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editoriale

I tagli al SSN? Li paghiamo tutti, sanitari e pazienti

di Monica Vaccaretti

C'era una volta ma c'è ancora il Sistema Sanitario Nazionale. È stata una bella invenzione, vorrei riaverlo indietro com'era fino a qualche anno fa, quando prima del Covid sembrava funzionare bene, c'era tanto lavoro ed eravamo contenti dello stipendio, dell'ambiente lavorativo, del rapporto con il cittadino e con i colleghi. Non ho ricordi di aggressioni al personale nei miei anni trascorsi in Pronto soccorso, né di licenziamenti di massa che hanno il sapore di una fuga da condizioni di lavoro diventate insopportabili. Sanno di una sconfitta del sistema. Ho quasi l'età del SSN, qualche anno di più o di meno. Sono nata sotto quello mutualistico, ho fatto in tempo ad essere assistita alle mutue, ho cominciato presto a stare male. Ricordo che ci andavo a farmi curare i denti da bambina. Tengo ancora i danni per la qualità che ho ricevuto allora. Ci si accorge del valore di qualcosa soltanto quando lo si sta perdendo. Sembra che nessuno che ne ha l'autorità faccia ora qualcosa per fermare il processo di distruzione del SSN.

Per risollevare il SSN serve molto di più della retorica istituzionale

Sembra che nessuno che ne ha l'autorità faccia ora qualcosa per fermare il processo di distruzione del SSN.

Da una ricerca condotta dall'Oms nel 2000, il Servizio Sanitario Nazionale italiano era il secondo migliore al mondo. Più eccellente del nostro era soltanto quello francese. Nel 2014 aveva perso una posizione, scendendo al terzo posto nella valutazione sull'efficienza della spesa.

Nei successivi dieci anni deve essere successo qualcosa che impercettibilmente ha cambiato tutto. O forse non abbiamo voluto vederne i segnali, abbiamo fatto finta che andasse ancora tutto bene.

Forse l'impegno del personale ha riempito lacune e nascosto disservizi, fintanto che è stato possibile, nonostante disastrose politiche economiche che hanno impoverito il SSN.

Dopo 45 anni di onorato servizio e dopo tanto valore universalmente riconosciuto, il SSN è in grande crisi e in grave difficoltà. Qualche analista ne prevede addirittura il crac. Si preannuncia il default. Del resto, viene scarsamente finanziato dal governo, i soldi sono finiti o si tengono i cordoni della borsa ben stretti per destinarli ad altre priorità sociali. Scarseggia drammaticamente il personale. Mancano 20 mila medici e 63 mila infermieri.

Potenziare l'organico delle strutture sanitarie e rendere più attrattivo il SSN con retribuzioni adeguate è un passo fondamentale per fare ripartire il SSN dopo averlo ripensato con interventi strutturali mirati ed urgenti di cui dovrebbe occuparsi la politica. L'emergenza in cui si trova il nostro gioiello nazionale, che molti Paesi ci hanno invidiato e che non sono stati in grado di uguagliare, nasce da un progressivo depauperamento delle risorse finanziarie, un sottofinanziamento cronico. Si allungano le liste di attesa, è modo di dire comune che uno fa in tempo a morire prima di essere visitato e poi curato se è ancora vivo.

Il personale è poco, demotivato. La pandemia e la crisi energetica certamente hanno dato il colpo di grazia al sistema ma era già in agonia. Vien da dire che è stato bello averlo finché è durato. Le basi fondanti sono state e restano buone, solide, ben fatte. Il nuovo concetto di salute che lo ha reso possibile è stato qualcosa di rivoluzionario. È ancora oggi attuale, doveroso.

Inattaccabile, inalienabile. Ma la spesa necessaria al suo sostentamento è diventata insostenibile. Servono soldi per farlo girare, serve l'8% del Pil. Servono persone per farlo funzionare con velocità e qualità. I sistemi di eccellenza lo fanno le persone unitamente agli strumenti necessari per farle lavorare bene. L'alta motivazione, l'orgoglio di fare parte di un sistema efficiente, le competenze messe a servizio dello Stato hanno un costo che deve essere giustamente compensato.

