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Ovodonazione: come funziona e cosa potrebbero cambiare i robot nella PMA

di Chiara Sideri

Nel 2027 una clinica statunitense dovrebbe avviare la sperimentazione operativa di un laboratorio di fecondazione in vitro supportato dalla robotica. Non sarà una procreazione medicalmente assistita interamente affidata alle macchine: la tecnologia automatizzerà alcuni passaggi di laboratorio, mantenendo la supervisione delle équipe. Le prime sperimentazioni hanno coinvolto soprattutto cicli con ovociti donati, riportando l’attenzione sull’ovodonazione, una tecnica sempre più utilizzata anche in Italia, ma ancora poco conosciuta nelle sue implicazioni cliniche, assistenziali e psicologiche.

PMA robotizzata, che cosa è stato annunciato

ovodonazione

Nel luglio 2026 IVI RMA Global e Conceivable Life Sciences hanno annunciato l’intenzione di introdurre AURA, una piattaforma robotizzata per il laboratorio di fecondazione in vitro, in una clinica degli Stati Uniti nel corso del 2027. L’avvio dovrebbe avvenire attraverso un programma progressivo di validazione e sperimentazione controllata. Non sono invece disponibili tempi certi per una possibile introduzione in Italia.[1]

Il sistema è progettato per assistere il personale di laboratorio in attività come la preparazione del campione seminale, l’individuazione e la denudazione degli ovociti, la selezione dello spermatozoo e alcuni passaggi dell’iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo, nota come ICSI.

La tecnologia non sostituisce il percorso clinico della PMA. La valutazione dell’infertilità, la prescrizione della terapia, la stimolazione ovarica, il prelievo transvaginale degli ovociti, il trasferimento embrionale e la gestione dell’eventuale gravidanza rimangono affidati alle professioniste e ai professionisti sanitari.

Cinque nascite, ma l’evidenza è ancora preliminare

Il principale studio pubblicato finora è un lavoro pilota di fattibilità, o proof of concept, condotto su appena 11 casi: tre cicli con ovociti propri e otto con ovociti donati. Gli ovociti dello stesso ciclo sono stati assegnati al percorso automatizzato oppure alla procedura manuale, per confrontare le due modalità.[2]

Dopo il trasferimento di embrioni ottenuti attraverso il percorso automatizzato sono state riportate cinque nascite. Tuttavia, i tassi di fecondazione e di formazione di blastocisti utilizzabili sono risultati numericamente inferiori rispetto alla procedura manuale: rispettivamente 64,3% contro 81% e 42,2% contro 59,6%.[2]

Il numero limitato di casi non permette di stabilire se le differenze siano clinicamente o statisticamente significative. Alcuni passaggi hanno inoltre richiesto l’intervento o il controllo a distanza di personale esperto. Lo studio dimostra quindi che alcune attività di laboratorio possono essere automatizzate, ma non che la tecnologia sia superiore, equivalente o pronta per un impiego su larga scala.

Il lavoro è stato finanziato dalla società produttrice e diverse persone del gruppo di ricerca hanno dichiarato interessi professionali o economici collegati all’azienda. Questo non invalida automaticamente i risultati, ma rende particolarmente importante la loro conferma attraverso studi indipendenti e multicentrici.[2]

Ovodonazione, che cos’è

L’ovodonazione è una tecnica di procreazione medicalmente assistita eterologa nella quale vengono utilizzati ovociti provenienti da una donatrice esterna alla coppia.

Gli ovociti vengono fecondati in laboratorio utilizzando gli spermatozoi del partner oppure, quando ne ricorrano le indicazioni, spermatozoi donati. Uno degli embrioni ottenuti può essere successivamente trasferito nell’utero della persona ricevente.

Il patrimonio genetico dell’embrione deriva dalla donatrice dell’ovocita e dalla persona dalla quale proviene lo spermatozoo. La persona ricevente non trasmette il patrimonio genetico contenuto nell’ovocita, ma porta avanti la gravidanza e affronta i relativi adattamenti e rischi materni.

L’ovodonazione non deve essere confusa con la gestazione per altre persone: nella donazione di ovociti, chi riceve l’embrione è anche la persona che affronta la gravidanza e il parto.

