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Ocse

In Italia ci sono molti meno infermieri della media

di Giordano Cotichelli

L’Italia si trova di 3 punti percentuali per numero di infermieri rispetto alla popolazione (in migliaia) confrontato con la media Ocse: 5,8 infermieri contro 8,8. Dati che pongono il nostro paese in 29^ posizione su un totale di 44, appena prima di Slovacchia, Spagna, Israele, Polonia, Lettonia e Grecia e diversi altri paesi asiatici e sudamericani. Ai primi posti per numero di infermieri al contrario si trovano: Norvegia (17,7), Svizzera (17,2), Islanda (14,5), Finlandia (14,3), Germania (12,9), Irlanda (12,2). Il quadro finale risulta abbastanza chiaro e l’Italia resta al di sotto della media Ocse anche nel rapporto infermieri/medici: 1,5 contro 2,7, a fronte di una presenza di medici nel nostro paese di 4 ogni mille abitanti, fra le posizioni più alte con una media Ocse di 3,5.

Italia al di sotto della media Ocse anche nel rapporto infermieri/medici

OCSE 2019: in Italia ci sono molto meno infermieri della media

La scorsa estate la Fnopi tornava a sollevare la questione della carenza infermieristica in Italia, in merito al possibile esodo preannunciato dall’entrata in vigore della quota 100 per i pensionamenti.

Nelle ultime settimane, in relazione alle risorse economiche previste per la sanità, il Ministro Speranza ha assicurato l’impegno per coprire le carenze di medici ed infermieri e superare l’attuale emergenza.

I dati scientifici di sempre sottolineano come infezioni correlate all’assistenza (ICA) e morti evitabili sono strettamente correlate alla carenza di personale infermieristico.

Una verità tanto assodata dall’essere riaffermata continuamente ogni anno, da decenni, considerando poi i dati rilevati a livello internazionale, in particolari quelli del rapporto Ocse sulla salute (Health at a Glance 2019).

L’Italia si trova di 3 punti percentuali per numero di infermieri rispetto alla popolazione (in migliaia) confrontato con la media Ocse: 5,8 infermieri contro 8,8. Dati che pongono il nostro paese in 29^ posizione su un totale di 44, appena prima di Slovacchia, Spagna, Israele, Polonia, Lettonia e Grecia e diversi altri paesi asiatici e sudamericani.

Ai primi posti per numero di infermieri, al contrario, si trovano: Norvegia (17,7), Svizzera (17,2), Islanda (14,5), Finlandia (14,3), Germania (12,9), Irlanda (12,2). Il quadro finale risulta abbastanza chiaro e l’Italia resta al di sotto della media Ocse anche nel rapporto infermieri/medici: 1,5 contro 2,7, a fronte di una presenza di medici nel nostro paese di 4 ogni mille abitanti, fra le posizioni più alte con una media Ocse di 3,5.

Lo stipendio degli infermieri poi, in 33 paesi Ocse presi in considerazione, presenta una forbice molto ampia, misurata in dollari statunitensi a parità di potere d’acquisto (USD PPP in migliaia), e va dai 108,9 del Lussemburgo, in forte distacco con la seconda posizione degli Stati Uniti (75,8), seguiti da: Olanda (69,4), Islanda (68), Australia (67.7), Irlanda (64,2), Svizzera (62,9), Israele (60,9).

L’Italia (44) si trova al ventesimo posto, al di sotto della media Ocse (49) anche in questo caso, dopo Turchia (46,3) e Giappone (45,2). Un quadro sconfortante, ma non nuovo.

È risaputo il fatto che gli stipendi degli infermieri nel Bel Paese sono bassi.

Una considerazione che è destinata ad essere ulteriormente negativa se si misura, come fa l’Ocse, lo scarto della retribuzione di un infermiere da quello medio dei lavoratori del paese preso in considerazione.

Lungo questa prospettiva analitica l’Italia resta nella media Ocse con un valore di 1.1 (dato 1 come valore medio salariale), fortemente distanziato dalle prime posizioni di: Cile (1,8), Messico (1,8), Israele (1,5), Lussemburgo (1,5), Spagna (1,3) e Stati Uniti (1,3).

Un orizzonte di numeri che, al di là di qualsiasi balletto di cifre varie, permette in realtà di valutare come la professione infermieristica nei diversi paesi sia oggetto di considerazione sociale in base alla dimensione quantitativa della remunerazione monetaria riconosciutale e al differenziale dello stesso rispetto agli altri salari medi dei lavoratori dipendenti.

Infine, come se non bastasse, altro dato interessante è il risultato messo in evidenza fra spesa sanitaria e numerosità infermieristica in un quadro generale in cui l’Italia mostra un’alta spesa sanitaria a fronte di un basso numero di infermieri, in posizione diametralmente opposta a paesi come Finlandia, Slovenia e Nuova Zelanda.

