Il Rapporto Italia 2026 dell'Eurispes dedica ampio spazio alla professione infermieristica, delineando un quadro che evidenzia le trasformazioni del mercato del lavoro, le differenze territoriali e le prospettive organizzative del Servizio sanitario nazionale. L'analisi mostra una professione ancora fortemente legata al sistema pubblico, ma sempre più interessata da cambiamenti nei modelli occupazionali e nella distribuzione delle competenze.
Oltre l'80% degli infermieri lavora nel Ssn
Rapporto Italia 2026 dell'Eurispes
Uno degli elementi più significativi riguarda la distribuzione tra settore pubblico e privato.
Secondo Eurispes, in alcune regioni italiane oltre l'80% degli infermieri è impiegato nel Servizio sanitario pubblico. Tra queste figurano Umbria, Trentino-Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Liguria e Basilicata, territori nei quali la professione resta fortemente concentrata nelle aziende sanitarie pubbliche.
Diverso il quadro in regioni come Lombardia e Lazio, dove il peso della sanità privata determina una maggiore presenza di infermieri occupati fuori dal SSN.
Questa distribuzione riflette modelli organizzativi differenti e una diversa incidenza dell'offerta sanitaria privata sul territorio nazionale.
Dotazione infermieristica ancora sotto la media europea
Il rapporto richiama anche il numero di infermieri presenti in Italia.
Nel 2023 il Paese contava mediamente 69 infermieri ogni 10.000 abitanti, con differenze significative tra le Regioni. Alcuni territori superano la media nazionale, mentre altri registrano una disponibilità di professionisti inferiore, contribuendo alle disomogeneità nell'offerta assistenziale.
Per Eurispes, la distribuzione del personale infermieristico rappresenta uno degli elementi che incidono sulla capacità dei servizi di rispondere ai bisogni di salute della popolazione.
Età media stabile, retribuzioni con differenze limitate
L'indagine evidenzia inoltre come l'età media degli infermieri italiani sia intorno ai 45 anni, dato sostanzialmente uniforme sul territorio nazionale.
Anche sotto il profilo retributivo emergono differenze regionali relativamente contenute, con alcune aree che presentano livelli leggermente superiori alla media nazionale.
La libera professione cresce, ma non ovunque
Uno degli aspetti analizzati riguarda il lavoro autonomo.
Gli infermieri liberi professionisti rappresentano una componente ancora minoritaria della categoria, sebbene Eurispes osservi una crescita progressiva del fenomeno, favorita dallo sviluppo dell'assistenza domiciliare, territoriale e socio-sanitaria.
La distribuzione è però molto disomogenea. Regioni come Basilicata, Abruzzo e Umbria registrano una presenza particolarmente ridotta di infermieri che esercitano in libera professione, mentre nelle realtà con una maggiore integrazione tra pubblico e privato il fenomeno risulta più diffuso.
Secondo il rapporto, la crescente domanda di servizi territoriali potrebbe favorire nei prossimi anni un ulteriore sviluppo delle forme di esercizio professionale autonome.
Task shifting e valorizzazione delle competenze
Tra i temi affrontati dal Rapporto Italia 2026 figura anche la ridefinizione delle competenze professionali nel Servizio sanitario nazionale attraverso il task shifting, indicato come una delle possibili leve per migliorare la sostenibilità dell'assistenza, in particolare sul territorio.
L'obiettivo, secondo Eurispes, non è sostituire una professione con un'altra, ma utilizzare in modo più efficace le competenze disponibili, valorizzando il ruolo degli infermieri nella presa in carico dei pazienti, nella gestione delle cronicità e nello sviluppo dell'assistenza di prossimità.
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