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Assistenza Pediatrica

Chirurgia Pediatrica: il sostegno ai genitori

di Ilaria Campagna

Un intervento chirurgico è sempre un evento difficile da capire fino in fondo, un evento di cui si sa molto e poco allo stesso tempo e, se si è bambini, ecco che il doverne affrontare uno può diventare un’avventura terrificante. L’Infermiere e l’Infermiere Pediatrico sono indispensabili nella gestione delle emozioni, delle ansie e delle paure dei genitori.

Interventi sul bambino e sostegno continuo dell’Infermiere

La triade mamma – papà – bambino è al centro delle attenzioni dell’Infermiere e dell’Infermiere Pediatrico

Ogni intervento ha un percorso assistenziale a sé stante, ma anche un unico comune denominatore, ossia l’essere vissuto come un’aggressione perpetrata da un qualcosa di ignoto alla propria integrità. In particolare il bambino, che per ovvie ragioni anagrafiche non ha ancora sviluppato quei meccanismi di difesa necessari ad elaborare il tutto in modo adeguato, si trova a sperimentare un elevato grado di ansia.

Determinanti in tal senso sono anche eventuali esperienze dolorose passate; queste infatti restano impresse nella memoria del bambino, il quale potrebbe sviluppare un notevole disagio in vista della loro ripetizione. Da qui l’importanza di assicurare esperienze positive dalle quali poter ripartire.

Dunque, non sempre avere idea di cosa si dovrà affrontare salvaguarda dall’essere enormemente preoccupati ed è il caso anche dei genitori, figure di centrale importanza per il bambino, tanto nel processo di cura quanto nella vita di tutti i giorni.

I genitori, rispondendo ad un istinto primordiale di difesa dei propri cuccioli, possono trovare enormi difficoltà nello svolgere pienamente e serenamente il proprio ruolo di adulti lucidi e saldi nelle proprie conoscenze e nella propria razionalità, quindi nella capacità di rassicurare sé stessi, prima e i propri figli, poi.

Ecco quindi che il bambino davanti all’emotività e alla preoccupazione di quei genitori che ha sempre visto come un porto sicuro, davanti a costrizioni necessarie, ma pur sempre poco sopportabili (come il non poter bere, magiare o il dover stare a letto), si trova a vivere l’esperienza dell’intervento chirurgico come un momento di estremo disagio.

Da questo assunto emerge l’importanza di garantire il più possibile, compatibilmente con le esigenze cliniche, il mantenimento del proprio microcosmo familiare, permettendo la presenza di un familiare o comunque di una figura di riferimento accanto a lui, così come la possibilità di mantenere i propri oggetti quali giochi, vestiti, la propria coperta o il proprio cuscino preferiti e, non ultimo, il mantenimento delle proprie attività quotidiane.

Mai come quando è un bambino a dover affrontare una simile prova, non si tratta di un singolo, quanto piuttosto di un intero nucleo familiare che viene ad essere coinvolto e a dover quindi fare i conti con lo stress e le preoccupazioni che un tale coinvolgimento comporta.

È ormai cosa nota come l’ansia in fase pre-operatoria possa portare ad una serie di sgradevoli problemi che vanno dalla difficoltà nell’induzione dell’anestesia al verificarsi di alterazioni comportamentali nella fase immediatamente successiva al risveglio, poiché, indipendentemente dall’entità, un intervento chirurgico crea sempre sconvolgimenti emotivi più o meno rilevanti, tanto per il bambino quanto per i suoi genitori, per i quali dover mettere la salute e la vita del proprio figlio nelle mani di sconosciuti non è affatto semplice.

Si tratta di genitori che vorrebbero, ma non sanno come spiegare al meglio ai propri figli ciò che succederà, in modo da assicurare loro serenità e garantirne allo stesso tempo la collaborazione; la stessa ansia pre-operatoria dei genitori è riconosciuta infatti come fattore di rischio per lo sviluppo di ansia nei bambini.

La preparazione di un bambino per un intervento chirurgico è una prova importante e allo stesso tempo tra le più difficili, soprattutto dal punto di vista emotivo, a cui un genitore è chiamato a rispondere.

Il bambino ha però tutto il diritto di:

  1. dire la propria opinione;
  2. essere informato sulle proprie condizioni di salute, sulla motivazione della sua permanenza in ospedale, come anche sulla quella di sottoporsi all’intervento chirurgico in questione, poiché il non farlo gli creerebbe un inutile trauma, facendolo arrivare del tutto impreparato a quel momento che si troverebbe comunque a dover affrontare.

Ingannare il bambino con falsi miti o tenerlo all’oscuro di tutto, alla lunga, non servirà a tranquillizzare il genitore, così come non tranquillizzerà il bambino stesso, che porterà invece con sé l’esperienza negativa, quindi la paura dell’intervento e di tutto ciò che ruota attorno all’ospedalizzazione.

Al contrario, è importante rassicurare il bambino circa la presenza del genitore accanto a lui durante tutto il percorso, parlandogli sinceramente in modo da permettergli di addentrarsi nel mondo della chirurgia in un modo che sia consono alla sua età.

