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Infermieri nei convitti e nelle scuole inquadrati come ATA

di Redazione

Un gruppo di circa 100 infermieri operanti nei convitti e negli istituti scolastici italiani accende i riflettori su una realtà poco visibile ma centrale per la sicurezza degli studenti: il loro ruolo sanitario all’interno del sistema scolastico. Al centro della segnalazione c’è il tema dell’inquadramento contrattuale, ritenuto non coerente con competenze, responsabilità e formazione richieste alla professione.

Un ruolo sanitario spesso poco riconosciuto

infermiere scolastico

Gli infermieri impiegati nei convitti e nelle scuole non svolgono attività di supporto generico, ma garantiscono assistenza sanitaria a tutti gli effetti.

Nel contesto scolastico, la figura dell’infermiere garantisce assistenza, sicurezza e interventi tempestivi in situazioni di necessità, inclusa la gestione di terapie e attività di primo soccorso, spiegano i professionisti.

Si tratta di operatori laureati, iscritti all’Ordine delle Professioni Infermieristiche, che assumono responsabilità cliniche, civili e penali analoghe a quelle dei colleghi che operano in ambito sanitario.

Nonostante questo, l’attuale inquadramento nel comparto scuola li colloca nell’area del personale ATA, nello specifico tra gli Assistenti.

Un punto che genera un evidente disallineamento. L’area di inquadramento attuale non riflette il livello di autonomia professionale né la complessità delle competenze richieste, evidenziano gli infermieri, richiamando la necessità di un riconoscimento più coerente con il profilo sanitario.

Il riferimento normativo è il Ccnl Istruzione e Ricerca 2019-2021, che secondo i professionisti crea un “corto circuito”: la scuola richiede una laurea abilitante per l’accesso, ma inquadra poi il personale in un’area destinata a chi possiede un diploma.

Attività clinica e continuità assistenziale

La distanza tra inquadramento e attività svolte emerge con chiarezza nella pratica quotidiana.

Non si tratta di semplice sorveglianza, ma di una presa in carico clinica degli studenti, sottolinea Nicola Cordigliere, rappresentante del gruppo infermieri dei convitti ed educandati.

Tra le attività indicate:

  • gestione di patologie croniche, come diabete ed epilessia
  • somministrazione di farmaci salvavita
  • monitoraggio clinico e interventi in emergenza
  • continuità assistenziale h24 nei convitti

In molte situazioni operiamo in piena autonomia decisionale nella valutazione dei sintomi e nell’attivazione dei protocolli di emergenza, aggiunge Cordigliere.

La proposta avanzata dal gruppo è chiara: restare nel comparto scuola, ma con un inquadramento coerente con la professione sanitaria.

In particolare, viene indicata come riferimento l’Area dei Funzionari e dell’Elevata Qualificazione, introdotta dal nuovo ordinamento professionale.

Chiediamo che la figura dell’infermiere esca dall’alveo dei profili puramente amministrativi o tecnici per essere riconosciuta come profilo sanitario di elevata qualificazione, spiega Cordigliere.

L’attuale collocazione nell’area degli Assistenti comporta anche una significativa disparità economica rispetto ad altri infermieri del settore pubblico. Si crea una sperequazione inaccettabile tra professionisti con gli stessi titoli e responsabilità, sottolineano.

A questo si aggiunge uno scollamento tra ruolo sanitario e logiche amministrative, che secondo i professionisti rischia di ridurre la percezione del rischio clinico e delle responsabilità connesse.

Il tema sollevato dagli infermieri dei convitti porta alla luce una componente poco conosciuta del sistema scolastico, ma con un impatto diretto sulla tutela della salute degli studenti.

L’obiettivo dichiarato non è creare contrapposizioni, ma aprire una riflessione sul riconoscimento di una funzione che, nella pratica quotidiana, è già pienamente sanitaria. Una migliore valorizzazione dell’infermiere scolastico è la chiave per una scuola più sicura e moderna, conclude Cordigliere.

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emeurabe330

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2 commenti

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