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Il coraggio del cambiamento: facciamo ripartire il lavoro

di Mimma Sternativo

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MILANO. "Investire con coraggio tutti insieme" con questa frase Linda Gilli presidente e amministratore delegato Inaz (Inaz è l’azienda italiana specializzata in software e soluzioni per amministrare, gestire e organizzare il lavoro. Da sessant’anni progetta, produce e commercializza prodotti e strumenti che danno valore alle persone e mettono in moto le organizzazioni, soluzioni innovative per gestire e amministrare il personale) apre il convegno dal titolo "idee per far ripartire il lavoro e le relazioni industriali", tenutosi oggi 17 giugno 2013 a Milano.

Per riflettere sui grandi temi del lavoro e della competitività, Inaz ha coinvolto l’economista Marco Vitale che ha introdotto il tema citando le parole del governatore della Banca d'Italia "È essenziale la risposta della società e di tutte le sue forze. Il tema del lavoro è uno dei temi così tanto importante che non può essere lasciato solo a fronte degli esperti, ma deve coinvolgere tutti,ognuno nei rispettivi ruoli, bisogna fare un salto di civiltà, è necessario allo scoperto e dire che alcuni sindacati e alcuni imprenditori sono preistorici: basta vedere il fenomeno ilva.
La riforma Monti-Fornero ha soffocato ogni slancio, bisogna uscire dal retrobottega se vogliamo un sistema che favorisca la creazione del lavoro e recuperare la perduta competitività, in un clima di convivenza civile come fanno altri paesi sviluppati.
I sindacati hanno abbandonato i lavoratori. In Germania gli operai hanno grazie ai loro sindacati grande importanza all'interno dell'azienda,i nostri operai invece per far sentire la loro voce devono andare su una gru. 
Non possiamo dire facciamo come i tedeschi perchè è una via tanto lunga e per cominciare i temi del lavoro devono essere di grande coinvolgimento per tutti.

La politica non guida queste cose la politica segue: segue la gente, gli esperti, i sindacati.Poi dopo seguirà la legge."
È stato poi il turno del giuslavorista Luca Failla. A lui il ruolo di dare una fotografia dell'attuale ordinamento ed eventuali misure correttive.
"Il Diritto del lavoro può stimolare la ripresa? Ritengo che sia impossibile immaginare un contratto di lavoro che crei posti di lavoro, ma un diritto di lavoro può favorire ed essere elemento di stimolo per la ripresa.Il diritto del lavoro italiano è frammentario: non esiste uno statuto dei lavoratori, ne parlava Marco Biagi (10 anni dalla legge Biagi).Lo statuto del 1970 non è più al passo coi tempi. Il nostro diritto del lavoro è rigido perchè inderogabile, questo andava bene prima forse, ora nel contesto complessivo di crisi mi chiedo se quella rigidità abbia ancora una logica. Questo non aiuta l'economia. La legge Fornero ('92)aveva delle ambizioni ma dopo un anno non ha dato i risultati aspettati e con la modifica dell' Art..18 non è diventato più facile licenziare e comunque non è vero che possa essere da stimolo per attirare investimenti Esteri in Italia.
Abbiamo ristretto i contratti a progetto, i contratti a termine con p.iva, ma come risultato oggi è più difficile assumere perchè allo scadere di un contratto a termine bisogna attendere 60-90giorni per riassumere. E se anche ora venisse vietato il contratto a progetto le aziende non potrebbero comunque assumere a tempo indeterminato, anzi si rischierebbe di ricadere nel lavoro a nero.
La Disoccupazione giovanile attualmente tocca il 30% e la disoccupazione generale il 10%. Il tasso salario netto è il più basso rispetto ad altri paesi.

Il nostro diritto del lavoro non protegge chi non lavora o cerca lavoro. La BCE (Banca Centrale Europea) aveva suggerito di valorizzare la contrattazione aziendale. Ma abbiamo nel DNA italiano il conflitto con il sindacato...ci vuole un salto culturale per arrivare alla contrattazione decentrata una sorta di CCNL (Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro) mixato con un contratto aziendale.
Abbiamo il problema del tourn over, nessuno va in pensione il ricambio generazionale è una bella idea, ma ora è difficile. Non dobbiamo demoralizzare i contratti a termine ma dobbiamo dare a questi contratti le stesse tutele degli altri contratti. I contratti flessibili in tempi di crisi consentono di recuperare spazi di lavoro"

I contratti flessibili sono come un coltello:i l coltello non è in se buono o cattivo dipende come viene utilizzato.Dobbiamo avere il coraggio del cambiamento almeno ora in tempo di crisi.

Sindacalista

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