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Editoriale

Infermieri, TV e 15 minuti di notorietà

di Silvia Giacomelli

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Nella centrifuga mediatica si è trovata la Presidente FNI Ipasvi Barbara Mangicavalli.

ANCONA. Uno dei personaggi più influenti del XX Secolo fu l’artista Andy Warhol. Celebre una sua espressione, parafrasi di una riga del catalogo della mostra di Warhol per una mostra al Moderna Museet, a Stoccolma, nel 1968 : "In the future everyone will be world famous for 15 minutes” (ognuno avrà il suo quarto d’ora di celebrità).

In questo bailame mediatico, che oggi vede tutti rincorrere la possibilità di presenze televisive di ogni genere per poter vedere riconosciuta una propria identità mediatica e poi collettiva, si trovano in programmi mattinieri, pomeridiani e serali personaggi di ogni sorta che si ergono a opinionisti, tuttologi, si passa attraverso le stesse figure a parlare di cucina vegana, vacanze, matrimoni, divorzi, politica, trivelle, sicurezza e recentemente anche di sanità e perché no, di infermieristica.

La professione infermieristica da sempre lotta per veder riconosciuta un’immagine sociale consona alla sua formazione e alle peculiari caratteristiche professionali che lo distinguono all’interno del mondo della Sanità come colui che sarà, a detta di tutti gli esperti del settore, il ruolo chiave del futuro e che potrà sostenere i complessi cambiamenti che vedranno coinvolti tutti i sistemi sanitari moderni sempre più costretti a confrontarsi con gestioni a isorisorse.

In un giorno dello scorso Marzo, in un assonnato dopo pranzo, uno degli argomenti della discussione dei partecipanti all’ennesima tavola rotonda televisiva, è stata la tragica morte di un uomo di 55 anni che, giunto in Pronto Soccorso a mezzanotte e trenta, è deceduto alle 7:00 circa, dopo essere stato trasferito in un altro ospedale per essere operato d’urgenza. Il centro delle questione è che al paziente è stato assegnato un codice verde. Quello che appare sottinteso nella discussione (come accade in queste trasmissioni dove si dice e non si dice) è che il codice verde assegnato sia errato e sia diretta causa del decesso. Quindi la conduttrice, dopo un’attenta riflessione, si lancia in un discorso di elevato livello demagogico. E lancia la proposta: “Perché al triage non c’è un medico invece che un infermiere? Forse non farebbe la differenza su tutti i casi, ma mi farebbe stare più tranquilla".

L’accusa principale sul triage, che secondo la conduttrice ha in mano la vita dei pazienti, è che sia gestito da infermieri “che non hanno studiato per fare questo".

Supportata dai presenti, senza alcuna formazione infermieristica, medica o scientifica che si voglia, si assiste ad un'inverosimile insalata russa di frasi fatte e banali da bar dello sport o dello “zozzone”, su tutto ciò che riguarda la professione infermieristica. La categoria medica invece gode, a tutt’oggi, di un rispetto reverenziale prescontato e definito, che non richiede verifica alcuna. Si attribuisce alla scienza medica ancora un alone di ignoto, che ne definisce un assunto di definita identità, una casta di appartenenza, che gode anche se a tratti più faticosamente, che nei decenni passati, di indiscutibile riconoscimento, anche di fronte ad errori madornali. La comunicazione è una scienza complessa, articolata, e lo è ancor più la comunicazione televisiva fatta di tempi “stretti”, dettati da scadenze pubblicitarie, fatta da un linguaggio veloce, incisivo, a volte anche volgare, ma che risponde a due unici dettami: l’audience e il magnetismo di riuscire a “bucare lo schermo”.

In questa centrifuga mediatica si è trovata la Presidente FNC Ipasvi Barbara Mangicavalli. La Presidente, figura stimata, estremamente titolata, con perfino una Laurea in Business Administration presso Canterbury University UK nel 2006, preparata e tra i pochi in Italia nominata Direttrice del Distretto Socio Sanitario dell’ASST Bergamo Ovest, un cv superiore a tutti i presenti in studio, e senza dubbio alla presentatrice, si è trovata schiacciata dal sistema televisivo, che non consente repliche né approfondimenti se non basati su chi interrompe di più, chi urla o chi insulta.

La verità purtroppo scomoda, è che ancora è vivo e vegeto lo stereotipo più barbaro e banale che l’infermiere sia un povero stupido ignorante e che la sanità tutta sia solo medico centrica, come ogni bel telefilm inglese o americano ci mostra (ER, Grey’s Anatomy, Dott. House, Scrubs ecc…).

In questo circo mediatico, trova poi ampio spazio la cronaca più nera, siamo un Paese che ama lo scandalo, il torbido e l’efferatezza della cronaca nera più bieca. E neanche a dirlo, si propone a pieni titoli televisivi la storia della collega di Piombino,"Miss Morte” in Rianimazione. Il tribunale mediatico, la folle folla mutante, dà la sua immediata sentenza di colpevolezza, smentita dopo venti giorni dagli stessi inquirenti, per insussistenza di prove, l’infermiera viene prosciolta e scarcerata, anzi sarà ora lei parte lesa e dovrà essere risarcita per danni morali. In tutto questo, c’è un elemento positivo da cui partire e su cui basarsi in maniera costruttiva per il futuro.

Per la prima volta, la categoria, gli infermieri si sono trovati uniti.

Hanno ribadito l’orgoglio di appartenenza alla professione, hanno ribadito la loro formazione universitaria, le peculiarità dell’essere infermieri, ma anche lo stress e le responsabilità a cui si è sottoposti quotidianamente, ma anche che in Italia vi sono 430.000 Infermieri che quotidianamente si prendono cura della popolazione italiana più fragile, adulti o bambini che siano.

Numerose sono state poi le repliche di chiarimento e scuse delle varie testate televisive, ma alle soglie del 12 maggio 2016, Giornata Internazionale dell’Infermiere, l’auspicio è di capire l’importanza di essere uniti al fine di definire, rimarcare e far avvenire quel cambiamento culturale nella socità italiana, che veda finalmente l’infemiere riconosciuto come il professionista del bene salute.  Chiunque rivesta o rivestirà ruoli dirigenziali, dovrà sempre più munirsi di una formazione specifica legata alla Comunicazione di ogni forma, al fine di possedere i pieni strumenti per saper gestire sempre più questi strumenti come la TV.

Radio, Blog, Social al fine di far consocere a sempre più persone chi sia l’Infermiere 2.0.

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