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Emilia-Romagna

Coordinamento Opi: guai dare nostre funzioni agli OSS

di Redazione

Attribuire agli operatori socio-sanitari funzioni e prestazioni proprie degli infermieri non è la soluzione per sopperire alle carenze di organico nelle strutture sanitarie per anziani e nel privato accreditato. Anzi, aggrava il problema. A metterlo in chiaro è il Coordinamento degli ordini degli infermieri dell'Emilia-Romagna, che prende posizione dopo gli organismi omologhi di Lombardia e Veneto rispetto una delibera approvata dalla Regione guidata da Luca Zaia.

Delibera veneta sugli OSS: il “no” degli Opi dell’Emilia Romagna

Affermazioni che, in via indiretta, sono indirizzate anche alla stessa Regione Emilia-Romagna, per evitare che vada nella stessa direzione. Se i tanti avvisi emessi dagli ospedali pubblici hanno provocato un esodo degli infermieri da quelle strutture - afferma il Cordinamento degli ordini degli infermieri regionali - la causa è da ricercarsi in anni di incuria e scelte sbagliate. Per oltre 15 anni le strutture per anziani, soprattutto del privato accreditato, non hanno mai investito sull'assistenza infermieristica, tanto che gli infermieri hanno sempre lavorato in quel settore come ripiego, scegliendo di andarsene non appena possibile.

In queste strutture, sottolinea il coordinamento emiliano-romagnolo, il contratto nazionale del comparto sanitario privato non è mai stato approvato per oltre 14 anni, mentre il coordinamento sanitario di queste strutture in diverse regioni, anche in Emilia-Romagna, è stato dato agli operatori socio-sanitari, con una completa disaffezione degli infermieri che non vedono nessuna possibilità di crescita a fronte di piani di lavoro mortificanti e deprofessionalizzanti, nessun investimento formativo, scarse tutele dei diritti lavorativi.

Gli Ordini degli infermieri dell'Emilia-Romagna - sulla scia della presa di posizione degli Opi Veneto e degli Opi Lombardia - parlano dunque di un colpo di mano da parte della Regione Veneto, che ha allargato le competenze degli operatori socio-sanitari, così da non aver bisogno di infermieri. Una scelta non solo sbagliata, ma che presenta evidenti problemi giuridici, visto che una Regione non può legiferare in tema di competenze dei professionisti e un evidente abuso di professione rispetto a quanto previsto per il profilo dell'infermiere, ma soprattutto comporta un grave problema per qualità e sicurezza delle cure.

Il Veneto ha deciso, infatti, che gli Oss con poche ore di formazione complementare possano allargare le proprie competenze e assumere responsabilità assistenziali a discapito degli assistiti che, anche a causa dell'innalzamento dell'età media, presentano invece bisogni di salute sempre più complessi ed articolati, richiedenti competenze infermieristiche sempre più specialistiche e non certo meno.

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