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Loiano, le infermiere dominicane lasciano l'ospedale: Fials attacca il progetto

di Redazione

Il progetto sperimentale dell'Azienda Usl di Bologna per reclutare infermiere provenienti dalla Repubblica Dominicana si è concluso con un epilogo inatteso. Le due professioniste assunte per rafforzare l'organico dell'ospedale Simiani di Loiano hanno infatti lasciato il servizio dopo pochi mesi, riaprendo il dibattito sull'efficacia delle strategie adottate per contrastare la carenza di personale infermieristico. A sollevare la questione è la Fials Emilia-Romagna, che definisce l'iniziativa un fallimento e torna a chiedere interventi strutturali sulle condizioni di lavoro e sulla valorizzazione della professione infermieristica, piuttosto che il ricorso a campagne di reclutamento all'estero.

Il progetto per salvare il presidio di montagna

infermiere sudamerica

L'iniziativa era stata avviata dall'Ausl di Bologna per garantire la continuità assistenziale dell'ospedale Simiani di Loiano, uno dei presidi sanitari dell'Appennino bolognese maggiormente interessati dalle difficoltà di reperimento del personale.

Il progetto aveva coinvolto anche il Comune e la comunità locale, che si erano attivati per individuare un alloggio destinato alle due infermiere arrivate dalla Repubblica Dominicana. L'obiettivo era offrire loro un percorso di inserimento che comprendesse anche un corso di lingua italiana e un supporto logistico nei primi mesi di permanenza.

L'esperienza, tuttavia, si è interrotta prima del previsto con le dimissioni di entrambe le professioniste.

Fials: "Il progetto è fallito"

Per il segretario regionale della Fials Emilia-Romagna, Alfredo Sepe, l'esito dell'iniziativa conferma le perplessità espresse dal sindacato fin dalla sua presentazione.

L'epilogo del progetto promosso dall'Azienda Usl di Bologna per reclutare infermiere provenienti dal Sudamerica è sotto gli occhi di tutti: entrambe le professioniste hanno lasciato l'ospedale Simiani, afferma Sepe. Dopo conferenze, annunci e proclami, il risultato è semplice: il progetto è fallito. La Fials Emilia-Romagna lo aveva detto fin dall’inizio.

Secondo il sindacato, il problema della carenza di infermieri non può essere affrontato esclusivamente attraverso il reclutamento di personale proveniente dall'estero.

Non basta un biglietto aereo per risolvere la crisi

Nel commentare la vicenda, Sepe punta l'attenzione sulle condizioni di lavoro offerte agli operatori sanitari.

Non basta offrire una stanza per sei mesi, un biglietto aereo e un corso di italiano per risolvere una crisi che nasce da anni di scelte sbagliate, sostiene il segretario regionale della Fials.

Per il sindacato, se un ospedale incontra difficoltà nell'attrarre e trattenere infermieri, il nodo principale non riguarda la provenienza dei professionisti, ma il contesto lavorativo che trovano una volta inseriti nell'organizzazione.

Il nodo delle assunzioni e delle graduatorie

La Fials richiama anche la decisione dell'Ausl di Bologna di procedere, a partire da settembre, con due nuove assunzioni a tempo indeterminato.

Per il sindacato questo elemento apre un interrogativo sull'opportunità dell'intero progetto.

Oggi l'Ausl cerca di rassicurare tutti annunciando due nuove assunzioni a tempo indeterminato da settembre. Benissimo. Ma allora viene spontanea una domanda: se era possibile assumere dalla graduatoria, perché mettere in piedi un'operazione tanto costosa quanto inefficace?, osserva Sepe.

Il dibattito sul reclutamento degli infermieri

Il caso di Loiano si inserisce in un confronto sempre più acceso sulle strategie adottate per affrontare la carenza di infermieri nel Servizio sanitario nazionale.

Negli ultimi mesi diverse Regioni e aziende sanitarie hanno valutato il reclutamento di professionisti provenienti dall'estero per compensare le difficoltà di organico. Parallelamente, sindacati e rappresentanze professionali continuano a sostenere che il problema non possa essere risolto esclusivamente ampliando il bacino di reclutamento.

Più che un progetto innovativo, è sembrata un'operazione d'immagine conclusasi con un prevedibile nulla di fatto, conclude Sepe. La sanità pubblica non ha bisogno di slogan o di iniziative destinate a fare notizia per qualche settimana. Ha bisogno di stipendi più dignitosi, organici adeguati, valorizzazione professionale e condizioni di lavoro che convincano gli infermieri a restare.

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