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La catena di trasmissione delle infezioni diffusive e contagiose

di Domenica Servidio

Il contagio è la trasmissione di una malattia infettiva per via diretta o indiretta. In caso di contagio diretto l'individuo viene contaminato direttamente dalla sorgente di infezione, per esempio mediante contatto sessuale o per trasmissione aerea; il contagio indiretto è invece mediato da vettori animati, come animali e insetti, o inanimati (aria, suolo, alimenti, acqua, effetti personali, giocattoli, denaro ecc.). Asciugamani e biancheria ad uso promiscuo, così come le piscine e i bagni pubblici, possono essere fonte di contagio indiretto per alcune malattie (in genere micosi).

Microrganismi patogeni

Le principali modalità di contagio

Il contagio implica l'ingresso e l'eventuale moltiplicazione nell'organismo degli agenti patogeni (che possono avere origine batterica, virale, fungina o protozoaria); tale infezione può sfociare nello stato latente o conclamato della malattia; durante il suo decorso, gli agenti infettanti possono quindi fuoriuscire dall'organismo e costituire una fonte di contagio per altri individui.

Nel caso di contagio interumano (da uomo a uomo), la trasmissione della malattia può avvenire per contatto diretto con un malato o con un portatore sano (colui che porta la patologia senza mostrarne i sintomi). In altri casi l'agente infettante non è trasmesso dall'uomo, ma dagli animali; si parla in questo caso di antropozoonosi (ne sono esempi la brucellosi, la rabbia, la toxoplasmosi, la leptospirosi e la peste).

Le principali modalità di contagio avvengono per via:

  • aerea
  • oro-fecale
  • parenterale
  • transplacentare.

Contagio per Via Aerea

Avviene attraverso goccioline di saliva o escreato (droplet) emesse tramite colpi di tosse e/o starnuti (morbillo, parotite, influenza, pertosse, rosolia, scarlattina, tubercolosi, meningite, polmonite). Il contagio è tanto più probabile quanto più alto è il numero di individui in un ambiente confinato (collettività, luoghi affollati ecc.).

Contagio per Via Sessuale

Avviene attraverso piccole lesioni, secrezioni e fluidi organici con cui si prende contatto durante l'attività sessuale (malattie veneree, tra cui AIDS, epatite B, tricomoniasi, sifilide, gonorrea, condilomi genitali, clamidi ed herpes genitale).

Contagio per Via Oro-fecale

Avviene attraverso l'ingestione di germi acquisiti per via digerente, mediante acqua o cibi contaminati, ed è un tipico esempio di contagio indiretto (epatiteA, tifo, colera, poliomelite, salmonellosi, dissenteria, ascaridiosi, verme solitario, amebiasi, giardiasi).

Contagio per Via Parenterale

Avviene attraverso lesioni cutanee anche di minima entità; è il caso, ad esempio, del tetano e del carbonchio, in cui il contagio avviene per via indiretta tramite penetrazione di spore batteriche presenti nell'ambiente. Altre volte il contagio è causato da trasfusioni di sangue o da uso promiscuo di siringhe (epatiti, HIV), da morsi di animali (rabbia) o da punture di insetti (dengue, malaria, febbre gialla).

Contagio per Via Transplacentare

La placenta consente il passaggio degli anticorpi per endocitosi, ma impedisce quello di molti patogeni (fanno eccezione, ad esempio, i virus della rosolia, i batteri della sifilide ed i protozoi della toxoplasmosi).

Processi di prevenzione

La sorveglianza sanitaria nei confronti delle malattie infettive e diffusive assume una notevole importanza strategica nell’ambito del sistema sanitario: una buona sorveglianza consente sia di conoscere e, pur con certi limiti, prevedere l’andamento epidemiologico delle malattie, sia di programmare e valutare l’efficacia dei servizi addetti alla prevenzione e al controllo del contagio. Un evento da considerare nell’ambito della sorveglianza è costituito dal possibile insorgere di casi acuti di malattie di cui si sospetti la natura infettiva nell’ambito di collettività scolastiche.

L’instaurarsi di una buona comunicazione, anche in relazione a questi eventi, tra i dirigenti scolastici, le famiglie, le ASL, può migliorare la tempestività della sorveglianza sanitaria estendendo così la griglia di osservazione e permettendo interventi coordinati ed efficaci.

Le più recenti acquisizioni in materia igienistica hanno evidenziato come la prevenzione di molte infezioni si debba fondare non tanto su misure di controllo a fronte dei casi, ma sull’adozione routinaria di norme comportamentali, individuali e collettive: si parla di “precauzioni universali”, ossia da utilizzare indipendentemente dall’insorgenza di casi di malattia.

