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Aifa su AstraZeneca: inversione di marcia senza contraddizioni

di Massimo Canorro

I cambiamenti drastici vanno osservati con fiducia se fondati sulle migliori evidenze disponibili. Parole del direttore generale dell’Aifa, Magrini, che spiega perché le indicazioni all’uso dei farmaci possono mutare nel tempo. Il rimando è al caso della “inversione a U” per il vaccino anti-Covid AstraZeneca.

Il chiarmimento di Aifa su AstraZeneca

I cambiamenti drastici vanno osservati in modo positivo e riponendo fiducia se sono fondati sulle migliori evidenze a disposizione. Parole del direttore generale dell’Aifa, Nicola Magrini, che in un breve video illustra perché le indicazioni all’utilizzo dei farmaci possono cambiare nel tempo. E il dg dell’Agenzia italiana del farmaco spiega il caso della “inversione a U” per il vaccino anti-Covid AstraZeneca, in principio raccomandato da Aifa soltanto al di sotto dei 55 anni, successivamente esteso fino ai 65 e poi dopo effetti indesiderati rarissimi oggi – per massima cautela – solamente al di sopra dei 60 anni. Può sembrare una decisione contraddittoria ma non lo è, afferma Magrini. Calendario alla mano, lo scorso 30 gennaio attraverso una nota l’Aifa comunicava che la Commissione tecnico-scientifica dell’Agenzia, ha confermato la valutazione dell’EMA sull’efficacia (59,5% nella riduzione delle infezioni sintomatiche da Covid-19) e sul rapporto beneficio/rischio favorevole del vaccino. Abbiamo quindi una valida opzione aggiuntiva nel contrasto della pandemia, anche in considerazione della maggiore maneggevolezza d’uso di questo vaccino.

Oggi, il direttore generale Magrini rammenta come le indicazioni di età fornite al principio sono dipese dal fatto che eravamo in grado di sapere con chiarezza che funzionava, e abbastanza bene, in quella determinata fascia di età, ma – prosegue – con il sopraggiungere di nuove conoscenze, inclusi questi effetti indesiderati rarissimi ma gravi, in particolare modo nelle popolazioni più giovani, diveniva un rischio non accettabile, a fronte della disponibilità di altri vaccini che non mostravano tali effetti. Quindi il dg dell’Aifa (è notizia di poche ore fa che l’Agenzia ha aggiornato le modalità di uso degli anticorpi monoclonali anti Covid-19 in rapporto alle nuove evidenze di letteratura che si sono rese recentemente disponibili, in particolare fornendo parere positivo all’utilizzo dell’anticorpo sotrovimab) spiega che in medicina e nella comunità della ricerca non si agisce esclusivamente per consenso oppure solo per studi sempre nella stessa direzione ma ci sono ampi margini e gradi di libertà di interpretazione delle diverse evidenze. E, come anticipato, dei cambiamenti drastici «va preso atto, vanno digeriti e considerati come un segno di aggiornamento costante e di progresso delle conoscenze».

Solo all’inizio di agosto, l’Oms rilasciava le nuove raccomandazioni sul vaccino anti-Covid di AstraZeneca, precisando che la risposta immunitaria che si ha con le sue due dosi è minore rispetto a quella osservata con il mix di vaccini con prima dose di AstraZeneca e seconda a Rna e anche con due dosi di vaccino ad Rna. Il regime eterologo non pare avere la medesima efficacia invece se la prima dose è a Rna e la seconda con AstraZeneca. È bene comunque ricorrere al mix di vaccini, ammette l’Organizzazione mondiale della sanità, solo in determinate situazioni di interruzione

Giornalista

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