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Concorso Infermieri

Concorsi pubblici: Un messaggio di speranza, nonostante tutto

di Redazione

Palazzetti dello sport gremiti di persone, ammassate come sardine. E non si tratta né di un concerto né di una manifestazione sportiva, ma di un concorso pubblico per infermieri. E chi ancora infermiere non lo è diventato, ma è lì ad un passo dall’esserlo, come vive questa situazione? Sicuramente con tanta apprensione per il proprio futuro, ma – come ci scrive Mirko, studente infermiere – anche con un pizzico di speranza ancora viva, per il futuro personale e della professione.

Concorso pubblico, Mirko: siamo sicuri che sia ancora il modo giusto?

Sono solo ancora un laureando in Infermieristica, ma tra un mese concluderò il mio unico ed indimenticabile percorso universitario. Non ho ancora raggiunto questo mio primo obbiettivo, ma già da tempo rifletto sul futuro che attende me e i miei colleghi di corso.

Tra non molto ci ritroveremo catapultati dai banchi accademici e dalle ore frenetiche di tirocinio alla realtà che vede inglobati gli infermieri di questo tempo: un gomitolo di posti a tempo determinato, cooperative, agenzie, strutture private, libera professione e i tanto famigerati concorsi pubblici per infermieri.

Già, proprio lui, un concorso pubblico che, magari, ci permetterà di conquistare quel tanto agognato “posto di ruolo” all’interno di qualche corsia in una struttura sanitaria pubblica.
È innegabile e alla luce del sole che le situazioni e le circostanze che circondano questi “grandi eventi” ci inquietino e ci lascino un po’ perplessi, talvolta anche disorientati e spaesati di fronte a loro.

Sia dai Tg che anche dai social network apprendiamo quasi quotidianamente le dinamiche che gravitano attorno a questi eventi di portata nazionale (senza esagerare): mediamente circa 6-7000 candidati ogni volta concorrono per aggiudicarsi 2-3-5 posti di ruolo, tanto che gli organizzatori sovente sono costretti ad effettuare le prove all’interno di palazzetti dello sport piuttosto che in altre strutture simili dalla grande capienza.

Solo in ordine di tempo, anche perché citati a più riprese dalla cronaca nazionale, mi vengono in mente i casi della prova selettiva indetta dagli ospedali milanesi Fatebenefratelli-Sacco dove la situazione è terminata nel caos ed è stata annullata ed è pure stato necessario l’intervento delle forze dell’ordine per ripristinare la tranquillità e placare gli animi.

Oppure la prova concorsuale indetta dall’Ausl di Reggio Emilia per 2 posti tenutasi all’Unipol Arena, luogo normalmente utilizzato per ospitare eventi sportivi e concerti.

Ogni infermiere che vi ha preso parte ha ancora impresso nella memoria i palazzetti strapieni di candidati tutti stipati come sardine in attesa di svolgere la propria prova, con tutto il peso che ne consegue, soprattutto sul tentativo di mantenere un minimo di concentrazione.

A questi concorsi partecipano pieni di speranze e carichi di sogni infermieri più o meno anziani provenienti da ogni angolo del Paese, spesso affrontando viaggi lunghi ed estenuanti investendo anche cospicue cifre di denaro. Spesso viaggiano in pullman organizzati ad hoc chiamati, anche ironicamente, ma non a caso “pullman della speranza”.

A questo punto mi sorgono spontanee alcune perplessità: la modalità selettiva tramite concorso pubblico è ancora funzionale ed attuale così organizzata ed impostata? Svolgendo la prova in ambienti così dispersivi è garantita la serietà e la correttezza della prova stessa? La Federazione Ipasvi che posizione assume in tal senso e che garanzie attua per permettere uno svolgimento serio ed equo della prova?

E, infine, il percorso universitario, così come attualmente organizzato, prepara adeguatamente i futuri infermieri per poter affrontare al meglio queste estenuati prove?

Le mie vogliono essere considerazioni che inducano a riflettere sulla situazione in cui laureandi ed infermieri più o meno navigati si trovano quotidianamente a barcamenarsi per poter ambire ad un futuro professionale stabile e con più certezze in un ambiente che, spesso, dimostra piuttosto instabilità e lacune organizzative.

Ciò nonostante, il mio commento, tra le righe, vuole essere un messaggio di speranza e di buon auspicio per il futuro della professione stessa, perché abbiamo ancora molto da dimostrare a tutte le persone, che ogni giorno, mettono le loro paure, le loro vulnerabilità e le loro speranze nelle nostre mani.

Mirko, un giovane quasi-infermiere.

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