Cos'era il SSN in tempi migliori? Negli ultimi 50 anni ne abbiamo pienamente goduto. Ora che sembra sul punto di crollare, ne ho già nostalgia. Ne siamo talmente abituati che mi è difficile pensare a qualcosa di diverso o di minore. Mi è strano pensare ad una sanità più privata e meno pubblica. È abbastanza inquietante notare che infermieri e medici si licenziano dagli ospedali e dalle Rsa per aprire partite iva o per migrare verso le cliniche private, anche se accreditate e convenzionate. Se ne vanno per lavorare meno, meglio e venire pagati di più. È comprensibile per un lavoratore, è questione di avere un buon contratto. Sono affari.

Tagliare i salari e i finanziamenti, ridurre i servizi e la capacità di soddisfare i bisogni di prevenzione e cura dei malati porta a questa deriva, all'allontanamento, alla disaffezione, alla perdita di tenuta della sanità pubblica. Questi tagli li paghiamo tutti, i lavoratori addetti alla salute insieme ai cittadini. Il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) nasce in Italia nel 1978. Fondato sulla nuova concezione che la salute è un diritto di tutti tutelato dall'articolo 32 della Costituzione poiché è un bene universale e gratuito, viene istituito con la legge n.833 del 23 dicembre. Nasce dalla proposta dell'allora ministro della Sanità Tina Anselmi. Entrò in vigore il 1° luglio 1980 ponendo fine al sistema mutualistico.

Si tratta di un sistema pubblico di carattere universalistico basato sul principio di sussidiarietà, nel rispetto della dignità e della libertà della persona. Riconosciuto dall'ordinamento giuridico italiano, è un sistema complesso che viene gestito, finanziato ed erogato dallo Stato. È composto da strutture e servizi assistenziali. E da personale sanitario ed amministrativo che, a vario titolo e con diversi profili professionali, si occupa della sanità pubblica e ne ha cura garantendo a tutti i cittadini, anche quelli indigenti che non possono permettersi le cure, l'accesso universale all'assistenza e l'erogazione equa delle prestazioni sanitarie. Il SSN si basa su tre principi etici fondamentali affiancati da cinque principi organizzativi.

Universalità, uguaglianza ed equità sono i cardini del nostro sistema sanitario, talmente buoni e giusti sotto l'aspetto umano e deontologico che l'Organizzazione Mondiale della Sanità sembra oggi prendere a modello il SSN italiano quando invoca una salute universale per tutti nel suo programma One Health.

Il SSN è universale perché, riconoscendo che la salute non è soltanto un bene primario individuale ma anche una risorsa della comunità, promuove la salute fisica e psichica di tutta la popolazione, mantiene lo stato di benessere e lo recupera da uno stato di malattia. Ci riesce grazie ad una organizzazione capillare su tutto il territorio nazionale: le Aziende sanitarie locali e le strutture private convenzionate consentono l'erogazione dei servizi di salute e garantiscono, in modo uniforme e sinergico, i livelli essenziali di assistenza (LEA) stabiliti dal Piano sanitario nazionale.

Il SSN è uguale per tutti, senza differenze e distinzioni nelle varie condizioni individuali, sociali ed economiche. Ai soggetti che non sono esenti, è richiesta soltanto una partecipazione alla spesa con il pagamento di un ticket. La cifra è uguale per tutti. Il SSN è equo perché garantisce, in rapporto ad uguali bisogni di salute, parità di accesso. Non ci sono disuguaglianze. A tutti offre qualità, efficienza ed appropriatezza della cura, trasparenza e una comunicazione corretta adeguata al grado di istruzione e comprensione della persona assistita.