Come si svolge il percorso di ovodonazione

Il trattamento coinvolge la donatrice, la persona ricevente e l’équipe del centro di PMA. Le modalità possono variare in base alle condizioni cliniche, all’organizzazione della struttura e all’impiego di ovociti freschi oppure precedentemente vitrificati.

Fase Che cosa avviene
Valutazione iniziale Viene confermata l’indicazione clinica, valutato lo stato di salute della coppia e approfondita la possibilità della persona ricevente di affrontare una gravidanza. Devono essere illustrate alternative, limiti, rischi e probabilità di successo.
Selezione della donatrice La donatrice viene sottoposta a valutazione anamnestica, visita ed esami clinici e infettivologici. Lo screening riduce i rischi identificabili, ma non può escludere ogni possibile condizione genetica o infettiva.
Ottenimento degli ovociti Nel ciclo a fresco, la donatrice affronta stimolazione ovarica, monitoraggio e prelievo transvaginale. In alternativa possono essere utilizzati ovociti già vitrificati e conservati.
Preparazione della ricevente L’endometrio viene preparato attraverso un ciclo spontaneo o mediante terapia farmacologica. Il protocollo dipende dalla funzione ovarica, dall’anamnesi e dalle caratteristiche individuali.
Fecondazione e coltura Gli ovociti vengono fecondati in laboratorio e gli embrioni osservati durante le prime fasi dello sviluppo. È in questa parte del percorso che potrebbero inserirsi i sistemi robotizzati.
Trasferimento embrionale Un embrione ritenuto idoneo viene trasferito nell’utero. Gli eventuali embrioni non trasferiti possono essere crioconservati secondo le indicazioni cliniche e normative.
Controlli successivi Dopo il trasferimento vengono programmati il dosaggio della beta-hCG e, in caso di positività, la prima ecografia e la presa in carico ostetrica.

La terapia può essere complessa e richiedere l’assunzione di farmaci in orari prestabiliti. Infermiere, infermieri, ostetriche e ostetrici, in relazione al modello organizzativo e alle competenze previste dal centro, possono contribuire all’educazione terapeutica, alla preparazione alle procedure, al riconoscimento dei sintomi da segnalare e alla continuità del percorso.

Ovodonazione in Italia

Nel 2023 sono stati effettuati in Italia 16.496 cicli di PMA con gameti donati, considerando complessivamente donazione di ovociti, di spermatozoi e doppia donazione. Da tutti i trattamenti eterologhi sono nate 4.362 bambine e bambini.[3]

Tra i 15.857 trattamenti eterologhi di II e III livello, 12.444 sono iniziati utilizzando ovociti donati, freschi o crioconservati: il 78,5% del totale. Altri 1.218 cicli hanno previsto sia ovociti sia spermatozoi donati.[3]

L’età media delle donne sottoposte a fecondazione in vitro con ovociti donati era pari a 41,8 anni. Secondo la Relazione al Parlamento, l’età materna avanzata rappresentava la principale indicazione registrata per questi trattamenti.[3]

I dati mostrano la rilevanza crescente dell’ovodonazione, ma non consentono di prevedere il risultato del percorso individuale. L’esito dipende da caratteristiche cliniche, qualità dei gameti, condizioni uterine, competenza del laboratorio e numero di embrioni ottenuti e trasferibili.

Accesso, anonimato e tracciabilità

Secondo la normativa italiana vigente, possono accedere alla PMA le coppie maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile ed entrambe viventi, quando siano presenti le condizioni cliniche previste dalla legge.

Nel 2025 la Corte costituzionale ha dichiarato non fondate le questioni sollevate contro l’esclusione delle donne singole. La Corte ha riconosciuto che una diversa disciplina potrebbe essere introdotta dal legislatore, ma ha ritenuto che l’attuale scelta normativa non superi il limite della manifesta irragionevolezza.[6]

La donazione di ovociti è volontaria, gratuita e anonima. La donatrice non acquisisce diritti o obblighi genitoriali nei confronti della persona nata. Allo stesso tempo, anonimato non significa assenza di tracciabilità sanitaria: gameti, procedure e dati clinici devono poter essere ricostruiti attraverso sistemi codificati, nel rispetto della protezione dei dati personali.

