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violenza

Ricorda: non sei sola e non è colpa tua

di Monica Vaccaretti

Porre fine alla violenza delle donne è possibile ma solo se agiamo insieme, ora è lo slogan della campagna dell'Organizzazione Mondiale della Sanità per la Giornata internazionale del 25 novembre dedicata all'eliminazione della violenza contro le donne che quest’anno prevede 16 giorni globali di attivismo, sino al 10 dicembre, Giornata dei diritti umani. Serve un'azione globale per aumentare la consapevolezza del fenomeno e mettere fine ad ogni genere di violenza contro donne di ogni età, ha dichiarato il Segretario generale delle Nazioni Unite che, a sostegno della campagna rivolta alle donne di ogni paese e cultura, hanno promosso anche l'iniziativa UniTE by 2030. Lo scopo è investire sulla prevenzione del dilagante fenomeno che viene considerato un problema di sanità pubblica e che ha effetti devastanti sulle vittime. Secondo i dati raccolti da un programma congiunto OMS-ONU sulla misurazione della violenza contro le donne, essa può essere fisica, psicologica e/o sessuale, avviene almeno una volta nel corso della vita e generalmente si compie per mano di un partner intimo.

Porre fine alla violenza delle donne è possibile solo se agiamo insieme

Oms riconosce l'importante ruolo degli operatori sanitari nella prevenzione e nella risposta alla violenza di genere.

Riconoscendo che gli impatti della violenza sulla salute – fisica, mentale, sessuale e riproduttiva - possono durare tutta la vita, ogni donna ha diritto nella sua diversità di vivere libera dalla violenza e da ogni forma di coercizione e discriminazione. Ed è dovere di tutti fare in modo che tale diritto venga rispettato.

Tutelare la donna in tutte le sue dimensioni significa promuovere una questione più ampia di salute pubblica, uguaglianza di genere e diritti umani. Denunciando come la crisi sia sistemica, colpendo 1 donna su 3 in tutto il mondo, l'Oms ritiene che intervenire su questa piaga sia una priorità globale.

Si stima che i rischi di violenza aumentino significativamente durante le emergenze umanitarie o nei contesti sociali dove le donne si trovano ad affrontare maggiori limitazioni dei loro diritti essenziali come la libertà personale di movimento e l'accesso all'assistenza sanitaria e all'istruzione.

Tale violenza risulta maggiore, rispetto alla popolazione generale femminile, tra le donne con disabilità. Le donne inoltre sono doppiamente vittime quando a tali fatti la comunità risponde con la misoginia, esitando o non offrendo un sostegno adeguato degno di una società civile.

Poiché gli operatori sanitari sono spesso il primo e talvolta unico punto di contatto per le donne che subiscono violenza, l'Oms riconosce il loro importante ruolo nella prevenzione e nella risposta alla violenza di genere.

Essi sono figure fondamentali per offrire un supporto di prima linea a coloro che sopravvivono alla violenza, fornendo dapprima un'assistenza compassionevole e rispettosa e poi indirizzando, dopo le visite e le cure mediche, ad altri servizi essenziali rivolti alla persona a tutela della loro integrità psicofisica e della loro sicurezza.

Per garantire alle vittime di violenza cure adeguate ed integrate è necessario, pertanto, investire non soltanto sulle risorse ma anche sulla formazione del personale sanitario preposto ad accoglierle e ad assisterle.

L'Oms stabilisce che l'approccio di prima linea – denominato con l'acronimo LIVES, messo a disposizione per l'attività dell'operatore sanitario - è un valido strumento che si può attuare per tutti i tipi di violenza non soltanto quella di genere. Esso deve indirizzarsi verso cinque punti essenziali.

Occorre ascoltare attentamente, mostrando empatia e senza esprimere giudizio. Indagare sui bisogni e sulle preoccupazioni. Dimostrare di credere e comprendere il racconto, rispettando il vissuto esperienziale. Migliorare la sicurezza. Aiutare a mettersi in contatto con servizi sociali aggiuntivi, dopo aver prestato cure sanitarie.

Ricorda che non sei sola e che non è colpa tua sono le prime parole da rivolgere ad una donna vittima di violenza. Poi ci sono altre cose che ciascuno può fare per aiutare, sempre con la massima discrezione, a partire dalla prevenzione.

Se si notano o si conoscono atti di violenza, è opportuno contattare amici e familiari della vittima, consultare un operatore sanitario oppure, a seconda della situazione, chiedere il supporto di servizi di emergenza e quelli specialistici nel territorio per salvare e difendere la vita della vittima.

In occasione dell'ultima conferenza Women Deliver che si è svolta lo scorso luglio in Ruanda, l'Oms ha realizzato un sito web, RESPECT Women, una piattaforma digitale interattiva di facile utilizzo che, fornendo istruzioni pratiche, si pone l'obiettivo di promuovere azioni concrete nelle agende politiche per prevenire e rispondere alla violenza di genere investendo in strategie basate sull'evidenza.

Strategie per contrastare il fenomeno della violenza contro le donne

Sono state individuate tre strategie fondamentali nelle politiche nazionali di ogni paese per contrastare il fenomeno:

  • dare potere alle donne
  • garantire servizi pertinenti
  • trasformare atteggiamenti, credenze e norme di genere per ridurre lo stigma

L'Oms sta inoltre aiutando i Paesi a basso e medio reddito a sviluppare protocolli clinici secondo specifiche linee guida elaborate per garantire la migliore assistenza sanitaria completa ed incentrata sulle sopravvissute alla violenza.

Per rispondere alla violenza contro le donne migliorando le proprie conoscenze e capacità, ogni operatore sanitario è chiamato dapprima a imparare ad interrogarsi sul fenomeno prendendo familiarità con il problema e poi a formarsi responsabilmente per sapere come relazionarsi e come approcciarsi con la donna vittima di violenza, con tutta la delicatezza che ogni caso comporta senza perdere di efficacia nell'intervento assistenziale. Deve pertanto formarsi su un manuale clinico, oltre che umano, per saper identificare i casi e fornire supporto e trattamento in modo olistico.

Infermiere

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