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editoriale

Nuovo Codice degli infermieri e la questione contenzione

di Giuseppe Sasso

Focalizzando l'attenzione al tema della contenzione, di primo acchito potrebbe destare perplessità il dettato dell'articolo 35 del nuovo Codice Deontologico degli infermieri - nonché il solo fatto che esso sia presente - ripercorrendo le tappe attraverso le quali ci si è arrivati: pensiamo alla rimozione del termine "contenzione" dalla prima bozza del nuovo codice (2016) e poi la marcia indietro. A distanza di circa due anni la contenzione riappare, in un articolo testualmente più articolato di quanto lo fosse nella versione del 2009.

La contenzione e il nuovo Codice Deontologico degli infermieri

Approvato nelle sedute del 12 e 13 aprile scorsi è finalmente giunto a compimento il nuovo codice deontologico delle professioni infermieristiche, dopo una lunga attesa: progettato nel 2016, la prima consultazione pubblica venne a scadere il 30 aprile 2017, ma in seguito si rese necessaria la riapertura dei lavori per il corretto coordinamento con le leggi sopravvenute e sopravvenienti, e con le criticità sociali emergenti.

La versione definitiva infatti si rivela precisamente orientata ai principali contenuti espressi dalla legislazione in materia di protezione dei dati personali e in materia di consenso ai trattamenti sanitari, e recepisce alcune implementazioni dalle norme in materia di sicurezza delle cure e di responsabilità professionale, assumendo inoltre una chiara posizione in merito al corretto utilizzo delle nuove tecnologie di comunicazione e diffusione.

Focalizzando l'attenzione al tema della contenzione, d'acchito potrebbe destare perplessità il dettato dell'articolo 35, nonché la sua mera presenza, ripensando al percorso attraverso il quale ci si è arrivati: nel luglio 2016 la Federazione Ipasvi aveva pubblicamente assunto una posizione molto chiara attraverso la relazione della presidentessa Mangiacavalli in Senato (presso la Commissione Diritti Umani) in cui venne esposta la politica federativa per la riduzione dell'utilizzo della contenzione meccanica, ammettendolo solo nei casi in cui si presentasse un evidente pericolo di suicidio o di eterolesionismo, nonché per la salvaguardia dei presidi salvavita.

E tale manifestazione giunse appena dopo la rimozione del termine "contenzione" dal testo di progetto del nuovo codice, in un quadro di ripudio che nulla meglio del silenzio può rappresentare: la pratica contenitiva non era più nominata. Il naturale incipit che ne derivò fu che per la professione infermieristica tale atto, sanitario o meno che lo si volesse intendere, non poteva più esistere.

E poi la marcia indietro. A distanza di circa due anni la contenzione riappare, in un articolo testualmente più articolato di quanto lo fosse nella versione del 2009:

Certamente il passaggio dal silenzio ad una maggiore elaborazione contenutistica rispetto al passato, ha (eufemisticamente) deluso coloro i quali da anni si stanno adoperando e battendo in prima persona per l'abolizione di una pratica altamente lesiva dei diritti inviolabili della persona, quali la dignità, la libertà, l'autodeterminazione, che il codice stesso proclama mutuandoli dalla Carta Costituzionale.

Per i filantropi si tratta di una pratica che le coscienze individuali dei cittadini dovrebbero ripudiare dal proprio bagaglio culturale e i professionisti della sanità abbandonare prima ancora che una legge scritta, di qualsivoglia natura e provenienza, indichi come illecita.

Troppo poco si è parlato della cultura della non contenzione

La realtà italiana, famosa per le proprie disomogeneità, mostra tale carattere anche nella normativa regionale relativa alla contenzione (gli obiettivi variano dal buon uso al superamento, dall'abolizione alla limitazione) denunciando essa stessa la latitanza di un intervento statale incisivo in materia: la sopravvivenza dell'articolo 60 del R.D. n. 615 del 1909, che ammetteva l'uso dei "mezzi di coercizione" per la gestione dei "folli" e degli "alienati" all'interno dei "manicomi", consente tutt'ora l'utilizzo dei mezzi meccanici contenitivi in sanità. E si parlava di "riduzione" e "casi eccezionali" già 110 anni fa.

