Le nascite continuano a diminuire in tutte le aree del Paese. Nel 2025 il flusso del Certificato di assistenza al parto ha raccolto 348.329 schede, contro 365.238 nel 2024: circa 16.900 in meno, pari a una riduzione del 4,6%. Il rapporto CeDAP 2025 del Ministero della Salute descrive anche differenze rilevanti nell’accesso alle cure prenatali, nell’organizzazione dei punti nascita e nel ricorso al taglio cesareo. Quest’ultimo interessa ancora il 29,8% dei parti, con variazioni marcate tra Regioni e tipologie di struttura. Si tratta di dati descrittivi provenienti da un flusso sanitario nazionale. Le differenze osservate possono indicare aree da approfondire, ma non dimostrano da sole rapporti di causa-effetto.
I dati principali del rapporto CeDAP
Nel 2025 il flusso del Certificato di assistenza al parto ha raccolto 348.329 schede, contro 365.238 nel 2024
Nel 2025 sono state raccolte 348.329 schede CeDAP, relative a 353.240 nati complessivi, di cui 352.426 nati vivi.
Il 91,3% dei parti è avvenuto in strutture pubbliche ed equiparate. I parti pretermine hanno rappresentato il 6,1% del totale, mentre il 29,8% dei parti è stato eseguito con taglio cesareo.
Le gravidanze con procreazione medicalmente assistita sono state 16.160, pari al 4,6% delle schede rilevate. Il rapporto indica inoltre un tasso di natimortalità di 2,20 nati morti ogni 1.000 nati.
La rilevazione ha coinvolto 347 strutture ospedaliere. Il Ministero segnala un livello elevato di completezza generale, anche se per alcune variabili e Regioni restano dati mancanti o non correttamente compilati.
Nascite e fecondità continuano a diminuire
Nel 2025 il numero medio di figli per donna è pari a 1,14, rispetto a 1,35 nel 2015. La Sardegna presenta il valore più basso, con 0,85 figli per donna, mentre il Trentino-Alto Adige registra il più elevato, pari a 1,40.
Secondo il rapporto, il calo dipende soprattutto dalla riduzione del numero di donne nelle fasce di età riproduttive e, in parte, da una minore propensione ad avere figli.
Il 20,7% dei parti riguarda madri con cittadinanza non italiana. L’età media al parto è di 33,4 anni per le donne italiane e di 31,4 anni per le straniere. Al primo figlio, le medie sono rispettivamente di 32,5 e 29,4 anni.
Assistenza prenatale: copertura elevata, ma non uniforme
Nel 93,8% delle gravidanze sono state registrate più di quattro visite di controllo. Lo 0,6% delle donne non ha invece effettuato alcuna visita.
Le principali differenze riguardano il momento di avvio dell’assistenza. La prima visita dopo l’undicesima settimana è stata registrata nell’1,7% delle donne italiane e nel 9,8% delle straniere. La percentuale è pari all’1,8% tra le laureate e raggiunge il 9,5% tra le donne con licenza elementare o senza titolo. Tra le madri con meno di 20 anni arriva al 13%.
I dati mostrano quindi un’associazione tra accesso tardivo, giovane età, cittadinanza straniera e minore scolarità. Non permettono però di stabilire quale fattore sia direttamente responsabile del ritardo.
Nel 2025 sono state effettuate in media 5,8 ecografie per gravidanza e nel 76,9% dei casi più di tre. Il rapporto interpreta questo dato come possibile indicatore di sovrautilizzo, ma non consente di valutare l’appropriatezza di ogni singolo esame.
Punti nascita e prematurità
Il 91,3% dei parti è avvenuto in strutture pubbliche ed equiparate e l’8,5% in case di cura accreditate.
Il 58,8% degli eventi si è concentrato in punti nascita con almeno 1.000 parti annui. Il 10,13% è invece avvenuto in strutture con meno di 500 parti all’anno.
La percentuale nazionale di parti pretermine è pari al 6,1%. Circa tre quarti sono pretermine tardivi, tra 34 e 36 settimane, corrispondenti al 4,5% di tutti i parti. I parti molto ed estremamente pretermine rappresentano complessivamente lo 0,9%.
