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Formazione

Cosa sono i Master di I e II livello per Infermieri

di Chiara Tosin

Il master è un titolo di studio post lauream di alta formazione e perfezionamento scientifico, introdotto con la riforma dell’università del 2001. Può essere indirizzato sia ai neolaureati che ai professionisti che vogliano aggiornarsi o riqualificarsi.

I master infermieristici di primo e secondo livello 

Il Profilo Professionale dell’Infermiere ha dato il via alle specializzazioni per la categoria

I master hanno una doppia valenza: da un lato permettono di ampliare conoscenze precedentemente acquisite e tradurle in competenze professionali, dall’altro aiutano a potenziare capacità professionali acquisite nella pratica.

Il termine “master” nasce nel contesto nordamericano per identificare quella fase del processo formativo che si posiziona tra il conseguimento della laurea e l’inizio dell’attività lavorativa. Questa definizione rispecchia pienamente i master di primo livello, mentre quelli di secondo livello sono da vedersi più come approfondimenti durante l’attività lavorativa.

I Master of Science anglosassoni sono conseguiti successivamente al Bachelor triennale e corrispondono alla nostra attuale Laurea Magistrale. A differenza di quanto accade a livello europeo, il master universitario in Italia è rilasciato dalle università al termine di corsi di perfezionamento scientifico e di alta formazione permanente e consegna un titolo di studio accademico che non permette l'accesso a corsi di terzo ciclo come il Dottorato di ricerca. Costa circa quanto un Master’s degree (fino a 9000 euro nel Regno Unito), ma in Italia il master di primo livello non rientra nel livello 7 del quadro europeo delle qualifiche (es. Laurea Magistrale) e quello di secondo livello non corrisponde al livello 8 (es. Dottorato di ricerca).

Il 22 giugno 2010 durante una mozione il Consiglio universitario nazionale ha proposto di denominarli “Corsi universitari di alta formazione scientifica e/o professionale”, in modo da evitare confusione con i Master's degree di altri paesi.

Ammissione ai Master infermieristici

L’accesso è a numero chiuso e i partecipanti possono variare da un minimo di 20 ad un massimo di 35; questa selezione è necessaria sia per garantire un adeguato supporto formativo, che per formare un numero di soggetti coerente con le esigenze del mondo del lavoro. L’ammissione è subordinata alla verifica dei prerequisiti tramite selezione, che viene indetta e pubblicata da ciascun ateneo.

I corsi sono promossi da università, in molti casi, in collaborazione con strutture di formazione esterne e aziende e si tengono non direttamente presso le facoltà, ma più spesso presso dipartimenti, istituti, scuole apposite o altri centri.

L’organizzazione dei master è deputata alle singole strutture universitarie che ne stabiliscono i contenuti e gli obiettivi. Per la loro forte valenza nell’ambito lavorativo spesso vengono organizzati in collaborazione con enti pubblici o privati.

La durata dei corsi è a discrezione degli atenei; non devono necessariamente essere organizzati per anni accademici e possono durare anche 14-16 mesi. Non essendo strutture permanenti, i singoli corsi possono non essere riattivati ogni anno accademico.

Nei master universitari le attività formative sono quantificate in crediti. I corsi non durano meno di un anno accademico e prevedono la maturazione di almeno 60 crediti formativi universitari (ad un credito corrispondono 25 ore di lavoro complessivo dello studente). In genere sono organizzati in 400-500 ore di attività didattica d’aula, più un adeguato numero di ore dedicate a tirocinio, laboratorio o esercitazioni.

La frequenza è obbligatoria per almeno l’80% della durata complessiva del corso e, come per i corsi di laurea, è incompatibile con la contemporanea frequenza di altri corsi di studio universitari. Il master si configura quindi come un programma a tempo pieno.

In genere sono previsti esami o verifiche del livello di competenza mentre il percorso si conclude sempre con una prova finale.

Qual è il momento giusto per affrontare un master?

Per accedere ai master di primo livello è necessario aver conseguito la laurea di primo livello o un titolo di studio equiparato, mentre per accedere ai master di secondo livello è richiesto un titolo di laurea magistrale o a ciclo unico.

La differenza tra scarsa domanda di lavoro e alta quantità di offerta ha creato, negli ultimi anni, sempre più infermieri neolaureati temporaneamente disoccupati. Per questo molti decidono di proseguire gli studi e specializzarsi. Frequentare un master prima di inizio carriera ha indubbiamente dei vantaggi: non si sovrappongono studio e lavoro, la mente è più “fresca” ed abituata ad assimilare concetti, può essere utile ai fini di colloqui di assunzione soprattutto nei contesti privati dove si valutano anche percorsi formativi aggiuntivi e, ultimo, ma non per importanza, si occupa in modo produttivo il periodo di tempo che intercorre tra il conseguimento della laurea e il primo impiego.

Al contrario, affrontare un master con qualche anno di esperienza può essere molto più impegnativo, perché richiede di conciliare vita lavorativa, studio e vita privata; per questo esistono dei permessi studio retribuiti (150 ore all’anno) che i singoli enti erogano a sostegno degli studenti lavoratori.

