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Infermieri in fuga da Rsa, l’Emilia li cerca in Friuli

di Massimo Canorro

Operatori sanitari sempre più ambiti (e di difficile reperimento) in tutto il nord Italia. Adesso infermieri in fuga dall’Emilia Romagna, che ha chiesto aiuto all’Azienda Friuli centrale per sopperire alla mancanza di professionisti nelle Rsa. Mentre le Asl di residenza cominciano a scorrere le graduatorie di concorsi.

Emilia-Romagna, infermieri in fuga dalle Rsa verso il pubblico

Infermieri in fuga dalle Rsa. E l’Emilia Romagna li cerca in Friuli Venezia-Giulia che, in questo monitoraggio, poteva sembrare una soluzione. Ma così non è. Ed ecco l’Emilia che bussa alla porta dell’Azienda Friuli centrale con l’auspicio (invano) di poter intercettare gli infermieri in fuga dalla regione governata da Stefano Bonaccini.

Missione impossibile: convincere gli operatori sanitari a trasferirsi in una residenza sanitaria assistenziale della provincia di Reggio Emilia (oppure nel modenese o nel mantovano), offrendo loro non solo lo stipendio, ma anche vitto, alloggio e utenze pagate. Ma la risposta non è quella che ci si aspetta; anzi, gli stessi infermieri rassegnano le dimissioni per riavvicinarsi a casa, spesso al sud, oppure per intraprendere la libera professione. Una matassa che più ingarbugliata non si può.

E in casi come questi le testimonianze dirette valgono più di tante parole a margine. Spiega al “Gazzettino Friuli” la responsabile amministrativa di Villa Aurora a Reggiolo (Reggio Emilia), Carolina Finelli: Come cooperativa sociale La Pineta, contiamo otto cliniche distribuite fra la Lombardia e l’Emilia Romagna, fra le province di Reggio Emilia e Modena, dotate di 600 posti letto. All’interno delle nostre Rsa seguiamo persone con gravissime disabilità post terapia intensiva. Premessa doverosa, ma qual è la situazione attuale? Siamo alla disperata ricerca di infermieri, sia per la mia struttura sia per l’intero gruppo, la replica.

Nel primo caso, necessitiamo di almeno tre infermieri per l’organico, così da dare le ferie agli altri. Per il gruppo? Se riuscissimo a trovare anche cinque o sei infermieri andrebbe bene, risponde Finelli, che ha contattato (appunto) l’Azienda Friuli centrale per approfondire e capire come agire. La risposta? Magari ne avessimo di infermieri.

Poi l’Azienda – spiega la responsabile amministrativa di Villa Aurora – ha chiarito: Non è che gli operatori sanitari stiano andando via poiché si trovano a scadenza di contratto, ma poiché le Asl di residenza hanno iniziato a scorrere le graduatorie di concorsi ai quali hanno partecipato, e loro ne approfittano per riavvicinarsi a casa. Ha cercato altre strade, Finelli, telefonando (senza buon esito) anche all’università di Brescia e all’ateneo di Cagliari. E ancora, a Bergamo dove, attraverso la Protezione civile avevano chiuso una sorta di gemellaggio con Tirana per ottenere degli infermieri albanesi. Ma, trascorsa l’emergenza pandemica, sono rientrati in patria.

Brescia e Bergamo, dunque Lombardia. Dove la mancanza di personale nelle Rsa è forte. Tanto da fare ammettere a Cgil, Cisl e Uil: Il timore è che questa situazione possa tradursi nell’impossibilità di assicurare gli attuali livelli assistenziali e prestazioni e servizi erogati dalle strutture. Tornando in Emilia, Finelli spiega con amarezza: Dispiace formare gli infermieri per poi vederli andare via.

Condizione che però non rileva per gli oss, ed è presto detto il perché: Mentre per gli oss abbiamo diverse scuole di formazione, per gli infermieri la problematica è costituita dal numero chiuso. A più ampio raggio, certamente, il pensiero del NurSind, secondo il quale la soluzione può essere solo un contratto unico delle professioni infermieristiche, che veda uguali livelli retribuitivi, modernizzazione delle indennità e sviluppi di carriera omogenei nelle differenti realtà in cui il professionista sanitario svolge le proprie funzioni.

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