2.200 esemplari, frammentate spesso in una miriade di piccole biblioteche interne ai singoli dipartimenti, sono fra le più dotate dal punto di vista finanziario e si propongono di fornire supporto alla didattica e alla ricerca mediante il reperimento di materiale innovativo e specializzato, anche straniero.

Punti di raccolta di milioni di libri, frutto di anni ed anni di storia, sono caratterizzate spesso da difficoltà di accesso a causa di orari limitati e personale ridotto all’osso, rischiando di essere abbandonate all’incuria e allo scorrere del tempo.

Nessuna biblioteca è un’isola a sé stante, pertanto nessuna è in grado da sola di fornire tutti i servizi oggi richiesti dagli utenti; inoltre, da un'evidente disparità tra atenei è nata la necessità di avviare progetti di miglioramento e ammodernamento dei servizi costituendo commissioni di ateneo per le biblioteche e successivamente i sistemi bibliotecari di ateneo.

Insiemi di strutture cui compete la gestione del patrimonio bibliotecario dell’ateneo e l’accesso alle informazioni documentali e aventi come obiettivo la creazione di un sistema unitario per la gestione e lo sviluppo dei servizi in questione, trovano il loro fulcro nel riconoscimento della centralità dell’utente per il quale ci si impegna ad operare secondo principi di accoglienza, ascolto, partecipazione e qualità.

Qualità, dunque, perseguita attraverso la creazione (nel 2000) di uno strumento quasi unico nel panorama italiano della pubblica amministrazione: il Gruppo Inter-universitario per il Monitoraggio dei Sistemi bibliotecari di Ateneo (GIM), finalizzato all’individuazione di metodologie comuni atte a misurarne e valutarne le performance.

Tra le prime biblioteche in Italia a fornire l’accesso a internet, a rendere disponibili online i propri cataloghi e a garantire specialmente in ambito scientifico la cosiddetta emeroteca (una sezione dedicata a giornali, riviste e periodici), quelle universitarie garantiscono un servizio di prestito librario, anche inter-bibliotecario; diversi sono però i regolamenti di accesso alle stesse nonché ai servizi disponibili, che variano a seconda dell’ateneo.

In linea generale possono essere chiesti in prestito tutti quei volumi che recano nel catalogo lo status “prestabile”; al contrario sono esclusi dal prestito tutti quei volumi considerati di pregio, enciclopedie, periodici, dizionari, fonti e opere di riferimento per le diverse aree disciplinari o adottate per gli insegnamenti, volumi in folio, tesi, materiale audiovisivo e multimediale, edizioni nazionali di classici, opere pubblicate prima del 1950 e tutto quel materiale che la biblioteca ritiene possa essere più opportuno consultare in sede.

Possono accedere al servizio di prestito coloro che non abbiano sanzioni in corso presso la biblioteca cui la richiesta è inoltrata, in genere studenti regolarmente iscritti, docenti, ricercatori, dottorandi, assegnisti, collaboratori, che svolgono un’attività anche temporanea all’interno dell’ateneo; cultori della materia, personale tecnico-amministrativo e bibliotecario, semplicemente presentando il proprio tesserino/libretto universitario o inserendo il proprio numero di matricola in appositi moduli di iscrizione. Tutt’altra storia per gli esterni, che in alcuni atenei sono ammessi per la sola consultazione in loco dei volumi, tranne che per alcune eccezioni.

Per scopo di studio, ricerca o aggiornamento professionale possono infatti essere ammessi al prestito anche coloro che, pur non essendo interni all’ateneo, a vario titolo (es. studenti Erasmus) abbiano ricevuto specifico permesso temporaneo o tessera d’iscrizione rilasciati dalla singola biblioteca, personale collocato a riposo e in alcune università anche appartenenti a istituzioni culturali o scientifiche in convenzione con la stessa, associazioni di laureati presso l’ateneo o in generale ex studenti che abbiano precedentemente conseguito la laurea in un periodo di tempo che vada dai 18 mesi ad un massimo di 3 anni.

Altra eccezione costituisce l’ammissione al prestito librario a domicilio in caso di possesso da parte dell’utente/richiedente di malleveria, ossia una garanzia firmata dal mallevadore (professore, alto funzionario ecc.).

