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COVID-19

Piano vaccini, pochi infermieri assunti col bando Arcuri

di Massimo Canorro

L’ex commissario straordinario mirava al reclutamento di 12mila vaccinatori mediante le agenzie interinali. Ma le condizioni economiche non sono allettanti per gli infermieri in libera professione, oggi molto ricercati. Le agenzie, inoltre, non permettono il part-time, incidendo così sulla scelta finale dei professionisti.

Bando Arcuri: di fronte alle condizioni offerte tanti hanno rinunciato in corsa

Gli infermieri assunti con il bando Arcuri sono soltanto 540, i medici più del doppio

Il contratto prevedeva 36 ore settimanali su turni, con disponibilità anche per le fasce serali e nel fine settimana. Ne avevo proposte 20: mi hanno detto che non sarei stato chiamato. E per lo stipendio? Il bando parlava di 3mila euro, avevo ipotizzato 1.900 euro netti, invece sono poco più di 1.200.

A parlare è Andrea, infermiere di Padova – come riporta ilfattoquotidiano.it – in riferimento al bando da 534 milioni di euro con il quale l’ex commissario straordinario per l’emergenza Covid-19 Domenico Arcuri (al cui posto il premier Mario Draghi ha nominato il generale di Corpo d’armata Francesco Paolo Figliuolo) puntava al reclutamento e all’assunzione, mediante agenzie per il lavoro, con contratto a tempo determinato di 9 mesi (rinnovabili), di 12mila infermieri e assistenti sanitari e di 3mila medici da destinare alla campagna vaccinale contro il coronavirus.

Era lo scorso dicembre. Tre mesi dopo la pubblicazione del bando – al quale potevano aderire anche i medici pensionati – si sono candidate 28mila persone, tra cui soltanto 5mila infermieri. Ma, di fronte alle condizioni proposte, tanti hanno rinunciato in corsa.

Numeri alla mano oggi, i contratti sottoscritti sono 1.750, mentre altri mille lavoratori restano in attesa di concludere le visite mediche oppure stanno ancora perfezionando l’iter di selezione. Da parte sua, la struttura commissariale considera tali numeri in linea con il fabbisogno espresso fino ad oggi dalle Regioni, ma la sproporzione c’è: gli infermieri assunti sono soltanto 540, i medici più del doppio.

Un fallimento, finora sono stati gli infermieri del Servizio sanitario nazionale a supplire alle carenze. Così il segretario nazionale del sindacato delle professioni infermieristiche NurSind, Andrea Bottega. Precisazione, poi, sulla tabella all’interno del bando Arcuri che riportava la cifra di 3.077 euro, interpretata dagli infermieri come stipendio lordo quando, invece, rimanda al costo del lavoro aziendale. Una sorta di “specchietto”, poiché occorre sottrarre gli oneri a carico dell’ente che impattano circa per il 36 per cento: ragione per cui scendiamo sotto i 2mila euro lordi, circoscrive Bottega.

Per un compenso netto mensile di circa 1.300 euro, meno di quanto guadagna un neoassunto nel SSN. E ancora, la retribuzione di riferimento equivale al minimo tabellare previsto dal contratto collettivo dell’area sanità per gli infermieri. Non dimenticando, altresì, sia che la sproporzione tra medici e infermieri assunti si è tradotta in un costo complessivo più elevato, considerando che per i primi il bando Arcuri riporta un costo lordo del lavoro mensile pari a 6.538 euro (oltre il doppio rispetto a quanto previsto per un infermiere) sia che il bando cerca gli infermieri dove non ci sono, affidandosi ad agenzie per il lavoro che costituiscono un’ulteriore complicazione, spiega Nicola Draoli, consigliere nazionale di Fnopi.

Il bando Arcuri, però, presenta anche problematiche strutturali, come quella di rivolgersi a un parterre limitato di professionisti: gli infermieri in libera professione, che in Italia sono circa 30mila e che, dal principio della pandemia – con il SSN che si è dovuto fortificare – sono particolarmente ricercati. Tanti infermieri che lavorano nel privato si sono riversati nel pubblico e adesso emergono le carenze, ad esempio nelle residenze sanitarie assistenziali – riprende Bottega –, a questo vanno aggiunte le condizioni economiche poco attraenti nonché la mancanza delle garanzie di un posto fisso, trattandosi di un contratto di nove mesi.

Secondo i sindacati, poi, le agenzie interinali richiedono un impegno lavorativo di 36 ore settimanali, sei giorni su sette. Tradotto: un tempo pieno che induce un libero professionista ad abbandonare tutto per un impegno comunque a termine: Nessuno si lega così se può avere un contratto a tempo indeterminato in qualsivoglia ente pubblico o restare in libera professione, conclude Bottega.

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