Niente smartphone, tablet o altri dispositivi digitali per i bambini sotto i tre anni, più informazione alle famiglie e formazione specifica per i professionisti sanitari, educativi e sociali. È quanto prevede una proposta di legge presentata al Senato su iniziativa della senatrice Simona Malpezzi, insieme alla Società Italiana di Pediatria e alla Fondazione Terre des Hommes Italia. Il testo, sostenuto da esponenti di diversi gruppi parlamentari, punta a costruire un sistema nazionale di prevenzione dell’esposizione precoce agli schermi. La proposta non si limita a indicare un divieto nei servizi educativi per la prima infanzia, ma coinvolge l’intera rete che accompagna bambini e genitori: corsi preparto, punti nascita, consultori, pediatri, ostetriche, educatori e assistenti sanitari.
Cosa prevede la proposta di legge
Niente smartphone, tablet o altri dispositivi digitali per i bambini sotto i tre anni
Il disegno di legge riguarda la fascia di età compresa tra zero e tre anni e considera l’esposizione precoce ai dispositivi digitali una pratica da evitare per tutelare lo sviluppo neurocognitivo, fisico e relazionale.
L’obiettivo dichiarato è impedire che smartphone e tablet vengano utilizzati abitualmente come strumenti di intrattenimento passivo o per calmare il bambino, soprattutto nei primi 36 mesi di vita.
Per le età successive, fino ai 18 anni, la proposta prevede invece un accesso graduale e consapevole alla tecnologia, accompagnato da indicazioni nazionali sui tempi massimi giornalieri e sulle modalità educative più appropriate.
Non si tratta ancora di una norma in vigore. Il testo dovrà essere esaminato dal Parlamento e potrà essere modificato nel corso dell’iter legislativo.
Linee guida nazionali entro sei mesi
Uno dei pilastri della proposta è l’adozione di Linee guida nazionali sulla salute digitale dei minori.
Il Ministero della Salute, insieme ai Ministeri dell’Istruzione e della Famiglia, dovrebbe emanarle entro sei mesi dall’eventuale entrata in vigore della legge. Le indicazioni dovrebbero essere basate sulle evidenze scientifiche disponibili e aggiornate periodicamente.
Per i bambini sotto i tre anni, l’orientamento sarebbe quello di evitare l’esposizione ai dispositivi digitali. Per le fasce di età successive, le Linee guida dovrebbero definire limiti temporali e modalità di accompagnamento a un utilizzo progressivo.
Ostetriche, pediatri e consultori al fianco delle famiglie
La proposta attribuisce un ruolo centrale ai professionisti che entrano in contatto con i genitori fin dalla gravidanza.
Nei corsi di preparazione al parto e di accompagnamento alla nascita dovrebbero essere introdotti moduli dedicati agli effetti dell’esposizione precoce alle tecnologie digitali. Punti nascita, consultori familiari e servizi per la prima infanzia sarebbero inoltre chiamati a distribuire materiali informativi alle famiglie.
Pediatri di libera scelta e medici di medicina generale dovrebbero integrare nei bilanci di salute una consulenza specifica sull’uso dei dispositivi tra zero e tre anni.
L’impostazione punta quindi non solo a vietare, ma soprattutto a informare i genitori e a offrire alternative concrete fondate sulla relazione, sul gioco, sul movimento e sull’interazione con l’adulto.
Il testo prevede l’inserimento di contenuti dedicati alla salute digitale nei percorsi universitari e nella formazione continua.
Tra i professionisti coinvolti figurano pediatri, ostetriche, educatori, assistenti sanitari e assistenti sociali. La finalità è fornire competenze sulla neurobiologia dello sviluppo, sui rischi dell’esposizione precoce e sull’individuazione delle situazioni potenzialmente problematiche.
Nei nidi attività senza schermi
Per i servizi educativi pubblici e privati destinati ai bambini da zero a tre anni, la proposta prevede il divieto di utilizzare dispositivi digitali durante le attività educative.
I progetti pedagogici dovrebbero privilegiare il gioco libero, il movimento, la comunicazione, l’esplorazione e la relazione tra bambini e adulti. È prevista anche una formazione specifica del personale educativo sui possibili effetti dell’esposizione precoce.
Questo punto distingue l’intervento rivolto ai servizi per l’infanzia dalle raccomandazioni destinate alle famiglie: nei nidi il divieto sarebbe normativo, mentre in ambito domestico la strategia si baserebbe soprattutto su informazione, prevenzione e accompagnamento educativo.
Le evidenze sui rischi dell’esposizione precoce
La proposta nasce da una revisione della letteratura condotta dalla Commissione Dipendenze Digitali della Società Italiana di Pediatria, che avrebbe analizzato 78 studi sugli effetti dell’esposizione ai dispositivi.
Secondo i dati richiamati dai promotori, ogni mezz’ora aggiuntiva di esposizione quotidiana potrebbe essere associata a un raddoppio del rischio di ritardo del linguaggio. Vengono inoltre segnalate possibili conseguenze sulle capacità attentive ed esecutive, sulla regolazione emotiva, sul sonno e sulla qualità della relazione tra adulto e bambino.
Queste associazioni richiedono comunque una lettura prudente: durata dell’esposizione, contenuti, contesto familiare e presenza dell’adulto possono incidere in modo diverso sugli esiti osservati. Il messaggio centrale della proposta resta però quello di evitare che lo schermo sostituisca esperienze fondamentali nei primi anni di vita.
Un Tavolo permanente sulla salute digitale
Il testo prevede inoltre la nascita, presso il Ministero della Salute, di un Tavolo tecnico nazionale permanente per la salute digitale dei minori.
Dovrebbero parteciparvi istituzioni, Istituto Superiore di Sanità, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, società scientifiche, associazioni professionali, rappresentanti delle famiglie ed enti del Terzo settore.
Il Tavolo avrebbe il compito di monitorare l’applicazione della legge, promuovere attività di ricerca e proporre almeno ogni tre anni l’aggiornamento delle Linee guida. È prevista anche una relazione annuale al Parlamento.
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