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Infermieri uniti per il riconoscimento della professionalità

di Marco Alaimo

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Il gruppo Facebook #noisiamopronti cresce e chiede rispetto per gli infermieri

Il gruppo Facebook #noisiamopronti è uno dei fenomeni che ha caratterizzato il panorama infermieristico negli ultimi dieci mesi. Migliaia di professionisti aggregati attorno ad un hashtag che è entrato ormai nel linguaggio comune. Dal primo #noisiamopronti Day del novembre scorso al  gruppo Facebook, che oggi conta oltre 25mila iscritti. Per capire di più abbiamo posto alcune domande a Pietro Giurdanella, neo Presidente del Collegio IPASVI di Bologna e promotore del movimento.

Pietro Giurdanella promotore dell'iniziativa #noisiamopronti

Pietro Giurdanella promotore dell'iniziativa #noisiamopronti

Qual è stato il motivo scatenante che vi ha portato a lanciare #noisiamopronti?

L'hashtag è nato a novembre 2015, sotto le Due Torri, dopo la vicenda dei medici del 118 “attenzionati” dal loro Ordine per aver autorizzato procedure infermieristiche avanzate nel Servizio di Emergenza Territoriale di Bologna.

Dopo la prima foto pubblicata in rete, centinaia di professionisti hanno partecipato ad una vera e propria catena umana e professionale per dichiarare di essere pronti. Pronti per le competenze specialistiche, pronte per una sanità che cambia (e da cambiare), pronti per rispondere ai bisogni del cittadino, pronti per lavorare in équipe.

In pochi giorni il #noisiamopronti ha conquistato velocemente migliaia di persone in tutto il territorio nazionale. Oltre 600 le foto pubblicate in meno di un mese da tanti infermieri che spontaneamente hanno partecipato.

Numerose le adesioni anche dall'estero. Dall'Inghilterra alla Svizzera, dal Mozambico alla Nuova Guinea. Coinvolti anche tanti altri professionisti sanitari: ostetriche, fisioterapisti, tsrm, a sottolineare la trasversalità dell'azione.

Avete portato il movimento in piazza a novembre dello scorso anno. Perché?

Per gridare a voce alta che era arrivato il momento di porre al centro la questione infermieristica. Sblocco del turn over, maggiore investimento sulla professionalità degli infermieri, competenze specialistiche, coesione tra gli infermieri e le altre professioni sanitarie.

Gli Infermieri cosa chiedono e cosa si aspettano dalla società? E dagli organi di stampa?

Rispetto. Negli ultimi due decenni gli infermieri sono stati protagonisti di un'evoluzione professionale che non ha paragoni in ambito sanitario. Dal diploma alla laurea, dalle mansioni all'autonomia professionale, dai piccoli compiti alla presa in carico dei pazienti, dall'ospedale al territorio. Oggi l'infermiere rischia di sentirsi “tradito” da un sistema che non sta ricompensando a dovere l'impegno e la dedizione che migliaia di professionisti hanno messo in campo in questi anni.

A ciò va aggiunta la reiterata provocazione da parte degli organi di stampa che, pur di fare il “titolo” attribuiscono agli infermieri qualsiasi malefatta avvenuta all'interno di una struttura ospedaliera. In molti casi, nessun infermiere è coinvolto. Ma la notizia data non viene mai corretta.

Organi di stampa: dopo il “decalogo” apparso su La Repubblica, avete scritto al Direttore del quotidiano. Ci puoi dire di più?

Il giorno della pubblicazione dell'articolo sul giornale, l'intera comunità professionale è rimasta attonita. Vedere un decalogo con le 10 mansioni più rilevanti dell'operato degli infermieri ci ha riportato indietro nel passato. A mansioni di ancora più basso contenuto di quanto era previsto nel “mansionario”.

Mi richiamo,  ad esempio,  al punto n. 3: "l'Infermiere monitora i parametri ambientali del reparto", come se l'infermiere fosse un termostato. Abbiamo quindi deciso di scrivere una lettera e l'abbiamo inviata al Direttore del giornale.

Chiedevamo rispetto, per la nostra storia, per la fiducia che i cittadini assistiti ripongono in noi e di cui siamo responsabili. La lettera è stata sottoscritta da oltre mille persone. Da Modica a Bolzano. Anche tanti colleghi al momento all'estero hanno voluto apporre la propria firma.

Avete avuto risposta?

Nessuna replica. Abbiamo deciso quindi di scrivere al Presidente dell'Ordine Nazionale dei giornalisti, il quale ha risposto due ore dopo sulla sua pagina twitter, rivolgendosi al direttore del giornale e chiedendo di porre attenzione alla richiesta. L'abbiamo vissuto come un piccolo risarcimento. Adesso seguiremo gli sviluppi.

Qual è il tuo sogno nel cassetto?

Una maggiore coesione di intenti tra gli infermieri. Siamo divisi e  non siamo capaci  di trovare una sintesi, un equilibrio. Se viene posto  il tema dello sviluppo delle competenze in logica specialistica si risponde contrapponendo il tema del demansionamento. Io penso che questi due fenomeni non siano antitetici. Riguardano due nodi, due diverse istanze, due aspetti della stessa questione infermieristica su cui  la comunità professionale e le istituzioni politiche e professionali debbono riuscire a fare sintesi spingendo verso le prime e superando le seconde.

Dove credi che possa arrivare il movimento #noisiamopronti?

Fin dalla sua origine, il movimento ha mostrato una spinta propulsiva molto forte. E ciò è dimostrato dall'interesse e dal coinvolgimento delle persone. Non metto limiti al futuro del movimento. Io penso che finché manterrà la sua strutturazione iniziale, ovvero un movimento di persone e di professionisti capaci di dare voce e sostenere gli obiettivi che si è dato, può evolvere ancora. Lo vedremo.

La tua idea di infermiere nel prossimo futuro?

La professione infermieristica è stretta tra i tanti vincoli di una “sanità” incapace di rivedere la sua strutturazione in funzione del cambiamento della società, dei cittadini e dei loro bisogni.

In un contesto, come quello attuale, nel quale oltre 16 milioni di cittadini italiani convivono con malattie croniche anche invalidanti, l'unica alternativa possibile, a mio parere, è quella dell'investimento in politiche sanitarie territoriali. In questo l'infermiere può e deve trovare uno sviluppo, in termini di autonomia e in termini di équipe multiprofessionale.