Un risultato che pone come sempre la questione del numero degli infermieri in un quadro in cui l’analisi dell’Ocse stessa sottolinea come una migliore allocazione delle risorse debba essere affrontata in tema di assistenza infermieristica.

Considerazione che significa in particolare mettere in atto una rimodulazione possibile della risposta sanitaria, trasferendo ambiti e compiti dalle professionalità mediche a quelle infermieristiche, lungo un piano di razionalizzazione dei costi, miglioramento dell’efficienza ed ancor più di sicurezza delle prestazioni.

Si tratta forse di aprire un fronte di conflittualità con i medici per contendersi la spartizione delle scarse risorse? O magari con qualche altra professionalità? Nulla di tutto ciò. In realtà le carenze di personale sono globali e scatenare qualsivoglia guerra fra poveri è decisamente più stupido che controproducente.

Quello che è necessario attuare per la sanità italiana è adottare un’ottica globale di lettura delle prestazioni, delle risorse da impiegare, delle criticità da affrontare e risolvere, senza affidare a periodiche piccole e ininfluenti correzioni, note in politichese con il termine di “pannicelli caldi”.

Ecco dunque che se è vero che le malattie croniche tenderanno ad aumentare e se è ancor più vero come dimostrano gli ultimi dati Istat di una riduzione delle prestazioni territoriali - specie quelle in ADI – causa in primo luogo il taglio delle risorse, con parallelo aumento delle prestazioni ospedaliere, diventa urgente costruire delle risposte funzionali e di sistema dove numerosità, retribuzioni, ripartizioni e specializzazione, ma ancor più ambiti di intervento rispondano in maniera moderna alle esigenze della salute della popolazione.

Cose del resto note, conosciute, più volte ripetute e molto spesso riportate lungo un piano di lettura dell’equità degli interventi. Banali quasi, come la carenza di infermieri.

Paesi infermieri Paesi medici Paesi rapporto inf/med.
Norvegia 17,7 Grecia 6,1 Giappone 4,7
Svizzera 17,2 Austria 5,2 Irlanda 4,5
Islanda 14,5 Portogallo 5 Finlandia 4,4
Finlandia 14,3 Norvegia 4,7 Stati Uniti 4,3
Germania 12,9 Lituania 4,6 Svizzera 4
Irlanda 12,2 Germania 4,3 Lussemburgo 3,9
Australia 11,7 Svizzera 4,3 Norvegia 3,8
Lussemburgo 11,7 Svezia 4,1 Canada 3,8
Stati Uniti 11,7 Danimarca 4 Islanda 3,7
Giappone 11,3 Italia 4 Indonesia 3,7
Belgio 11 Russia 4 Belgio 3,6
Olanda 10,9 Islanda 3,9 Slovenia 3,2
Svezia 10,9 Spagna 3,9 Australia 3,2
Francia 10,5 Australia 3,7 Francia 3,1
Nuova Zelanda 10,2 Repubblica Ceca 3,7 Nuova Zelanda 3,1
Canada 10 Olanda 3,6 Olanda 3
Danimarca 10 Ocse 3,5 Germania 3
Slovenia 9,9 Estonia 3,5 Corea 2,9
Ocse 8,8 Slovacchia 3,4 Regno Unito 2,8
Russia 8,5 Ungheria 3,3 Ocse 2,7
Repubblica Ceca 8,1 Nuova Zelanda 3,3 Svezia 2,6
Regno Unito 7,8 Finlandia 3,2 Danimarca 2,5
Lituania 7,7 Francia 3,2 Austria 2,5
Austria 6,9 Lettonia 3,2 Repubblica Ceca 2,2
Corea 6,9 Belgio 3,1 Polonia 2,1
Portogallo 6,7 Irlanda 3,1 Russia 2,1
Ungheria 6,5 Israele 3,1 Ungheria 2
Estonia 6,2 Slovenia 3,1 India 2
Italia 5,8 Lussemburgo 3 Estonia 1,8
Slovacchia 5,7 Costa Rica 3 Slovacchia 1,7
Spagna 5,7 Regno Unito 2,8 Lituania 1,7
Israele 5,1 Canada 2,7 Israele 1,6
Polonia 5,1 Stati Uniti 2,6 Sud Africa 1,6
Lettonia 4,6 Cile 2,5 Spagna 1,5
Grecia 3,3 Giappone 2,4 Italia 1,5
Costa Rica 3,2 Messico 2,4 Lettonia 1,4
Messico 2,9 Polonia 2,4 Portogallo 1,3
Cile 2,7 Corea 2,3 Cina 1,3
Cina 2,7 Colombia 2,1 Messico 1,2
Turchia 2,1 Cina 2 Turchia 1,1
Brasile 1,5 Turchia 1,9 Cile 1,1
India 1,5 Brasile 1,8 Costa Rica 1,1
Colombia 1,3 Sud Africa 0,8 Grecia 1
Sud Africa 1,3 India 0,8 Brasile 0,8
Indonesia 1,2 Indonesia 0,3 Colombia 0,6
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