La catena epidemiologica di importanti malattie infettive e diffusive può essere, infatti, interrotta con la regolare e continua adozione di una serie di misure di prevenzione generali, che dovrebbero essere utilizzate sia in ambiente familiare che, a maggior ragione, in ambienti di vita collettiva (scuola, ambienti di lavoro, ambienti ricreativi).

A tale riguardo la Regione Lombardia ha introdotto un interessante Opuscolo, a cura della Direzione Generale Sanità Unità Organizzativa Prevenzione, Tutela Sanitaria e Veterinaria, che in dettaglio analizza le diverse misure coinvolte nella prevenzione delle malattie infettive, da considerare in ogni ambiente di vita e in particolare in famiglia e in collettività.

Il lavaggio delle mani

È la principale misura comportamentale di tipo preventivo, in grado di incidere praticamente nei confronti di tutte le patologie infettive. Il lavaggio delle mani va effettuato prima e dopo la manipolazione o il consumo di alimenti, dopo l’utilizzo dei servizi igienici, prima e dopo l’effettuazione del cambio del pannolino a un bimbo piccolo, prima e dopo l’accudimento (pulizia generale, medicazione) di un soggetto non autosufficiente, dopo la manipolazione di oggetti sporchi o potenzialmente contaminati.

Utilizzo e igiene di oggetti e indumenti personali

L’igiene personale prevede innanzitutto un uso strettamente individuale di taluni oggetti, quali salviette, spazzolini da denti, pettini, indumenti, biancheria personale in genere. Tale misura assume una particolare importanza negli ambienti di vita collettiva.

In generale e soprattutto nelle comunità di bimbi di età inferiore ai 6 anni è quindi opportuno: ricorrere a materiale monouso (asciugamani, fazzoletti di carta, tovaglioli), porre attenzione all’uso promiscuo di scarpe, cappelli, equipaggiamento per il lettino, evitare di mantenere a lungo indumenti/biancheria imbrattata (ad esempio, tovaglie di stoffa usate per più pasti, bavaglini con cambio non giornaliero), preferendo in tal caso materiale monouso, effettuare, almeno settimanalmente, il lavaggio di lenzuolini, federe ecc. (evitando l’uso di brandine in stoffa non ricoperte dal lenzuolino), effettuare quotidianamente la detersione e sanificazione di giochi che possono essere imbrattati di saliva (in lavatrice o con uso di ipoclorito di sodio). Nel caso di uso di biberon, tettarelle ecc., conservarli, dopo accurato lavaggio, in un contenitore asciutto, prima dell’utilizzo effettuare un nuovo risciacquo; non è raccomandato il mantenimento in contenitori con liquidi disinfettanti. Le stoviglie debbono essere lavate e sanificate dopo ogni uso.

Preparazione e somministrazione di alimenti

Gli alimenti costituiscono il veicolo per le infezioni che penetrano nell’organismo per via orale: ciò vale specie in Paesi ove vi è larga diffusione ambientale di agenti patogeni, ma anche in Italia le infezioni e tossinfezioni alimentari costituiscono un problema di sanità pubblica largamente diffuso.

Nell’ambito della ristorazione collettiva, come previsto dalla legislazione vigente, il gestore del servizio deve applicare un efficace sistema di autocontrollo igienico: deve cioè tenere sotto controllo i punti del processo di preparazione del pasto decisivi per prevenire il verificarsi di rischi per la sicurezza igienica degli alimenti.

Questo comporta l’applicazione sistematica di appropriate procedure nelle diverse fasi dell’attività: selezione dei fornitori e controllo delle derrate, sanificazione e disinfestazione, manutenzione delle strutture e attrezzature, corretta conservazione e trasformazione dei prodotti, uso di acqua potabile, corretto smaltimento dei rifiuti, nel rispetto dei tempi di preparazione e conservazione e delle temperature. In ogni caso, sia nella ristorazione collettiva che in ambito domestico.

Contatti in ambienti di vita collettiva

A differenza del passato, le possibilità di permanenza in ambienti di vita collettiva, al di fuori dell’ambito familiare, si sono decisamente moltiplicate, aumentando così le occasioni di esposizione ad agenti patogeni derivanti da portatori sani o asintomatici, come pure da soggetti con malattie in fase di incubazione.

Vi sono alcune misure comportamentali che, senza annullare il rischio, possono contenere le possibilità di trasmissione e, quindi, l’incremento di incidenza di malattie infettive nell’ambito delle collettività scolastiche, dove il principale rischio è costituito dalle infezioni trasmesse per via aerea e per contatto diretto di cute e mucose.