L’infermiere esperto specializzato è una grande risorsa, per sé stesso, per la sua azienda e per i pazienti; egli infatti sa individuare connessioni tra la teoria e la realtà clinica, sa porsi domande ed essere critico in modo propositivo verso i concetti teorici e, soprattutto, ha la capacità di rilevare sfumature che un neolaureato non può cogliere. Sicuramente anche l’aula è avvantaggiata dalla presenza di esperti, perché possono essere protagonisti di un confronto attivo che porta le discussioni su un piano di realtà molto potente ai fini dell’apprendimento.

L’infermiere esperto, inoltre, conosce molto bene l’ambiente lavoro in cui è inserito e le dinamiche che lo regolano, proprio per questo può essere il primo portatore e promotore del cambiamento. Conosce le regole, le gerarchie e le possibilità di crescita, ha la competenza per confrontarsi con i colleghi e per presentare con autorevolezza i contenuti appresi.

L’infermiere esperto potrebbe avere qualche difficoltà nel memorizzare i contenuti rispetto al neolaureato, ma sicuramente riesce a cogliere gli spunti più interessanti per la pratica clinica. Anche per gli utenti è vantaggioso accedere a strutture che perseguono la qualità dell’assistenza e questo può essere ottenuto solo formando gli infermieri perché siano in grado di porsi domande cliniche e organizzative al fine di trovare risposte che garantiscano la qualità per i pazienti.

Le maggiori università italiane propongono Master che possono essere di ambito clinico o organizzativo/gestionale. Tra i master proposti troviamo:

Come scegliere un Master infermieristico?

Saper valutare la qualità dell’offerta formativa del master che si intende frequentare è molto importante. A questo proposito può essere utile:

  • conoscere il corpo docente o informarsi sulla loro esperienza professionale, di didattica e ricerca. Un insegnante proveniente dall’università tenderà ad essere maggiormente teorico, un professionista esperto avrà maggiori competenze pratiche e di correlazione con la teoria;
  • valutare la serietà delle prove di selezione e delle qualifiche richieste. Vi sono corsi più adatti a neolaureati e corsi maggiormente specialistici ed avanzati per i quali è necessaria maggiore competenza ed esperienza;
  • puntare sullo stage come la migliore opportunità per vedere, conoscere e sperimentare diverse realtà. Investire nel periodo di tirocinio significa darsi una grande opportunità di apprendimento che, una volta inseriti nel mondo del lavoro, è difficile da ottenere.

Il master è un elemento formativo per lo sviluppo di competenze post base di alta specializzazione. Nonostante possa essere riconosciuto anche a livello legale, non comporta un automatico riconoscimento nell'ambito delle aziende private o pubbliche. I master stentano inoltre ad affermarsi come titoli di studio, tant'è che non esiste ancora una regolamentazione omogenea sulla sua valutazione nei pubblici concorsi; tuttavia, sempre più frequentemente, in sede di concorsi e colloqui di assunzione, vengono cercate e valorizzate le competenze avanzate in settori specifici, competenze che un master permette di acquisire.

Sicuramente ad oggi è importante per un infermiere cercare di mantenersi aggiornato nei settori disciplinari utili alla pratica clinica e organizzativa, ma l’impegno economico che il lavoratore si assume è importante e spesso non corrisponde ad un reale cambiamento nel suo inauadramento lavorativo.

Perché dovremmo continuare a frequentare corsi come i Master?

Il lavoro dell’infermiere è impegnativo sul piano emotivo e delle relazioni, ma lo è altrettanto, se non di più, sul piano fisico. I turni di lavoro gravano in modo importante sulla vita quotidiana e si vive costantemente immersi nella sofferenza degli altri. Le discussioni con colleghi, pazienti, medici e coordinatori, sono all’ordine del giorno. Spesso, anche se non subito, si rischia di cadere nella trappola del “fare l’indispensabile”.

Trovare ogni giorno la motivazione per affrontare questo lavoro non è facile, trovare stimoli ed essere interessati a ciò che si fa lo è ancora meno. Aggiornarsi significa mantenere la testa in movimento, rimanere con lo sguardo vigile sul cambiamento ed essere pronti per accogliere nuove idee, nuove pratiche.

Non è più possibile, ad oggi, basare tutta una vita professionale su tre anni di università o diploma. È necessario essere interessati allo sviluppo delle proprie competenze e del proprio curriculum. L’infermiere anche come parte dell’organizzazione può essere il perno del cambiamento, ma per avere idee innovative è necessario essere aperti alle contaminazioni esterne, uscire dai reparti e dagli ospedali e conoscere il mondo esterno. Corsi di aggiornamento, corsi universitari, master, ricerca, tutto ciò porterà la professione infermieristica lentamente e progressivamente a crescere, mentre starà al singolo la scelta di rimanere “sul pezzo” o guardare da lontano.

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