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tesi di laurea

Si possono prevenire le cadute nell'anziano?

di Angelo

"Il rischio di caduta nell’anziano: analisi e strategie di prevenzione presso l’Unità Operativa di Ortopedia di Riccione", è il titolo-tema della tesi della neo-dottoressa in Infermieristica Catia Lenza, laureatasi lo scorso 18 aprile presso l'Università degli Studi di Bologna (Sede didattica di Rimini). La Lenza ha realizzato un elaborato finale in "Infermieristica in ambito neuro-riabilitativo ed ortopedico", relato per l'occasione dal docente Andrea Palazzini.

Abbinato allo studio anche un opuscolo illustrativo, realizzato dall'interessata in collaborazione con l'U.O. di Ortopedia riccionese e con il quotidiano sanitario Nurse24.it. Ma vediamo cosa ha scritto la neo-infermiera nella sua premessa all'opera.

di Catia Lenza (*)

Le cadute sono tra gli eventi avversi più frequenti. Ciò nonostante, nel nostro Paese a tutt’oggi le cadute non fanno parte dei sistemi di gestione del rischio clinico implementati né risultano diffusi strumenti validi e affidabili per la valutazione dei pazienti a rischio di caduta, della sicurezza di ambienti e presidi, per la segnalazione, analisi e prevenzione della caduta.

Ma se si considera la elevata frequenza con cui questo evento si verifica negli anziani e, soprattutto, come una semplice caduta possa alterare un precario equilibrio e portare alla perdita della autonomia personale, si comprenderà come il problema sia invece di grande importanza per mantenere un soddisfacente stato di salute, inteso come condizione di benessere fisico, psichico e sociale.

La caduta rappresenta quindi un evento allarmante per l'anziano non solo per le conseguenze in termini di disabilità ma anche per le ripercussioni psicologiche: paura di cadere di nuovo, perdita di sicurezza, ansia, depressione, fattori che possono condurre a diminuzione dell’autonomia e, in generale, ad una riduzione anche molto significativa della qualità della vita.

Oltre a danni di tipo fisico e psicologico, le cadute avvenute in un contesto di ricovero comportano un aumento della degenza, attività diagnostiche e terapeutiche aggiuntive e/o eventuali ulteriori ricoveri dopo la dimissione, con un incremento dei costi sanitari e sociali.

L’anziano a rischio di caduta ha bisogno di un attento esame obiettivo che comprenda: un esame neurologico, muscolo-scheletrico, sensoriale, dell’andatura e dell’equilibrio accompagnato da un’attenta ricognizione dell’ambiente in cui vive. Inoltre, utilizzando apposite scale di valutazione è possibile stratificare il rischio di caduta. Da tale valutazione deriva l’identificazione e quindi la correzione dei fattori di rischio potenzialmente modificabili.

Considerata la costante crescita della popolazione anziana, la prevenzione delle cadute diventa sempre più importante. Bisogna identificare i possibili fattori di rischio e attivare programmi di prevenzione per ridurre la frequenza. Una riduzione del 20% delle cadute consentirebbe circa 27.000 ricoveri in meno in Italia all’anno.

Occorre quindi attuare un vero e proprio programma di prevenzione che consiste in un’analisi accurata del problema, nell’identificazione di obiettivi chiari, di interventi pratici ed efficienti e di un sicuro impegno da parte di tutte le persone coinvolte. Va eseguita una valutazione multifattoriale dei rischi negli anziani che si rivolgono al medico per una caduta o riferiscono cadute ricorrenti nell’anno trascorso oppure hanno difficoltà di deambulazione e/o di equilibrio.

Gli interventi di prevenzione devono tener conto del fatto che le cadute hanno un’eziologia multifattoriale e complessa e pertanto il messaggio principale è che “interventi multifattoriali mirati sono più efficaci rispetto a interventi volti a modificare un singolo fattore di rischio.

A livello nazionale è attivo il monitoraggio degli eventi sentinella (SIMES) da cui si evince che la “morte o grave danno da caduta nei pazienti” è al secondo posto in ordine di frequenza tra gli eventi segnalati.

Sulla base di tali considerazioni nei prossimi capitoli verranno esaminati i principali fattori di rischio di caduta legati a fattori ambientali (organizzativo-assistenziali es. presenza di gradini, pulizie dei pavimenti) ed in parte legati alle condizioni psicofisiche del paziente (età, stato mentale, precedenti cadute, farmaci, mobilità compromessa e particolari bisogni evacuativi).

Il rischio di caduta riconosce una patogenesi multifattoriale e può essere contenuto attraverso un approccio multidimensionale che si avvalga di interventi di prevenzione primaria, secondaria e terziaria.

Gli interventi di prevenzione, obiettivo principale del problema delle cadute, possono essere di vario ordine: identificazione ed eliminazione di situazioni legate all’ambiente e alla persona che comportano rischi di caduta (prevenzione primaria) oppure interventi che evitino il ripetersi dell’evento (prevenzione secondaria) e infine abbiamo la prevenzione terziaria rivolta ai pazienti che hanno già riportato una frattura.

Risulta quindi di fondamentale importanza che operatori, pazienti e familiari/caregiver acquisiscano la consapevolezza del rischio di caduta e collaborino in modo integrato e costante, attento all’applicazione di strategie multifattoriali.

L’obiettivo principale del progetto di ricerca è quello di: “Individuare gli interventi infermieristici più efficaci per ridurre il rischio di cadute dell’anziano”.

Di seguito alla scelta dell’argomento oggetto di studio, ho avviato un progetto di ricerca basato:
• Studio osservazionale presso l’Unità Operativa di Ortopedia e Traumatologia di Riccione.
• Il metodo PICOM.

Per arrivare a questo obiettivo , prima di tutto è stato importante definire cos’è una “caduta”, qual è l’impatto che il fenomeno comporta a livello assistenziale, sociale ed economico, individuare quali sono le cause e i fattori principali che scatenano questo evento.

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