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Mancano i medici? Per la cronista ci pensa Super Infermiere

di Sara Di Santo

Il giro di routine nei reparti per somministrare la pillolina sempre uguale tutte le mattine, piuttosto che compilare documenti, carta, pratica che occupa mezza giornata di lavoro, potrebbero essere delegate a questa figura. Quale? Quella di un Super Infermiere, che sarebbe la soluzione alla carenza di medici nella visione di Marco Giachetti, presidente della Fondazione Cà Granda di Milano. Peccato (anzi, per fortuna) che le cose non stiano così.

Giachetti sul Super Infermiere: Le mie parole sono state mal interpretate

Non poteva essere vero. L’idea che la soluzione alla carenza di medici stia in un infermiere ultraspecializzato che potrebbe supplire a tutte quelle operazioni di routine basiche o amministrative, che sottraggono tempo ed energie preziose ai nostri medici non poteva essere vera. E infatti non lo è.

Insomma, in poche righe sono state inanellate una serie di inesattezze e storture che ci riportano al Medioevo. Rabbrividiamo. Strabuzziamo gli occhi e speriamo non sia vero.

Mi spiace sapere che possa essere passata una mia posizione non favorevole agli infermieri, che invece difendo e ringrazio sempre per il preziosissimo lavoro professionale ed umano che svolgono.

Intendevo effettivamente dire proprio il contrario proponendo di valorizzare invece la professione prevedendo uno sbocco ancora più importante a metà strada tra infermiere e medico.

Quanto apparso sul giornale - spiega Giachetti, che non abbiamo potuto non sentire a riguardo - era il seguito di una conversazione su altri temi in cui poi si è divagato sul tema della carenza di personale medico ed avevo ipotizzato come una delle mille soluzioni la figura del phisycian assistant che avevo avuto modo di conoscere leggendo sul tema e mi era sembrata una cosa di buon senso che metteva insieme tante cose.

Alla giornalista - chiosa il presidente della Fondazione Cà Granda - era piaciuta idea e l’ha ripresa nell’articolo magari non rendendola appieno o usando, ampliando un semplice ragionamento, parole inappropriate. L'intento era assolutamente buono e positivo e mi spiace di aver creato agitazione.

Ecco, parole inappropriate così come sono inappropriati concetti come quello del "somministrare la pillolina sempre uguale tutte le mattine" (scorrettissimo il messaggio che si tratti di un mero compito di somministrazione dietro prescrizione medica, quando oggi l’infermiere è il garante della corretta applicazione delle prescrizioni diagnostico-terapeutiche) o del voler sopperire la carenza di una categoria di professionisti - i medici - con quella degli infermieri (che quanto a numeri non è che se la passino meglio), dimenticando che infermiere e medico sono due professionisti diversi, che fanno cose diverse e che devono integrarsi.

Integrarsi, non sostituirsi. E questo sempre per l'unico, vero, fulcro di tutto il discorso: la centralità dell'assistito. Per tutto il resto, aspettiamo che la richiesta avanzata al Governo da Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi), sulla realizzazione di un intervento presso gli Ordini professionali dei giornalisti perché nel dare informazione sia instaurato un livello di verifica reale sulle posizioni professionali in Sanità riceva riscontro concreto. E presto.

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