I principi organizzativi sono necessari per la programmazione sanitaria che si articola nell'elaborazione del Piano sanitario nazionale che definisce aree prioritarie di intervento, livelli essenziali, quote di finanziamento, indirizzi di orientamento, progetti obiettivo, le finalità della ricerca scientifica, la formazione continua del personale, le linee guida e i percorsi diagnostici terapeutici, i criteri e gli indicatori per la verifica dei Lea. I piani sanitari regionali rappresentano i piani strategici che attuano le disposizioni statali per rispondere alle esigenze specifiche della popolazione regionale.

I principi organizzativi riguardano la centralità della persona, la responsabilità pubblica per la tutela del diritto alla salute, la collaborazione tra i livelli di governo del SSN, la valorizzazione della professionalità degli operatori sanitari, l'integrazione socio-sanitaria. Viene riconosciuto che ogni cittadino ha diritti di salute che diventano doveri per i professionisti sanitari. Medici ed infermieri hanno il dovere di garantire al paziente il diritto di scelta del luogo di cura, il diritto di essere informato sulla malattia e sulla terapia, il diritto di dare il suo consenso e di negarlo, il diritto di essere e di sentirsi preso in carico durante il percorso terapeutico, il diritto alla riservatezza.

Compatibilmente alle risorse economiche disponibili, nessuna scelta di mercato – che si allontana dal motivo principale dell'istituzione del SSN - può essere anteposta alla tutela della salute dei cittadini. È competenza dello Stato e delle Regioni legiferare in materia di salute: lo Stato definisce i Lea sulla base dei quali le Regioni hanno piena autonomia di programmare la sanità nel territorio di loro competenza. Grazie alla collaborazione attiva tra Stato, Regioni, Aziende e Comuni deve essere raggiunto l'obiettivo di offrire a tutti i cittadini prestazioni accettabili ed appropriate.

Viene riconosciuto il valore delle risorse umane e professionali dei dipendenti del SSN: come in ogni grande azienda essi sono il capitale sociale che determina la qualità e l'appropriatezza delle prestazioni. E quando è necessario garantire continuità tra cura e riabilitazione il SSN sa integrare l'assistenza sanitaria con la protezione sociale dell'individuo promuovendo inoltre la sanità di prossimità e sul territorio.

I tre principi etici su cui si fonda il diritto alla salute in Italia sono indistruttibili. Ma sono venuti meno, di governo in governo, i principi organizzativi che sono i pilastri per tenerlo in piedi. Universalità, uguaglianza, equità torneranno ad essere soltanto parole se non ci saranno i miliardi.

Decennio dopo decennio, i bisogni di salute sono cresciuti enormemente. I cittadini sono tanti, i debiti statali lo sono ancora di più. Tutto questo mi pare inconciliabile. La prospettiva sembra proprio quella drammatica che verosimilmente finiranno con il curarsi solo coloro che potranno permetterselo rivolgendosi alla sanità privata. Di fronte alla mancanza di azioni tempestive e concrete per salvare il SSN, viene quasi da pensare che questa immobilità decisionale da parte delle istituzioni sia voluta piuttosto che subita per fatti contingenti a causa di crisi emergenziali continue.

Come se si volesse lasciare andare incontro a morte naturale il sistema, venendo meno al buon proposito di non fare scelte dettate dalla legge del mercato. Forse i problemi sono così difficili da non essere risolvibili.

Mi assale un dubbio. La spiegazione alternativa resta una sostanziale incapacità da parte da chi ci governa e ci ha governato di ricreare qualcosa di simile, rinnovato ma altrettanto di valore etico ed economico, di quello costruito nel 1978. In questo momento di profonda ed intrinseca debolezza ed incertezza del sistema sanitario italiano, trovo paradossale che l'Oms promuova soltanto ora quei principi di universalità, equità ed uguaglianza nei sistemi sanitari mondiali. Per risollevare il SSN o reinventarlo, serve molto di più della retorica istituzionale.

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