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Interazioni farmacologiche e compatibilità

di Giacomo Sebastiano Canova

Per interazione tra farmaci si intende qualsiasi fenomeno o processo in cui due o più molecole agiscono l’una sull’altra. Potenzialmente, questo processo si può presentare ogni qual volta vengano somministrati ad un paziente due o più farmaci. Tali interazioni possono essere riassunte in una tabella che rende la somministrazione sicura ed efficace.

Meccanismi di interazione tra farmaci

La compatibilità tra farmaci rappresenta un tema molto vasto e in continua espansione: le conoscenze dei meccanismi che accompagnano le interazioni e i farmaci sempre nuovi immessi sul mercato fanno sì che queste conoscenze siano e saranno sempre parziali.

L’interazione tra farmaci può determinare l’aumento o la diminuzione degli effetti di uno o di entrambi. Tali interazioni possono essere sia un fenomeno ricercato deliberatamente, come avviene ad esempio nelle terapie di associazione di alcune patologie quali ipertensione, asma, infezioni o neoplasie (nelle quali vengono impiegati due o più farmaci per aumentare gli effetti terapeutici o ridurre la tossicità), oppure involontarie, provocando effetti farmacologici indesiderati o l’insuccesso della terapia.

Esistono inoltre delle interazioni cosiddette potenziali, ovvero nelle quali esiste la probabilità (non la certezza) che tale interazione possa avvenire. In questo caso l’importanza clinica delle interazioni farmacologiche è difficile da prevedere e il professionista dovrà prendere in considerazione delle possibili alternative di somministrazione.

È però importante sottolineare come, in questo caso, un paziente non dovrebbe mai essere privato di una terapia necessaria basandosi solamente sul fatto che potrebbe avvenire un’interazione.

I farmaci possono interagire tra loro attraverso quattro meccanismi

  1. Interazione chimico-fisica: si verifica quando un farmaco viene mescolato a un altro oppure ad una soluzione in una siringa, in un deflussore o in una flebo e ha come conseguenze l’alterazione della potenza del farmaco e il rischio che si formino torbidezza, cristalli, bolle di gas o precipitati più o meno visibili a livello macroscopico. La forma più comune di incompatibilità chimica è la reazione tra farmaci o soluzioni alcaline e acide.

    Ad esempio, furosemide e ondasetron non sono compatibili in quanto creano torbidezza nella siringa, nel deflussore o nella flebo, così come furosemide e dobutamina. Tali formazioni possono crearsi all’esterno, ovvero prima dell’assorbimento, oppure all’interno dell’organismo dopo che il farmaco è stato somministrato. Le complicanze che si possono presentare in seguito alla formazione di questi composti possono essere più o meno gravi: si va dall’occlusione del catetere all’embolia polmonare causata da precipitati. Inoltre, possono crearsi composti tossici per l’organismo oppure mettere a rischio l’efficacia terapeutica della molecola. 

    Nell’ambito delle interazioni chimico-fisiche è bene sottolineare come anche il diluente o il solvente del farmaco giochino un ruolo molto importante e per questo è necessario porre sempre attenzione alle indicazioni fornite dalle aziende farmaceutiche circa la diluizione dei soluti. L’amiodarone, ad esempio, deve essere diluito solamente in soluzione glucosata al 5% (isotonica) e non in fisiologica. Per evitare questi fenomeni, inoltre, è fondamentale che l’infusione di emocomponenti sia sempre separata da farmaci, soluzione glucosata (può provocare emolisi) e ringer lattato (contiene Ca2+ che può dar luogo alla formazione di coaguli nel set di infusione o nella sacca).

  2. Interazioni farmacocinetiche: quando somministrati assieme, due molecole farmacologiche possono interagire tra loro influenzando tutti e quattro i processi farmacocinetici di base. In questo modo possono risultare alterati l’assorbimento, la distribuzione, il metabolismo e/o l’escrezione dei farmaci somministrati.
  3. Interazioni farmacodinamiche: in questa tipologia di interazione un farmaco può alterare l’effetto di un altro farmaco. Tali interazioni possono essere di due tipi in base al fatto che i farmaci interagenti agiscano o meno sullo stesso sito. Ad esempio, morfina e diazepam sono entrambi depressori del sistema nervoso centrale, ma non condividono lo stesso meccanismo d’azione. Quando somministrati assieme, però, la capacità di ciascuno di deprimere la funzione del SNC rinforza gli effetti depressori dell’altro con una conseguente profonda depressione del SNC.
  4. Tossicità combinata: se due farmaci sono entrambi tossici per lo stesso organo, quando somministrati assieme causeranno un danno maggiore rispetto alla somministrazione non combinata. Questa tipologia di interazione è importante, ad esempio, per tutti quei farmaci che dando una tossicità cardiaca provocano un prolungamento dell’intervallo QT all’elettrocardiogramma. Somministrare più farmaci di questo tipo pone il paziente a rischio di sviluppare aritmie potenzialmente fatali in quanto, quando l’intervallo QT si prolunga, i pazienti possono sviluppare torsione di punta, tachicardia ventricolare o fibrillazione ventricolare.

Commenti (3)

Marilena.Cor

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Compatibilità ev

#3

Si potrebbero aggiungere farmaci di nuovo utilizzo tipo Dexdemetodimina, Milrinone, Levosimendan?
Sarebbe molto utile
Grazie

muffina

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manca l'ossicitocina nella lista dei farmaci

#2

avrei voluto vedere le interazioni tra l'ossitocina e altri farmaci ,somministrati per via venosa contemporaneamente.
Grazie

deagatta

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Levosimendan

#1

Salve,sarebbe possibile integrare questo bellissimo ed utilissimo strumento con le interazioni e compatibilità dei farmaci con LEVOSIMENDAN?
Grazie!