La diffusione dei test genetici commerciali e delle banche dati genealogiche rende tuttavia meno prevedibile l’anonimato sul piano pratico. Anche il DNA inserito da una persona biologicamente imparentata potrebbe, in futuro, permettere di ricostruire collegamenti genetici. Si tratta di un aspetto che dovrebbe essere affrontato nell’informazione preliminare, senza creare allarmismi né promettere un anonimato tecnicamente assoluto.

Probabilità di successo

Non esiste una percentuale unica applicabile a tutti i percorsi. Quando si valutano i risultati di un centro è necessario distinguere tra:

  • test di gravidanza positivo
  • gravidanza clinica documentata ecograficamente
  • nascita viva per singolo trasferimento
  • probabilità cumulativa di nascita ottenuta utilizzando tutti gli embrioni derivati da uno stesso ciclo

Percentuali calcolate con denominatori differenti non sono direttamente confrontabili. Un dato riferito alla gravidanza per trasferimento, per esempio, non equivale alla probabilità di ottenere una nascita dopo l’intero percorso.

La giovane età della donatrice può ridurre il peso dell’invecchiamento ovocitario, ma non elimina gli altri fattori che condizionano l’impianto e l’evoluzione della gravidanza. La coppia dovrebbe ricevere informazioni riferite sia ai risultati generali della tecnica sia agli esiti effettivamente ottenuti dal centro al quale si rivolge, come previsto dalle Linee guida italiane.[4]

Sostegno psicologico e accompagnamento assistenziale

L’ovodonazione non è soltanto una procedura di laboratorio. Può richiedere l’elaborazione della mancata trasmissione del proprio patrimonio genetico e sollevare domande sull’identità genitoriale, sulle origini e sulle modalità con cui parlarne alla futura figlia o al futuro figlio.

Le Linee guida italiane prevedono che i centri offrano la possibilità di un sostegno psicologico prima, durante e dopo il trattamento, indipendentemente dal suo esito. Nei percorsi eterologhi devono essere considerate anche le implicazioni genetiche, giuridiche, psicologiche e bioetiche della donazione.[4]

Il personale infermieristico e ostetrico può svolgere un ruolo rilevante nell’intercettare dubbi, difficoltà nella gestione della terapia, timori legati alle procedure e segnali di disagio. La relazione assistenziale può inoltre favorire una comunicazione più chiara tra la persona, la coppia e le diverse figure dell’équipe.

Particolare attenzione deve essere dedicata al consenso informato. Non è sufficiente descrivere tecnicamente il trattamento: è necessario verificare che siano stati compresi origine dei gameti, probabilità realistiche di successo, rischi per donatrice e ricevente, possibilità di insuccesso e implicazioni future della donazione.

Che cosa potrebbero cambiare i robot

L’automazione potrebbe rendere alcune attività del laboratorio più standardizzate e ripetibili, sostenere la tracciabilità dei passaggi e ridurre parte della variabilità legata all’esecuzione manuale.

Questi possibili vantaggi sono però ancora ipotesi da verificare sugli esiti realmente importanti per le persone assistite, come fecondazione, sviluppo embrionale, gravidanza evolutiva, nascita viva, sicurezza neonatale e costi complessivi del trattamento.

Prima di una diffusione estesa saranno necessari studi indipendenti, con campioni adeguati e confronti tra più centri. Dovranno essere definite anche le modalità di supervisione umana, le procedure in caso di malfunzionamento, la sicurezza informatica, la protezione dei dati riproduttivi e le responsabilità delle diverse figure professionali.

Il laboratorio potrebbe quindi cambiare, ma la qualità dell’ovodonazione continuerà a dipendere dall’appropriatezza dell’indicazione, dalla tutela della donatrice, dalla sicurezza delle procedure, dalla trasparenza delle informazioni e dalla capacità dell’équipe di accompagnare la persona e la coppia durante tutto il percorso.

NurseReporter

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