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Ipotesi scudo penale per medici e infermieri vaccinatori

di Massimo Canorro

Il ministro della Salute Roberto Speranza si dice pronto a valutare lo scudo penale a tutela degli operatori sanitari impegnati nella campagna vaccinale. Favorevole anche Pierpaolo Sileri, sottosegretario alla Salute. Federico Gelli (presidente Fondazione Italia in Salute): Non concordo sulla definizione ma la situazione è di emergenza.

Piano vaccini, aperture verso lo scudo penale per medici e infermieri

Tra i favorevoli allo scudo penale per infermieri e medici vaccinatori il ministro Speranza e il viceministro Sileri

La proposta, partita dalla Federazione nazionale degli ordini dei medici – e sposata da tutti gli operatori sul campo – ha trovato il consenso trasversale della politica. Il tema è lo scudo penale per i vaccinatori a difesa degli operatori sanitari impegnati ogni giorno nella campagna vaccinale (anche per agevolarne l’adesione), che potrebbe concretizzarsi a stretto giro.

Lo scudo penale consiste in una tutela da responsabilità penali di carattere colposo, mediante un decreto legge su misura, un provvedimento di carattere emergenziale legato all’emergenza Coronavirus. Dunque, il personale sanitario dovrebbe rispondere a livello penale – nell’eventualità di imprevedibili effetti collaterali a seguito della somministrazione del vaccino anti Covid ai pazienti – soltanto nei casi di dolo oppure di colpa grave.

Parere favorevole è stato espresso dal Governo attraverso le parole del ministro della Salute, Roberto Speranza: Ritengo sia una richiesta corretta e comprensibile, di cui dobbiamo incaricarci nel più breve tempo a disposizione. Aggiungendo: Ritengo che il governo debba lavorare nelle prossime ore per dare riscontro positivo a tale richiesta, da parte mia c’è la massima disponibilità.

Circostanzia il Ministro, poi, che spetta all’esecutivo mettere i nostri medici – nonché tutti coloro che somministrano le dosi vaccinali – nelle condizioni di operare in totale sicurezza e tranquillità, scevri dal rischio di risultare coinvolti in eventuali procedimenti giudiziari. Parole che rimandano a quanto accaduto dopo il decesso sospetto di Stefano Paternò, sottufficiale della Marina morto 15 ore dopo aver fatto il vaccino a Misterbianco (Catania): oltre all’Ad di Astra Zeneca Italia, Lorenzo Wittum, risultano indagati sia il medico e sia l’infermiere della Marina Militare che hanno somministrato la dose nella base di Augusta, nonché il medico del 118 che ha tentato di rianimare Paternò.

Il sì allo scudo penale arriva anche dal sottosegretario alla Salute

Secondo Pierpaolo Sileri occorre uno scudo penale il prima possibile, cosicché si arrivi concretamente a tutelare sia i medici sia gli infermieri vaccinatori. Ad inizio legislatura presentai un arbitrato relativo al contenzioso medico-legale per i medici, gli infermieri e per tutelare i cittadini nelle cause civili. Sulla stella linea la deputata del Pd Laura Boldrini, convinta che chi somministra le dosi non può essere considerato responsabile degli eventuali eventi ostili.

Ma anche il centro-destra si esprime a favore in merito. Definisce urgente un provvedimento – da approvare già nelle prossime ore – per assicurare lo scudo penale, Mariastella Gelmini, ministro per gli Affari regionali e le autonomie. Per Anna Maria Bernini, capogruppo di Fi al Senato, c’è necessità di una norma che assicuri lo scudo ai vaccinatori per metterli al riparo da qualsivoglia eventuale responsabilità, sia penale sia civile.

A farle eco il sottosegretario alla Giustizia, Francesco Paolo Sisto: Da sempre sosteniamo che per l’intero corso dell’emergenza pandemica la responsabilità penale dei medici e del personale sanitario a stretto contatto con il virus dovesse essere esclusa oppure, quantomeno, fortemente circoscritta. Sono convinto che con l’Ordine dei medici e le rappresentanze del personale sanitario sarà possibile istituire, nell’arco di breve tempo, un confronto utile per rendere tangibile tale previsione.

A rafforzare le parole di Sisto – le ragioni dello scudo penale – è Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo): Di fronte a un numero così rilevante di somministrazioni di vaccino, è lampante che gli effetti indesiderati contrari possono comparire. Se i magistrati correttamente ci iscrivono nel registro degli indagati tale situazione determina una serie di apprensioni e contrarietà, togliendo tranquillità nell’esercizio della professione. Aggiunge: Ritengo che in un momento talmente straordinario ci possa essere uno sgravio di responsabilità sul piano penale rinviando l’intera e a una responsabilità di tipo civile, che può essere sempre condotta nei confronti dell’azienda sanitaria.

Scudo penale per chi vaccina. Nessun dubbio per Giuseppe Carbone, segretario generale della Fials. Penso a un intervento legislativo – spiega – un decreto legge per fornire al personale sanitario una protezione almeno fino alla conclusione della campagna vaccinale, che fornisca un po’ di serenità ai professionisti in questa fase emergenziale, congiuntamente all’opportunità di potersi esimere da problematiche di tipo colposo. Come Fials riteniamo giusta e comprensibile la richiesta al governo di uno scudo penale emergenziale, conclude.

Prudente Federico Gelli, ex deputato Pd. Il presidente della Fondazione Italia in Salute, infatti, si dice non d’accordo sulla definizione – di fronte alla legge nessuno può essere scudato – ma è vero che ci troviamo in una situazione emergenziale e dunque si possono prevedere maggiori tutele per coloro che sono in prima linea e soltanto per la fase pandemica. Quindi un’indicazione: Si potrebbe integrare la mia legge, tutelando gli operatori in una fase in cui c’è necessità di protocolli e di esperienza maturata sul campo. Escludendo ovviamente la colpa grave e il dolo. Penso a chi opera nelle terapie intensive e nelle degenze Covid e che si trova fronteggiare la malattia con cure nuove in mancanza di linee guida, in condizioni di carenza di personale e con orari massacranti.

In merito al ruolo dei vaccinatori, Gelli esplicita: La somministrazione del vaccino è un aspetto marginale e non permane una differenza sostanziale tra fare un vaccino qualsiasi e quello per il Covid. Se ci si riferisce a eventi sfavorevoli, seguenti alla inoculazione, le responsabilità sono delle aziende farmaceutiche, non certo di chi fa l’iniezione. Stilando un bilancio della normativa che porta il suo nome, Gelli circoscrive: Gli obblighi per le strutture sanitarie e i professionisti sanitari sono efficaci, mancano tre decreti attuativi, previsti dall’articolo 10, inerenti la parte assicurativa, ma dopo un lungo percorso ministeriale adesso sono all’attenzione della Stato-Regioni, quindi credo che verranno varati a breve e a quel punto la normativa sarà completa.

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