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COVID-19

L’impianto del dispositivo vascolare più appropriato

di Giacomo Sebastiano Canova

È stata pubblicata sull’Italian Journal of Nursing una proposta di linea guida in riferimento all’indicazione del device vascolare più appropriato per il paziente COVID-19, la quale si propone di standardizzare il più possibile questo processo.

Quale dispositivo vascolare impiantare in un paziente COVID-19

Paziente Covid-19 (Foto di Alessandro Conti)

L’approccio al dispositivo vascolare da impiantare in un paziente COVID-19 richiede innanzitutto una valutazione attenta del patrimonio venoso al momento dell’ingresso e, nei casi in cui si dovesse presentare difficoltà a visualizzare le vene con il laccio emostatico o se la persona assistita dovesse presentare un’anamnesi positiva per pregressi trattamenti endovenosi cronici (chemioterapia, dialisi o dipendenza da droghe iniettive) è indicato l’impianto precoce di un accesso vascolare stabile.

Inoltre, nella scelta del dispositivo è necessario che questo mantenga un volume della vena libero dal device vascolare del 75% (di norma dal 66 al 50%), preferendo quindi cateteri di calibro ridotto. Tali dispositivi devono garantire una valutazione intraprocedurale del loro percorso e la corretta localizzazione della punta.

Va inoltre considerato il device più appropriato considerando il contesto che corrisponde al quadro di gravità e intensività in cui la persona assistita positiva per COVID viene ricoverata. In riferimento all’alta intensità (letti intensivi e sub-intensivi con pazienti che necessitano di ventilazione invasiva) e alla media intensità (degenza ordinaria e ricovero a ciclo breve con pazienti che necessitano di supporto ventilatorio non invasivo), è consigliato un accesso vascolare centrale a inserzione centrale o periferica in quanto il paziente potrebbe necessitare la perfusione continua di sedativi per indurre lo stato di coma profondo e/o un supporto amminico, e/o idratazione/nutrizione ev, oppure la prescrizione di una terapia farmacologica (antiretrovirali, antibiotici etc.) non somministrabile per os o per sondino nasogastrico (non triturabile) che presenta caratteristiche vescicanti per l’endotelio vasale.

Per quanto riguarda invece la bassa intensità (riabilitazione cure post acuzie o low care, con pazienti in aria ambiente, cannule nasali, maschera Venturi, maschera Reservoir), sia le modalità ventilatorie non invasive sia una clinica respiratoria verosimilmente stabile permettono la somministrazione di terapia farmacologica per os, consentendo di poter utilizzare un accesso vascolare periferico stabile a inserzione periferica come il cannula lunga, posizionata in sede brachiale, basilica o cefalica.

Questo device è rappresentato da un catetere vascolare di 8-15cm con la possibilità di rimanere in situ per 30 giorni o fino a manifestazioni di complicanze secondarie, rispettando così in questo specifico caso anche il principio di costi-efficacia e costi-benefici.

Inoltre, considerando l’ipercoagulabilità e il rischio di TVP e TEP nei pazienti COVID-19, l’utilizzo della cannula lunga rispetto al midline permetterebbe una diagnosi di trombosi più accurata, tempestiva e veritiera attraverso la Compression Ultra Sonography (CUS), in quanto il catetere è lungo al massimo 15cm: ciò si traduce in un percorso del tutto esplorabile attraverso gli ultrasuoni all’interno della vena brachiale, basilica o cefalica escludendo la diagnosi di trombosi, che nel caso si dovesse presentare avrebbe un rischio di estensione e di occlusione minore rispetto al midline, considerando la diversità di lunghezza, il calibro e il posizionamento della punta dei due cateteri.

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