La disponibilità di neonatologia e Terapia intensiva neonatale resta quindi un elemento centrale nell’organizzazione della rete, soprattutto per la gestione delle gravidanze e dei neonati a maggiore complessità.
Taglio cesareo: forti differenze territoriali
Nel 2025 il 64,19% dei parti è avvenuto spontaneamente e il 29,8% mediante taglio cesareo. Il valore nazionale è stabile rispetto al 2024, ma inferiore al 35,8% registrato nel 2012.
Nelle strutture pubbliche il cesareo riguarda il 28,4% dei parti, rispetto al 44,9% delle case di cura accreditate. A livello regionale si passa dal 16,2% della Toscana al 43,7% della Campania.
Il confronto non dimostra che il tipo di struttura sia la causa del maggiore ricorso al cesareo. Età materna, gravidanze multiple, patologie, presentazione fetale e precedenti interventi possono influenzare i risultati.
La classificazione di Robson permette di confrontare gruppi ostetrici più omogenei. Nel 2025 sono stati classificati 310.193 parti, pari all’89,3% degli eventi considerati.
La classe 5, composta da donne con precedente cesareo, rappresenta il 12% dei parti classificati, ma presenta un tasso di cesareo dell’81,3% e contribuisce in modo rilevante al numero complessivo degli interventi.
Il parto vaginale dopo un precedente cesareo è stato registrato nel 17,3% dei casi, con ampie differenze regionali.
Procreazione medicalmente assistita
Le gravidanze con procreazione medicalmente assistita sono state 16.160, pari al 4,6% delle schede CeDAP. La tecnica più frequentemente indicata è la FIVET, nel 49,5% dei casi, seguita dalla ICSI, nel 35%.
Tra le gravidanze con PMA, il 48,27% dei parti è avvenuto mediante cesareo e il 4,9% è stato plurimo, rispetto all’1,4% del totale delle gravidanze.
Queste differenze rappresentano associazioni e possono dipendere anche dall’età materna, dalle condizioni che hanno determinato l’accesso alla PMA e dalla maggiore complessità ostetrica.
Condizioni dei neonati
Il CeDAP ha rilevato 352.426 nati vivi. Lo 0,8% aveva un peso inferiore a 1.500 grammi e il 6% un peso compreso tra 1.500 e 2.499 grammi.
A cinque minuti dalla nascita, il 98,3% dei neonati aveva un punteggio Apgar tra 7 e 10. Tra quelli con peso inferiore a 1.500 grammi, la percentuale scendeva all’81%.
Sono stati riportati 784 nati morti, corrispondenti a un tasso di natimortalità di 2,20 ogni 1.000 nati. Solo nel 30,5% dei casi era indicata una causa valida, elemento che limita la possibilità di analizzare compiutamente il fenomeno.
Implicazioni per la pratica infermieristica
Per infermieri, ostetriche e coordinatori, il rapporto individua alcune aree prioritarie: intercettare precocemente le donne con difficoltà di accesso ai servizi, rafforzare la mediazione linguistico-culturale e migliorare la continuità tra consultori, territorio e ospedale.
La classificazione di Robson può sostenere gli audit sul taglio cesareo, mentre la gestione della prematurità richiede percorsi definiti per la centralizzazione materna e il trasferimento neonatale.
Un ulteriore ambito riguarda la qualità della documentazione. Una compilazione completa e corretta del CeDAP è essenziale per monitorare gli esiti, confrontare i percorsi assistenziali e orientare la programmazione sanitaria.
Conclusioni
Il rapporto CeDAP 2025 conferma il calo delle nascite e una fecondità particolarmente bassa. L’assistenza prenatale raggiunge la maggioranza delle donne, ma persistono differenze nell’accesso tempestivo.
Il taglio cesareo interessa quasi tre parti su dieci e presenta una forte variabilità territoriale e organizzativa. Il precedente cesareo continua inoltre a influenzare in modo rilevante i parti successivi.
Per la pratica clinica e assistenziale, le priorità restano la presa in carico precoce, l’appropriatezza degli interventi, la sicurezza della rete perinatale e la qualità dei dati.
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