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in pillole

La crisi colpisce la ricerca sull'Alzheimer

di Federica Cerbelli

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FABRIANO. Troppo lunga e costosa. Questa sembra essere la motivazione che sta spingendo le principali case farmaceutiche del mondo a sospendere la ricerca sulla cura del morbo di Alzheimer dopo i risultati negativi degli ultimi trattamenti sperimentali. Nonostante i costi umani ed economici rappresentati dalla malattia rimangano enormi e continuino ad aumentare, complice l’invecchiamento della popolazione, la ricerca di una possibile cura non ha portato fino ad ora risultati significativi.

A gennaio la multinazionale americana Pfitzer, dopo aver investito 750 milioni di dollari, aveva annunciato l’intenzione di sospendere la sperimentazione a base di Dimebon, constatando l'inefficacia del trattamento. Lo stesso è accaduto la scorsa estate con lo studio portato avanti dalla farmaceutica irlandese, Elan, in collaborazione con la Pfizer e la Johnson & Johnson. I risultati ottenuti non erano quelli desiderati. Delusione anche per l’esito delle sperimentazioni di un altro gruppo americano, Eli Lilly.

La crisi ha avuto una pesante ripercussione sul farmaceutico e la ricerca neuro scientifica ne ha molto risentito. Le principali multinazionali, tra cui AstraZeneca, Sanofi e Novartis hanno effettuato tagli pesanti in Europa. Il reparto di ricerca neuroscientifica di Astrazeneca, che fino a poco tempo fa vantava un gruppo di 300 persone, conta oggi 40 ricercatori.

Secondo Eric Karran, direttore del Centro Ricerche sull’Alzheimer britannico, l'Alzheimer's Research UK, la neuroscienza è un campo di studio estremamente arduo, dove occorrono tempi lunghissimi per ottenere risultati significativi. “La mia impressione non è che le farmaceutiche abbiano intenzione di abbandonare la ricerca,” ha spiegato, “ma che gli azionisti stiano diventando impazienti”

Si ritiene che il fallimento delle ultime sperimentazioni sia riconducibile al fatto che i farmaci sperimentali siano stati somministrati a pazienti che presentavano uno stato della malattia troppo avanzato. Secondo gli studi più recenti, l’Alzheimer impiega circa 15 anni per svilupparsi e quando i sintomi cominciano ad essere evidenti è troppo tardi per un intervento efficace.

Le medicine esistenti possono offrire solo benefici limitati. In Italia i malati di Alzheimer sono oltre 500 mila e si prevede che entro il 2020 il morbo conterà 42,3 milioni di persone in tutto il mondo.

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