Ma il problema sta proprio qui, nell'asset culturale che, realisticamente, in Italia trova ancora un terreno tutt'altro che fertile all'abbandono della prassi, come già aveva registrato il Comitato Nazionale di Bioetica nel parere del 23 aprile 2015 denunciando l'assenza di sforzi per un tale mutamento.

Infatti troppo poco si è parlato della cultura della non contenzione e di iniziative come quella che ha portato alla sottoscrizione della "Carta di Trieste sulla non contenzione”.

Ma ci sono anche altri elementi che hanno deviato il percorso di creazione dell'articolo 35 e che non possono essere sottovalutati.

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Commenti (3)

Silvia1977

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2 commenti

Sempre più soli

#3

Un primo passo?
Aprile 2019? Ribadire ciò che era stato formulato con regio decreto anno 1909?
... Ridotte ed ultilizzate solo come estrema ratio...
Sono d'accordo... Un passo indietro!
Già precedentemente nel vecchio codice l'utilizzo delle contenzioni veniva disciplinato ed autorizzato come ultima risorsa, debitamente motivato e, solo se, tutte le alternative possibili avevano fallito...
Scusate ma proprio non capisco l'innovazione, tantomeno il debole, ma necessario tessuto sul quale costituire una prospettiva per un radicale cambiamento etico culturale.
Quotidianamente lego anziani fragili, malati e soli e quotidianamente assisto al loro declino psico fisico direttamente riconducibile alla contenzione e la stesura di una copia del precedente formulato sinceramente mi lascia ancora più sola e vittima/carnefice di maltrattamenti.
Una chiara omissione, come era stata proposta mi/ci avrebbe aiutata/i e sostenuta/i nella lotta contro l'utilizzo per una totale abolizione.
Silvia Rosi

balrend

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1 commenti

Art. 35 un primo passo nella giusta direzione.

#2

La contenzione fisica rappresenta senza ombra di dubbio uno degli aspetti più complessi
e discussi dell'assistenza infermieristica, è come per qualsiasi aspetto complesso non può dare spazio ad estremismi sia in difetto che in eccesso. Come già sancito dalle norme giuridiche e dal codice deontologico deve essere utilizzata solo ed esclusivamente nell'interesse della persona assistita e credo che la questione stia proprio nel rispetto di quest'assunto e nella corretta distinzione tra contenzione e protezione. Ricordiamo che nel mondo anglosassone la contenzione fisica è considerata una pratica assistenziale e non terapeutica e l'art. 35, finalmente, avvicina anche il nostro paese a questo modello assistenziale.

Silvia1977

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2 commenti

Che enorme delusione

#1

Buongiorno a tutti
Sono Silvia, OSS in CRA privata, Porporano, provincia di PR; non posso non commentare l'inversione di marcia del nuovo codice...
Come sarà possibile chiedere e pretendere una nuova visione assistenziale, coscienziosa e rispettosa dei diritti delle persone???
Quando anche il codice deontologico infermieristico, in mezzo al vuoto istituzionale, tollera, permette ed invoca, ancora, l'utilizzo delle contenzioni???
Probabilmente, in virtù della mia ignoranza di settore, non riesco a capire come si possa andare verso una totale abolizione quando anche il codice ti invita e tutela nel continuare a perpetuarla...
Ma cos'è? Una scenetta comica? Oppure una tragedia assurda?
Ritenevo che fosse un segnale forte, importante e doveroso omettere la parola nel precedente progetto di revisione del codice sostenendo in tal modo una "nuova cultura" (in Italia, nel 2019 si legano anziani per mesi finanche il giorno del loro decesso mentre la cultura anglosassone a metà del 1800 prevedeva, attuava e diffondeva una assistenza senza contenzioni...), Invece ad oggi abbiamo inventato nuovi ostacoli volontariamente pensati e costruiti per tutelare gli operatori... e diminuire ulteriormente la dignità, già di per sé, compromessa, di persone fragili in serie difficoltà e bisognose di aiuto attraverso anche l'ascolto, carezze, compagnia ed empatia.
Sono indignata e profondamente schifata.
Silvia