Prestito che, se il servizio è presente nel relativo ateneo, è possibile richiedere anche online, dopo la consultazione del catalogo bibliotecario di ateneo. Una volta ottenuto, la durata del prestito generalmente varia da ateneo ad ateneo quando non anche da biblioteca a biblioteca e sicuramente in base alla tipologia del materiale richiesto; quantificabile in media in 20 o 30 giorni con possibilità di proroga di 10 o 15 giorni, richiedibile prima della scadenza laddove non vi fosse già prenotazione da parte di un altro utente, per un massimo di 2 volte per lo stesso volume.

Un ulteriore servizio è il prestito inter-sede, che permette di richiedere volumi presenti in altre biblioteche, italiane o estere; la richiesta in questione, possibile sulla base di accordi reciproci e solo rispetto a quanto concordato, deve essere effettuata dal rappresentate istituzionale del proprio corso di studi al responsabile della biblioteca in cui è presente il materiale in oggetto.

Variabile è anche il numero massimo di volumi richiedibili contemporaneamente, che oscilla tra i 2-3 fino ad un massimo di 4 o 5 per i laureandi, dietro dimostrazione della domanda di laurea, fino ai 10 o 20 per docenti, ricercatori o assegnisti.

È responsabilità dell’utente avere massima cura del materiale ricevuto e restituirlo secondo i termini di scadenza fissati dalla biblioteca; è proprio in virtù di questo rispetto e del fatto che in alcuni atenei il servizio può essere sospeso approssimativamente tra la metà di luglio e inizio settembre, che tutti i volumi presi in prestito debbono necessariamente essere restituiti entro il termine di chiusura dell’ateneo al fine di permettere al personale di biblioteca di provvedere alle opportune operazioni di inventario di cui presenterà apposita relazione al Prorettore alla Didattica e al Direttore generale.

A tal proposito le biblioteche forniscono un sistema di "promemoria" in prossimità della data di scadenza, ma superata la stessa, nonché altre 4 sollecitazioni come termine ultimo, la biblioteca avrà diritto ad avviare, secondo norme stabilite, un procedimento disciplinare.

In base all’eventuale ritardo accumulato nella restituzione, infatti, si può essere esclusi dal prestito per un periodo pari al ritardo accumulato quando non anche per tutta la durata dell’anno accademico, in caso il ritardo superi i 30 giorni ed eventualmente essere costretti a pagare anche una sanzione pecuniaria decisa dal singolo ateneo; condizione per essere riammessi al prestito, l’aver sanato la pregressa situazione di insolvenza.

In alcune biblioteche di ateneo, inoltre, gli studenti che rinunciano agli studi, presentano domanda di trasferimento, i laureandi, gli studenti che partecipano a programmi di mobilità internazionale, gli iscritti a corsi di formazione post laurea, sono tenuti a dichiarare alla segreteria studenti di non avere libri in prestito, dichiarazione che sarà poi convalidata dal personale di biblioteca previa verifica di avvenuta restituzione di eventuali volumi in prestito.

Gli orari di accesso alle biblioteche, anch'essi variabili da ateneo ad ateneo, si concentrano grosso modo tra le 8.30 del mattino e le 19.30 di sera, rigorosamente dal lunedì al venerdì; alcuni atenei garantiscono agli utenti anche un servizio ridotto per il sabato, un prestito week-end (dalle 16.00 del venerdì alle 12.00 del lunedì) o un prestito notturno (dalle 16.00 alle 12.00 del giorno seguente).

La direzione sembrerebbe dunque essere quella intrapresa, per esempio, dall’università Sapienza di Roma, che nell’aprile 2015 ha inaugurato il progetto biblioteche h24, permettendo agli studenti regolarmente iscritti all’ateneo di accedere a due sale lettura anche in orario notturno, nel fine settimana e nei giorni festivi.

In tal senso molto hanno da insegnarci altri atenei europei, i quali vantano praticamente un orario no-stop; al giorno d’oggi anche le biblioteche universitarie sono chiamate a reinventarsi nell’ottica dell’importanza che rivestono nella vita accademica e da cui dipende la qualità della formazione dei professionisti del futuro.

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