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editoriale

Una scuola travestita da università

di Mimma Sternativo

infermieri libera professione

Nell’anno accademico 1992/93 i primi studenti varcano le soglie dell’Università per frequentare i corsi di diploma universitario per infermiere, avviati in 18 Atenei italiani.

L’ingresso della formazione nell’Università è il punto d’arrivo di un decennio di battaglie portate avanti da tutta la professione per adeguare i percorsi formativi al ruolo di grande responsabilità svolto dagli infermieri in ogni struttura del sistema sanitario italiano e per entrare a pieno titolo in Europa.
Nel 2001 i corsi di diploma universitario per infermiere si trasformano così in laurea triennale e viene prevista la laurea specialistica nelle Scienze infermieristiche e ostetriche.

Sono passati venticinque anni dal nostro debutto in università, ma ci siamo mai approdati per davvero?
Certo: paghiamo tasse universitarie, il giorno della laurea ci proclamano dottori in infermieristica, alcuni arrivano perfino ad essere chiamati dottori magistrali in Scienze Infermieristiche, ma accade per un giorno solo e forse mai più.
Abbiamo ereditato una scuola travestita da università.
Tre anni otto ore al giorno tra quei banchi di una classe troppo piccola per essere definita universitaria, una delle tante delle mille sedi legate a questo e quell'altro ospedale.
Tre anni in cui la cosa più importante sono le regole che sono le stesse del liceo (o quelle della mamma) niente smalto, poco trucco, capelli, vestiti/divise in ordine, scarpe pulite...

Il tirocinio poi...
Il primo anno osservi (in realtà fai l'ameba dietro qualche infermiere o diventi forza lavoro pur di sentirti utile, poi attenzione attenzione impari a far l'igiene del paziente (non critico sia chiaro) e il rifacimento dei letti vuoti (con l'angolo fatto bene).
E un anno passa.

Arrivi al secondo anno: è ora d'imparare a mettere gli accessi venosi, i cateteri vescicali, i sondini e tante altre belle tecniche; se in tirocinio sai fare quelle e rispondi anche ai campanelli diventi il mito dell'infermiere che ti segue e l'orgoglio della tua università.
E dovresti aver superato gli esami più importanti: medicina, farmacologia, chirurgia, ovviamente quelli fatti da medici.
È il terzo anno; ci siamo, tra qualche mese sarai un infermiere.
Sei arrivato fin qui e ti rendi conto che nessuno ti ha insegnato ad essere un infermiere, uno di quelli che fa la differenza insomma, certo a meno che tu non abbia spiccate doti intellettive e grande senso critico.
Quindi ti laurei e, a meno che tu non abbia voglia di continuare gli studi e finchè non avrai qualche anno di esperienza, avrai nel sacco solo tecniche di base e qualche nozione teorica... tutto sarà nelle tue mani e ancor di più dipenderà dall'ambiente in cui lavorerai.
Mi chiedo è tutto qui? Che ne è di quella professione (e non mestiere) tanto osannata? Possibile sia solo un'utopia?

Siamo davvero in università? È davvero solo questo quello che vogliamo? Una scuola non al passo coi tempi, un corso di Laura che non si sente tale.

foto infermiera

Segretario Nazionale FIALS

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