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San Donà e Portogruaro, in pronto soccorso arrivano le body-cam

di Redazione

Contro l’aumento delle aggressioni nei confronti degli operatori sanitari, l’Ulss 4 del Veneto Orientale ha deciso di introdurre in via sperimentale le body-cam nei pronto soccorso di San Donà di Piave e Portogruaro. Dal 15 luglio, medici e infermieri potranno indossare microcamere attivabili in caso di pericolo, per documentare episodi di violenza o minacce.

Oltre 2.500 aggressioni in Veneto nel 2024

bodycam

Introdotte, da parte di Ulss 4 Veneto Orientale, le body-cam nei Pronto soccorso di San Donà di Piave e Portogruaro

I numeri parlano chiaro. Solo nel 2024, in Veneto, si sono registrati 2.595 episodi di aggressione a danno di operatori sanitari: una media di oltre sette al giorno. Un dato quadruplicato rispetto al 2020.

Nell’Ulss 4, nello stesso anno, sono stati 64 i casi ufficialmente segnalati, in gran parte avvenuti nei pronto soccorso, nei reparti di degenza, nei servizi psichiatrici e nella continuità assistenziale.

Le nuove telecamere, al momento quattro, saranno indossate sul camice e potranno essere attivate dagli operatori solo in caso di necessità.

Le immagini verranno conservate secondo precise regole di privacy e potranno essere utilizzate come prova solo con autorizzazione dell’autorità giudiziaria.

Zaia: Difendere chi ci cura è una priorità

A sostenere la misura è stato anche il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, che ha definito l’iniziativa una risposta concreta a un’escalation allarmante di aggressioni ai sanitari. Gli ospedali, e in particolare i pronto soccorso, sono luoghi aperti. Difendere chi ci cura è una priorità.

Il progetto si inserisce in un piano più ampio, finanziato con 4 milioni di euro, che prevede la distribuzione di 7.000 dispositivi tra body-cam e braccialetti d’allarme in tutte le aziende sanitarie del territorio regionale.

Nursind: La tecnologia non basta

Più cauta la posizione del sindacato Nursind. Il segretario regionale Andrea Gregori ha espresso perplessità sull’efficacia deterrente delle telecamere: Mi pare più un palliativo che un deterrente. Di solito chi dà in escandescenze non è totalmente in sé, ha bevuto o assunto sostanze, quindi non si ferma se si vede ripreso da una telecamera.

Gregori ha ribadito che l’origine del problema va cercata altrove, nella gestione dei flussi e nelle lunghe attese che esasperano i pazienti: Il problema del pronto soccorso è il sovraffollamento. Finché non si investe sull’assistenza territoriale, il rischio di tensioni resterà alto.

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