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COVID-19

Ieri non c’era, adesso c’è

di Redazione

Siamo a casa, tutti e 4 insieme, tutti i giorni per tutto il giorno, o quasi. Questa cosa non è mai successa. Questa cosa è bella. Recentemente ho fatto un viaggio a Berlino. La cosa che mi ha colpito e coinvolto di più è stato, ovviamente, il muro. La storia del muro e le storie intorno al muro, i resti del muro, le foto del muro, il tracciato del muro, le gallerie sotto al muro, i musei del muro.

Quella storia me la ricordo bene, era angosciante allora e lo resta oggi

Oggi sono a casa. Sono a casa da tre giorni, ho chiesto un po’ di riposo. La settimana scorsa avrei dovuto essere in ferie e andare a sciare con la famigliola, ma è arrivata questa Cosa e tutto è saltato, ho preferito restare a lavorare. Ma poi ero stanco.

La pressione è salita così come la tensione. In pochissimi giorni sono state messe in atto azioni incredibili con un impegno di risorse inimmaginabile per prepararsi alla grande onda.

Da anni non mi occupo più di rianimazione. Adesso mi occupo di anestesia pediatrica soprattutto, ma anche di adulti. Gli ultimi mesi erano stati difficili e frustranti, ero stanco ma poi mi ero appassionato a nuove tecniche di anestesia che stavo introducendo nella nostra pratica clinica, avevo in programma tre congressi fra febbraio e marzo, stavo rilanciando, puntando su roba nuova, stavo facendo cose nuove in modo nuovo.

Stavo raccogliendo i dati ed elaborandoli, volevo condividere e scrivere nuove procedure. In un attimo tutto fermo, tutto inutile.

In un attimo è arrivata questa Cosa. Turni stravolti competenze riviste, luoghi e tempi violati

Ieri sera ho fatto un salto in ospedale per attaccare dei manifestini che avevo fatto con Anna, con la scritta “andrà tutto bene”. Dopo qualche giorno avevo voglia di tornare in ospedale.

Dopo qualche giorno non c’era più il mio ospedale

La rianimazione è tutta COVID, significa che per entrare ti devi bardare e quindi entri solo se devi fare qualcosa di veramente indispensabile, perché per vestirti ci metti 10 minuti e per svestirti ci metti 10 minuti, perché i DPI (si legge “DI PI I”, non “DI PI AI”, come dicono quelli che credono di sapere l’inglese e lo chiamano “VAIRUS”), perché quando sei dentro tutti stanno facendo qualcosa e tu non riesci a entrare nel gioco, come una giostra che gira forte e che è già tutta piena.

Non puoi più passare a fare un saluto ai colleghi, a dare una mano per fare una consulenza o a chiedere un consiglio su un paziente. Un muro.

Al piano di sopra c’è il blocco delle sale operatorie. Qui non ci si cambia più divisi per sesso, ma divisi per destinazione. Lavori in sala operatoria? Ti cambi lì, che tu sia maschio o femmina. Lavori nel lato rianimazione? Ti cambi là, che tu sia maschio o femmina.

Il muro.

Se entri dalla scala 1 ti trovi nel lato rianimazione, quattro sale operatorie, che comunicano con la rianimazione di sotto con un ascensore diretto, sono diventate esse stesse rianimazione.

Le altre quattro sale operatorie sono dedicate solo alle urgenze: niente più elezione, solo urgenze ed ogni urgenza deve essere davvero un’urgenza, perché non ti puoi permettere di impegnare una risorsa di troppo per una cosa che non serve, perché non ti puoi permettere di avere una complicanza e quindi avere bisogno di un posto letto in rianimazione. Per accedere qui devi passare dalla scala 2 che è da un’altra parte e devi fare il giro lungo.

In mezzo, il muro

Ieri non c’era, adesso c’è. Il muro è fatto di teloni di plastica semitrasparente appesi al soffitto che scendono fino al pavimento. Come un cantiere o, meglio, come la scena di E.T. in cui isolano completamente la casa di Elliot.

Per aggirare IL MURO devi fare il giro, devi seguire il percorso, devi entrare dal lato sporco e uscire dal lato pulito o viceversa, dipende da dove sei in quel momento, dipende da chi sei in quel momento.

E come il muro di Berlino taglia a metà case, abitazioni, edifici, fabbriche, parchi, strade, qui taglia a metà il blocco operatorio.

Nel mezzo la recovery room, che è come il tunnel per passare sotto al muro, la sala di osservazione post-operatoria, in sostanza una piccola rianimazione di 5 posti letto per i pazienti post-operati che restano in osservazione qualche ora, per poi essere trasferiti nel reparto di provenienza.

Di solito la recovery è aperta solo nelle ore diurne, adesso è aperta sempre ed è diventata parte della rianimazione per i non COVID insieme alle quattro sale operatorie isolate. Una settimana fa avevamo 15 posti di rianimazione, oggi ne abbiamo pronti 44.

Stasera torno a lavorare, oggi faccio notte.

  • M.R. - Medico Anestesista
  • Rimini, 12 marzo 2020
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