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Infermieri da Sud America, Bertolaso: operativi entro l'anno

di Redazione

Mi auguro che entro la fine di questo mese, al massimo entro luglio, possa essere stipulato il primo accordo fra la regione Lombardia e il Paraguay. Così Guido Bertolaso, assessore al Welfare, esprimendo soddisfazione dopo la sua iniziativa di muoversi in autonomia sul mercato globale, in merito ai risultati ottenuti dai suoi recenti viaggi nelle scuole infermieristiche del Sud America.

Intesa tra Lombardia, Paraguay e Argentina sull'arrivo di infermieri

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Guido Bertolaso, assessore al Welfare della Lombardia

Scopo delle missioni istituzionali era verificare requisiti, interesse e competenze degli infermieri stranieri da reclutare per lavorare in Lombardia così da sopperire alla cronica carenza di personale nelle strutture sanitarie regionali. L'obiettivo dell'intesa, che potrebbe essere presto siglata anche con l'Argentina, è far arrivare i primi contingenti entro la fine dell'anno. Visto che il reclutamento sembra essere andato a buon fine, se inizialmente l'idea era di assumere 400-500 unità, ora la prospettiva potrebbe anche essere quella di non porsi alcun limite.

Sono soddisfatti dell'iniziativa anche i Paesi sudamericani: In Argentina c'è una sovrabbondanza di offerta di personale sanitario qualificato in un momento in cui il Paese sta attraversando un momento sociale ed economico complesso. Quindi i professionisti più giovani, una volta ottenuta la laurea, cercano nuovi orizzonti. La possibilità, discussa con Bertolaso, di assumere personale dal nostro istituto, dove la lingua italiana fa parte del piano di studi, per noi è molto positiva e ha suscitato molto interesse tra gli studenti. I ragazzi sono alla ricerca di una prospettiva migliore. Così Karina Elmir, prorettrice dell'Istituto Universitario Italiano de Rosario, una delle scuole infermieristiche visitate dall'assessore lombardo.

Bertolaso spiega che se i primi infermieri paraguayani arrivassero entro giugno sarebbe possibile organizzare le prime selezioni e i primi bandi di assunzione nonché completare tutte le pratiche burocratiche.

Il fabbisogno è alto – precisa -. Dovremmo avere, come minimo, tra i 2500 e i 3000 infermieri in più tra ospedali e strutture sul territorio, soprattutto nelle case di comunità, sottolinea ribadendo l'impossibilità di coprire questo fabbisogno soltanto con il personale italiano.

Denuncia, inoltre, che nei concorsi i posti restano vacanti: Mediamente su un bando per assumere 50 infermieri si presentano circa 20-30 candidati e ad accettare l'assunzione sono ancora meno, diciamo 10-15, continua l'assessore. Così non andiamo da nessuna parte.

Del resto, il fabbisogno nazionale, tra ospedali e territorio, sarebbe oltre le 65mila unità. Il gap è causato anche dai quasi 30mila infermieri laureati nelle università italiane, su cui il sistema sanitario ha investito 675 mila euro, che decidono di lavorare all'estero. Le carenze organizzative, i turni massacranti, la scarsa valorizzazione e gli stipendi più bassi del 23% rispetto alla media Ocse non rendono certamente attrattiva la professione infermieristica.

Non siamo contrari al reclutamento di personale infermieristico straniero, fa sapere la segretaria nazionale Fnopi, Beatrice Mazzoleni. Ricorda che in Italia ce ne sono già migliaia, circa 13.000 che, complici la pandemia e una serie di decreti di deroga, non sono assolutamente mappati in quanto non è stato possibile attuare la procedura vigente per verificarne i requisiti.

In epoca pre Covid la normativa prevedeva una selezione di titoli e competenze, anche linguistiche, da parte del ministero della Salute per la successiva iscrizione all'Ordine, spiega. Questo consentiva una tutela e una garanzia a tutto tondo. Riteniamo pertanto fondamentale per i nostri concittadini che tali professionisti, in vista di future assunzioni dall'estero, siano controllati dal punto di vista delle competenze, sotto l'aspetto deontologico e soprattutto assicurativo – sottolinea - altrimenti avremo professionisti di serie B e pazienti di serie B.

