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Infermieri verso la Svizzera, a rischio il bonus di confine: mancano coperture finanziarie

di Redazione

L'indennità pensata per trattenere medici e infermieri negli ospedali lombardi al confine con la Svizzera rischia di slittare. A sollevare il problema è La Prealpina, che riporta come, a poche settimane dalla prevista entrata in vigore della misura, mancherebbero ancora le coperture finanziarie necessarie per renderla operativa. Il provvedimento, annunciato nei mesi scorsi dalla Regione Lombardia e previsto in applicazione della Legge di Bilancio 2024, dovrebbe riconoscere un incremento retributivo fino al 20% al personale sanitario delle aree di confine. Tuttavia, secondo quanto riferito dal quotidiano, il finanziamento dell'iniziativa sarebbe ancora in fase di stallo.

L'indennità doveva partire a settembre

svizzera

L'obiettivo della misura è contrastare la fuga di professionisti verso il sistema sanitario svizzero, dove le retribuzioni sono sensibilmente più elevate rispetto a quelle italiane.

Secondo le stime regionali, gli infermieri in servizio nelle aziende sanitarie delle province di Como, Varese e Sondrio potrebbero beneficiare di un incremento di circa 5.400 euro lordi annui, mentre per i medici l'aumento arriverebbe a 10.000 euro lordi all'anno.

Complessivamente sarebbero interessati circa 7.000 operatori sanitari, di cui circa 2.000 nella sola provincia di Como.

Il problema riguarda il meccanismo di finanziamento previsto dalla normativa.

L'indennità dovrebbe essere finanziata, almeno in parte, attraverso il contributo dei cosiddetti "vecchi frontalieri", pari al 3% della retribuzione netta. Una soluzione che, però, continua a incontrare forti resistenze sia tra i lavoratori interessati sia sul fronte istituzionale, con il Canton Ticino che ha più volte espresso contrarietà al nuovo sistema.

Secondo quanto riportato da La Prealpina, proprio l'incertezza sulle risorse starebbe rallentando l'attuazione del provvedimento.

Nursing Up: "Per ora i fondi non ci sono"

A confermare le difficoltà è Monica Trombetta, segretaria provinciale e regionale di Nursing Up.

Nell'ultimo incontro di giugno la Regione ci ha detto che per ora non ci sono i fondi e che senza finanziamenti a settembre l'indennità non arriverà.

Una posizione che alimenta le preoccupazioni del personale delle aziende sanitarie di confine, dove da anni la concorrenza della Svizzera rende sempre più difficile trattenere infermieri e medici.

La Uil: “Servono altre risorse”

Critica anche la Uil Fpl, che si oppone al finanziamento attraverso il contributo dei frontalieri.

Secondo il segretario della Funzione pubblica del Lario, Massimo Coppia, l'indennità dovrebbe essere sostenuta con risorse derivanti dalla lotta all'evasione fiscale e dalla tassazione degli extraprofitti, evitando di gravare sui lavoratori frontalieri.

Il sindacato ritiene che il bonus rappresenti uno strumento utile per rendere più attrattivo il lavoro nella sanità pubblica, ma chiede un sistema di finanziamento diverso da quello previsto dalla normativa.

Il rischio è perdere ancora infermieri

Il tema assume particolare rilievo nelle province di confine, dove la differenza retributiva con la Svizzera continua a rappresentare uno dei principali fattori di attrazione.

Secondo le stime richiamate da Nursing Up, uno stipendio infermieristico in territorio elvetico può superare i 7.000 euro mensili, contro retribuzioni italiane decisamente inferiori.

L'eventuale rinvio dell'indennità rischierebbe quindi di indebolire uno dei pochi strumenti pensati per contenere l'esodo di professionisti verso il sistema sanitario svizzero.

Resta ora da capire se il confronto tra Governo, Regioni e autorità svizzere consentirà di individuare le risorse necessarie per rendere operativo il provvedimento già nei prossimi mesi oppure se l'avvio dell'indennità subirà un ulteriore rinvio.

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