Sono misure precauzionali di carattere generale:

  • l’aerazione degli ambienti di vita e controllo del microclima: particolare attenzione dovrà essere posta nei confronti del grado di umidità, che, se inferiore al 60- 70%, facilita l’insorgenza di infezioni delle prime vie aeree. A tal fine, specie negli ambienti con riscaldamento ad aria/pannelli, dovranno essere utilizzati umidificatori;
  • l’utilizzo di materiale monouso per l’igiene personale: fazzoletti, asciugamani, tovaglioli debbono essere utilizzati e smaltiti rapidamente. Da evitarsi il mantenimento di fazzoletti o asciugamani, umidi o sporchi, negli ambienti di vita;
  • il lavaggio delle mani, oltre che nelle situazioni generali precedentemente citate, anche dopo il gioco in aree aperte o sabbionaie, le esercitazioni con materiali didattici particolari (pitture, creta, argilla ecc.), l’attività sportiva o in palestra;
  • la manutenzione degli eventuali impianti di condizionamento, con riguardo ai filtri della componente di umidificazione;
  • la sanificazione quotidiana e rimozione rapida dei rifiuti.

Comportamento in caso di esposizione a sangue o altri liquidi biologici

In caso di fuoriuscita di sangue in seguito a ferita, epistassi (sangue dal naso) o altro motivo, si deve evitare il contatto tra esso e la cute di altri soggetti. A tal fine è necessario che:

  • vi sia una dotazione di guanti monouso, facilmente reperibili, da indossare prima di qualsiasi azione che possa comportare contatto con sangue o altri liquidi biologici;
  • l’uso di spazzolini da denti sia strettamente personale: ciò non deve precludere l’effettuazione del lavaggio dei denti in collettività scolastiche;
  • nel caso che comunque si verifichi l’esposizione, provvedere a un immediato e approfondito lavaggio delle parti esposte;
  • in caso di puntura accidentale con siringhe abbandonate rivolgersi prontamente al Pronto Soccorso per l’effettuazione degli interventi di profilassi più opportuni;
  • i materiali contaminati con sangue (fazzoletti utilizzati per il soccorso, materiale di medicazione, guanti monouso ecc.) siano raccolti in un sacco di plastica che dovrà essere ben chiuso e smaltito con i rifiuti immediatamente (possibilmente mettendovi all’interno ipoclorito di sodio).

Le più recenti conoscenze in materia di malattie infettive e loro diffusione hanno evidenziato che il pericolo di contagio, massimo durante la fase di incubazione, si riduce, trascorsi i cinque giorni dall’esordio clinico, a livelli compatibili con la presenza in collettività. Pertanto, dopo i cinque giorni di assenza, il soggetto non presenta livelli di contagiosità da ritenersi pericolosi per la convivenza in collettività e non vi è motivo per cui il rientro debba essere vincolato alla presentazione del certificato prima previsto.

A riprova di ciò vi è il fatto che, sino al 2003, in vigenza del certificato di riammissione, il diffondersi di epidemie in ambito scolastico ha seguito il decorso naturale, mentre invece questo è stato modificato da ben altri interventi, quali quelli di profilassi specifica e generica, non da ultimo il miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie delle abitazioni e dello stato nutrizionale della popolazione.

Il paventato timore di una riduzione della sicurezza per alunni o studenti, pur comprensibile, non trova dunque fondatezza scientifica, considerato che gli interventi di profilassi nei confronti delle patologie di rilievo (tubercolosi, meningiti meningococciche, scabbia, infezioni da HIV, epatiti virali ecc.) a cura dell’ASL permangono invariati e sono già stati ampiamente regolamentati a livello regionale e anche da ogni singola ASL.

Chemioprofilassi, Vaccinoprofilassi e Immunoprofilassi

Si tratta della somministrazione, prevalentemente a contatti stretti, di farmaci, vaccini o immunoglobuline, specifici per la malattia che si vuole controllare. Vi sono sufficienti studi di efficacia che guidano nell’indicare o meno una o più di tali misure.

Ad esempio, la vaccinazione contro l’epatite virale di tipo A e l’immunoprofilassi possono essere proposte in caso di epidemia in una collettività di bambini molto piccoli.

La chemioprofilassi post-esposizione è utilizzata al verificarsi di una meningite da meningococco o da Haemophilus influentiae di tipo B: in tali casi è necessario individuare con rigore i soggetti da sottoporre alla somministrazione di antibiotico, onde limitare gli effetti indesiderati e ottimizzare i benefici.

In queste situazioni l’Asl provvede a fornire i farmaci necessari o a somministrare i vaccini in forma gratuita. Per tali interventi è sempre acquisito il consenso della famiglia.

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