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Nursing Up: bene che si riparli dell’infermiere di famiglia

di Massimo Canorro

Il presidente De Palma accoglie con favore l’intervento della senatrice Boldrini, che rimarca l’importanza della figura dellinfermiere di famiglia e comunità. Il sindacato, però, auspica che non ci si trovi di fronte a 21 modelli organizzativi regionali, con il rischio che l’infermiere di famiglia permanga in una condizione di mediocrità.

De Palma: su infermiere di famiglia serve norma quadro nazionale

Merita un plauso l’intervento di ieri della senatrice Paola Boldrini, vicepresidente della Commissione igiene e sanità. Ciò nonostante, auspichiamo che l’attenzione nei confronti del medico di famiglia si traduca nell’atto pratico.

Esprime cautela Antonio De Palma, presidente del Nursing Up che, traendo spunto dalle parole della senatrice del Pd, auspica – a maggior ragione in un momento storico come quello attuale, laddove l’emergenza pandemica è tutt’altro che un ricordo e la campagna di vaccinazione stenta a decollare – un cambio di passo da parte del ministro della Salute, Roberto Speranza. Desiderando che nell’ambito del piano di rivoluzione della sanità nazionale auspicato da quest’ultimo, sia fornisca netto impulso all’introduzione della figura dell’infermiere di famiglia (come previsto da una legge a supporto).

La stessa senatrice Boldrini precisa che Il Patto della Salute 2019-2021 ha previsto l’adozione di linee di indirizzo per l'implementazione di parametri di riferimento per la presa in carico, agevolando il processo integrativo di tutte le figure professionali, inclusa l’assistenza infermieristica di famiglia e comunità. Nel dettaglio si rimanda alla legge 17 luglio 2020, n. 77, con la quale è stato istituita la figura dell’infermiere di famiglia e comunità.

In tal senso, la vicepresidente della Commissione igiene e sanità del Senato ha chiesto al Governo, attraverso un’interrogazione, quali iniziative intenda assumere al fine di garantire l’implementazione della figura dell’infermiere di famiglia e comunità sull’intero territorio nazionale, per fortificare i sistemi infermieristici e ottimizzare il sistema di presa in carico del paziente, assicurando la migliore replica possibile nel setting assistenziale familiare e di comunità.

La richiesta della senatrice Boldrini nasce da una considerazione ben precisa: nonostante la previsione di assumere circa 9600 infermieri, 8 ogni 50 mila abitanti, prevista da quella normativa, ne sono stati reclutati meno di 1000, ragione per cui la disposizione è rimasta “lettera morta”. Passare dalle parole ai fatti, dunque, poiché l’infermiere di famiglia rappresenta una figura strategica che ha come mission la presa in carico globale della persona e della sua famiglia al domicilio. Ed è un ruolo basilare nella gestione della cronicità.

Ma una vera e propria svolta, appunto, non si è ancora registrata. Così De Palma del Nursing Up spiega: Con la legge del 17 luglio 2020, pensavamo di essere arrivati a una svolta epocale e io stesso ho sempre lottato affinché quella dell’infermiere di famiglia potesse costituire una figura nuova e insostituibile.

In che modo, “combattuto”? Lanciando l’allarme in merito ai rischi di una legge che, una volta approvata, rischiava di provocare un effetto boomerang qualora non avesse trovato coordinamento con una serie di disposizioni attuative indispensabili – ad opera della Conferenza delle Regioni oppure del medesimo Ministero della Salute – che dovevano sia ottimizzare sia uniformare la figura dell’infermiere di famiglia.

La preoccupazione, infatti, è che ci si trovi di fronte a 21 modelli organizzativi regionali, con il rischio che l’infermiere di famiglia permanga in una condizione di costante mediocrità. Pericolo che si vuole eludere, poiché l’infermiere di famiglia può rafforzare la sanità territoriale, snellire i ricoveri, collaborare con strutture pubbliche e private, spaziare dalla formazione alla consulenza sanitaria nonché a tutta una serie di attività che rientrano nell’assistenza primaria, chiosa il presidente del Nursing Up.

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