I genitori giocano un ruolo chiave nel percorso operatorio, come in tutto il processo di cura, perché se loro sono tranquilli lo saranno anche i bambini, ma è anche vero che la tranquillità dei genitori dipende molto dall’infermiere, figura di spicco con cui avranno maggiore contatto durante tutto il percorso.

Un’adeguata formazione dell’intero nucleo familiare si rende necessaria affinché si venga a costituire con gli operatori sanitari una solida partnership che permetta di conseguire l’obiettivo al meglio.

In passato la permanenza del bambino in ospedale era caratterizzata da una rigidità che vedeva i genitori pressoché esclusi, oggi invece sono riconosciuti come partner fondamentali che possono e debbono fungere da “metodo non farmacologico” nella riduzione dell’ansia dei propri figli.

È il primo contatto con la struttura e con gli operatori sanitari che prenderanno in carico il bambino che gioca un ruolo fondamentale in tutto il percorso, perché se questo funziona bene, è molto probabile che funzioni bene anche tutto il resto.

Un buon modo per i genitori come anche per i bambini di assimilare quanto dovranno affrontare, è una preventiva conoscenza:

  1. della struttura;
  2. degli operatori;
  3. delle strumentazioni;
  4. di tutto ciò che farà parte dell’esperienza che vivranno.

Sarà l’Infermiere o l’Infermiere Pediatrico, con le sue competenze, capacità di osservazione e di ragionamento clinico ad effettuare le dovute valutazioni ed erogare a bambino e famiglia l’assistenza adeguata di cui necessitano; assistere un bambino e la sua famiglia può avere infatti un grosso impatto anche sui curanti, che forti del proprio ruolo devono essere fonte di sostegno e incoraggiamento.

Assistenza centrata sulla famiglia ed educazione sanitaria sono le due parole chiave per il fine ultimo di ridurre l’ansia relativa all’intervento chirurgico nel nucleo familiare, obiettivo perseguibile attraverso la strutturazione di un valido programma di preparazione che può avvalersi di supporti video, cartacei e/o giochi a carattere terapeutico, attraverso cui mostrare loro concretamente in cosa consisterà il percorso che stanno per affrontare.

L’assistenza centrata sulla famiglia è il futuro e alla luce di tutto ciò l’Infermiere, che deve accompagnare paziente e famiglia nel percorso operatorio e in senso più ampio nell’intero processo di cura, assume un’importanza e una valenza come mai prima d’ora.

È fondamentale che l’Infermiere crei un luogo di dialogo aperto e sereno, un luogo d’incontro in cui accogliere ed incoraggiare i genitori ad esprimere senza paura i propri dubbi, le proprie preoccupazioni e le proprie domande riguardo ogni momento che andrà a costituire il percorso operatorio del proprio figlio, perché un genitore tranquillo e rassicurato, anche nel suo ruolo, sarà un genitore collaborante; ne consegue l’importanza per l’infermiere di sapersi relazionare con i genitori, creare con loro un rapporto di reciproca stima e fiducia, facendo leva sulle proprie competenze e capacità di comunicazione, con l’obiettivo di un unico bene, quello del piccolo paziente.

Il genitore per il bambino rappresenta un ponte di collegamento con il mondo esterno, con la sua vita di tutti i giorni, di conseguenza, il garantirne una presenza passiva verrebbe ad interrompere quel ponte, modificandone gli equilibri, tanto per l’uno quanto per l’altro.

Al contrario, garantirne un ruolo attivo, seppure adattato alla situazione e alle logiche ospedaliere, manterrebbe una sorta di normalità che permetterebbe al bambino di non modificare completamente la propria routine e al genitore di non sentirsi spodestato dal proprio ruolo.

In ambito pediatrico l’Infermiere è chiamato a fare i conti con i genitori dei propri pazienti, nel rispetto delle loro esigenze affettive, all’interno di un rapporto che non è mai a due voci, ma che vede piuttosto la compartecipazione di più attori allo stesso tempo, tutti con pari dignità, importanza e diritto ad intervenire; l’aspetto relazionale della comunicazione si costituisce come momento di contatto e sincero scambio di emozioni.

Si viene così a modificare automaticamente anche il rapporto tra l’infermiere e il suo piccolo paziente, che vedrà in lui non più un estraneo di cui diffidare, ma una figura amica da avere accanto e in cui avere fiducia, affrontando serenamente l’intero processo che va dal pre-operatorio, all’intervento stesso, alle fasi immediatamente successive.

È un nuovo assetto, un nuovo equilibrio in cui genitori si prendono cura del bambino sotto la guida dell’infermiere, con il quale hanno ormai un rapporto paritario, nonostante egli mantenga il suo ruolo di professionista della salute esperto in materia.

Questo perché l’Infermiere, come punta di diamante dell’ospedale che rappresenta e nel rispetto della propria deontologia professionale, si impegna sempre e comunque nella promozione della salute e nell’educazione di pazienti e famiglie, di cui favorisce tanto l’inserimento all’interno della struttura, quanto il reinserimento nel proprio ambiente di vita, raccordandosi in relazione alle mutate condizioni di salute del bambino, anche con le diverse strutture sanitarie, educative e sociali in esso presenti.

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