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Emergenza-Urgenza

Linee guida ERC per RCP in paziente COVID-19

di Giacomo Sebastiano Canova

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In questo momento le società scientifiche si stanno adoperando per fornire ai professionisti quante più evidenze possibili per fronteggiare l’emergenza COVID-19. Tra queste, vanno segnalate le nuove linee guida promulgate dall’European Resuscitation Council (ERC) per quanto riguarda diversi aspetti inerenti la rianimazione cardiopolmonare in caso sospetto o accertato di COVID-19.

Rianimazione cardiopolmonare in paziente Covid-19

RCP in paziente Covid-19, le linee guida ERC

In questa fase dell’emergenza i dati inerenti l’arresto cardiaco nel paziente COVID-19 sono iniziali; tuttavia, forniscono degli spunti interessanti per delle considerazioni rispetto a questo aspetto.

Secondo uno studio condotto presso un ospedale di Wuhan su 136 pazienti con grave polmonite COVID-19 e arresto cardiaco in ambito ospedaliero, 119 (87,5%) avevano per il loro arresto cardiaco una causa respiratoria.

In questi pazienti, il ritmo iniziale di arresto cardiaco era l’asistolia (122; 89,7%), l’attività elettrica senza polso (6; 4,4%) e la fibrillazione ventricolare/tachicardia ventricolare senza polso (8; 5,9%).

In un altro studio condotto su 138 casi di arresto cardiaco in pazienti COVID-19 ricoverati in ospedale, il 16,7% dei pazienti ha sviluppato aritmie e il 7,2% ha avuto un danno cardiaco acuto.

Pertanto, anche se la maggior parte degli arresti cardiaci in questi pazienti è probabile che presenti un ritmo non defibrillabile causato da ipossiemia (sebbene possano anche contribuire disidratazione, ipotensione e sepsi), alcuni possono presentare un ritmo defibrillabile, il quale può essere associato a farmaci che allunghino il QT (ad esempio clorochina e azitromicina) oppure causati da ischemia miocardica.

Da un punto di vista di outcome, nello studio condotto sui 136 arresti cardiaci di Wuhan, 4 pazienti (2,9%) sono sopravvissuti per almeno 30 giorni, ma solamente uno di questi ha avuto un esito neurologico favorevole.

Rischi associati alla rianimazione cardiopolmonare nel paziente COVID-19

Una revisione sistematica condotta da ILCOR ha mostrato come sia plausibile la generazione di aerosol mediante l’effettuazione delle compressioni toraciche, in quanto queste sono in grado di generare tidal volume piccoli, ma misurabili. A questo si aggiunge il fatto che colui che esegue le compressioni toraciche è posizionato vicino alle vie aeree del paziente.

Sempre in riferimento a questa revisione sistematica, la stessa non ha identificato evidenze che la defibrillazione sia in grado di generare aerosol; tuttavia, anche se ciò accadesse, sarebbe un evento di breve durata. Inoltre, l’utilizzo di piastre adesive permette di effettuare la defibrillazione senza che vi sia un contatto diretto tra l'operatore che gestisce il defibrillatore e il paziente.

Linee Guida ERC Covid-19: supporto vitale adulto e pediatrico


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