Pur esprimendo preoccupazione sul rischio che questo accaparramento di personale possa rendere più fragili i sistemi sanitari svantaggiati, Bertolaso propone di replicare l'iniziativa estendendo questo modello di reclutamento anche per i medici, soprattutto quelli di medicina generale e dell'emergenza-urgenza, i profili numericamente più carenti. Partiamo con gli infermieri e non escludiamo l'ipotesi di ricorrere eventualmente a colleghi medici stranieri, ha fatto sapere.

Del resto sul territorio nazionale, secondo l'Associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi), lavorano già 28mila medici stranieri, di cui 24mila provengono da Paesi extra Unione Europea come i medici cubani in Calabria e quelli argentini in Sicilia.

Si stima che nel 2028 la domanda di medici stranieri - attualmente impiegati soprattutto in Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Lazio - raggiungerà le 100mila unità per soddisfare il fabbisogno delle strutture sanitarie, sia pubbliche che private.

Di contro, secondo i dati dell'Osservatorio della Federazione degli Ordini dei medici (FnomCeo), sono 40mila i medici in fuga all'estero negli ultimi 5 anni. Per trattenere i nostri professionisti in Italia occorre allineare gli stipendi alla media Ue, rimarca Filippo Anelli, presidente della Federazione.

Bisogna inoltre far uscire dal limbo i medici stranieri, sottolinea. Ricordando che il riconoscimento dei titoli non è più competenza del ministero della Salute, ribadisce che andrebbe sollecitata l'approvazione della bozza d'Intesa, ferma da tempo in Conferenza Stato Regioni, che prevede tale riconoscimento, con la contestuale iscrizione all'Ordine, sia svolto dalla Regione, con la partecipazione delle Università e degli Ordini professionali.

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Commenti (1)

MaxGen76

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48 commenti

La storia si ripete…!

#1

Accadde con l’assunzione dei rumeni, albanesi ed infine indiani! Solo che a quei tempi non era ancora in vigore la 739 del 1994…beh in realtà non lo è ancora oggi! Questo sistema di reclutamento a mio modo di vedere poteva essere valido con il ruolo ancillare che l’infermiere avrebbe svolto nei confronti della casta medica…!Oggi gli studenti di infermieristica sempre più attenti, grazie soprattutto ai social, si informano!Da ciò deriva il fuggi fuggi generale in posti dove sono più apprezzati sia dal punto di vista lavorativo che remunerativo! D’altronde nelle Università italiane insegnano a parole (non con i fatti!) a divenire dottore, quindi ad applicare procedure e protocolli infermieristici, diagnosi infermieristiche, problem solving, ecc ecc…poi c’è la dura realtà dei reparti! Allievi usati come OSS, o peggio come tutto fare…!Nel 2024 ancora si svolge l’esame sul rifacimento dei letti…poi vi lamentate che i dottori scappino altrove!Se non si avrà il coraggio di applicare tutte le leggi a partire dalla 739 del ‘94, la 42 del ‘99 la 251 del 2000, ecc…l’infermiere non godrà mai del rispetto che merita e sarà visto sempre alla stregua degli oss, portantini, ausiliari, al servizio di ognuno (con tutto rispetto per tutti!). Ma il primo passo dovremmo avere il coraggio di farlo noi stessi per essere credibili! Ovvero coloro i quali, oltre ad essere utili sono in primis INDISPENSABILI per il SSN! Provate a ragionare con le vostre teste…per una volta…altro che “si è sempre fatto così” o peggio “e se ci fosse un tuo parente?”Come si fa a risolvere tutto in pochi mesi quando questi colleghi esteri si scontreranno con la lingua, modus operandi diversi?Chi svolgerà i controlli per non rendere le cure di serie B?Non si faceva prima ad alzare gli stipendi e ad assumere più personale oss su tre turni andando ad eliminare l’odioso demansionamento?Quanti Mld di euro in sprechi, mala sanità e gestione si sarebbero risparmiati?Maggior assistenza infermieristica, minor costo!