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COVID-19

Due infermieri per 80 pazienti in RSA sono pochi sempre

di Mimma Sternativo

La polemica attuale sulle RSA sa di nuovo gioco politico a danno di chi era in prima linea. Chiediamo scusa ad ogni persona che ha perso un proprio parente o amico che si è infettato ed è deceduto in RSA o a casa. Avremmo voluto più tempo, più dispositivi di protezione, ma soprattutto più posti letto e più risorse umane per curare tutti. Era di dominio pubblico che due infermieri per 80 pazienti in una RSA fossero pochi prima, figuriamoci in un’emergenza come quella del Covid-19. Inutile poi intentare una crociata mediatica perché qualcuno è morto da solo senza che nessuno gli tenesse la mano. Vile chi cerca di colpevolizzare il personale in turno.

Hanno già dimenticato le prime settimane di marzo

Ci stiamo risvegliando da un incubo e la realtà sembra ancora peggiore

Qualcuno ha detto: Non dimenticare mai: chi c’era nelle situazioni difficili, chi ti ha abbandonato nelle situazioni difficili, chi ti ha messo nelle situazioni difficili. Non siamo ancora alla Fase 2 COVID che si è già dimenticato. I contagiati continuano a calare, i decessi pure, il numero dei guariti cresce. Si guarda al futuro. Hanno già dimenticato le prime settimane di marzo.

”Hanno”, perché noi non l’abbiamo fatto e probabilmente ne porteremo a lungo i segni. No, non quelli sul viso lasciati dalle mascherine. Noi non dimenticheremo quanto sia stata dura essere un medico, un infermiere o un qualunque professionista sanitario nel primo mese di pandemia.

Non dimenticheremo i filmati e le notizie che ci arrivavano dalle città di Lodi e Bergamo, di quanto sia stato difficile dire sì possiamo investirci, no terapia medica massimale. Quante volte non abbiamo avuto abbastanza posti letto in terapia intensiva, dispositivi per la ventilazione invasiva e non invasiva e abbiamo dovuto fare una scelta.

Quante volte il sessantenne era comunque “più vecchio” del ventenne. Quante volte un dispositivo monouso abbiamo dovuto decontaminarlo e riutilizzarlo perché carente a livello mondiale, ma necessario a salvar vite. Noi non dimenticheremo i decenni di tagli alla sanità in termini economici e di posti letto.

Ci stiamo risvegliando da un incubo e la realtà sembra ancora peggiore. Certo che avremmo voluto risorse per salvare tutti, non avremmo voluto lasciare pazienti a casa o nelle RSA e decimare un’intera generazione. Ma non potevamo.

La polemica attuale sulle RSA sa di nuovo gioco politico a danno di chi era in prima linea. Chiediamo scusa ad ogni persona che ha perso un proprio parente o amico che si è infettato ed è deceduto in RSA o a casa. Avremmo voluto più tempo, più dispositivi di protezione, ma soprattutto più posti letto e più risorse umane per curare tutti.

Era di dominio pubblico che due infermieri per 80 pazienti in una RSA fossero pochi prima, figuriamoci in un’emergenza di questa portata. Inutile poi intentare una crociata mediatica perché qualcuno è morto da solo senza che nessuno gli tenesse la mano. Vile chi cerca di colpevolizzare il personale in turno.

Avremmo voluto un’assistenza territoriale diversa, in grado di far argine alle strutture ospedaliere. Una politica - mondiale, nazionale e regionale - diversa, in grado di anticipare la pandemia e di non farsi trovare impreparati, una politica che investisse sulla sanità e che considerasse il territorio importante almeno tanto quanto le strutture per acuti.

Il tanto sbandierato “scandalo nella gestione delle RSA” non solo non darà risposte a chi giustamente sta soffrendo per la perdita di un proprio caro, ma bloccherà interi reparti ospedalieri e di conseguenza porterà a nuovi morti.

Ora che i pazienti, una volta stabilizzati, non potranno più tornare nelle loro strutture residenziali “fino a data da definirsi” cosa ne sarà dei reparti ospedalieri? Quando tutti i letti saranno occupati cosa ne sarà di tutti quei pazienti non positivi, quelli cronici che hanno tenuto fino ad oggi e che ora hanno bisogno di cure? Hanno bisogno di quei posti letto, hanno bisogno dei loro medici e dei loro infermieri.

Fase 2: il nostro SSN non reggerà ad un nuovo processo d’accusa

Si trovino soluzioni alternative, affinché non si ripeta non l’errore, ma la situazione di ritrovarsi impreparati. Basta con le inutili strategie elettorali, con le accuse e le battaglie legali che speculano sulla sofferenza dei cittadini.

Non eravamo eroi, ma neppure dei criminali. Eravamo e siamo professionisti di fronte ad un’emergenza sanitaria mondiale

Sindacalista

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