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Infermiera

1 dicembre 1918: Margherita Kaiser Parodi uccisa dalla pandemia

di Giordano Cotichelli

Il 1° dicembre 1918 muore Margherita Kaiser Parodi, infermiera volontaria della Croce Rossa Italiana, colpita dall’influenza spagnola. Una breve storia, la sua, che introduce alla conoscenza del ruolo delle donne e delle infermiere durante il Primo conflitto mondiale. Nel 2018, a cento anni dalla fine della Prima Guerra Mondiale, il Presidente della Repubblica Mattarella ha ricordato la presenza, nel Sacrario di Redipuglia, dell’unica tomba di una donna: proprio quella di Margherita Kaiser Parodi.

Chi era Margherita Kaiser Parodi

Margherita Kaiser Parodi era la giovane figlia di una ricca famiglia industriale, e nipote, per parte materna, del già senatore del Regno, Luigi Orlando. All’età di 18 anni partirà volontaria per la guerra, assieme alla sorella Olga, per servire, in qualità di ausiliaria sanitaria, presso l’ospedale di Cividale del Friuli in carico alla Terza Armata stanziata sul fronte orientale. Nel 1917 sarà decorata con la medaglia di bronzo al valore per essere rimasta in servizio durante il bombardamento subìto dall’ospedale mobile n. 2 di Pieris.

Circa un anno e mezzo più tardi, dopo aver attraversato tre anni di guerra, il 1° dicembre del 1918, presso l’ospedale di Trieste, morirà di influenza spagnola, contratta durante il servizio. La sua sarà una figura celebrata dalla pubblicistica del tempo e sulla sua lapide vennero incise le seguenti parole: A noi tra bende, fosti di carità Ancella. Morte fra noi ti colse, Resta con Noi sorella1 . La lapide è posta al centro del primo gradone del sacrario, dietro la tomba del Comandante della Terza Armata, il Duca d’Aosta.

Infermiere e donne durante la guerra

La breve storia di Margherita Kaiser Parodi introduce alla conoscenza del ruolo delle donne, e delle infermiere durante il Primo conflitto mondiale. Contesto che vide un inedito protagonismo femminile seppur legato alla drammaticità e tragicità del carnaio umano che ogni guerra porta con sé, al di là di qualsiasi altisonante retorica patriottica. Nello specifico poi della figura dell’infermiera, lo storico francese Thébaud2 ricorda come, nei fatti questa fosse l’unica figura femminile istituzionalmente riconosciuta a stare al fronte; fatta eccezione per il personale dei servizi logistici aggiuntivi, ingaggiato volta per volta sul posto, o per le prostitute. In quest’ultimo caso significativa è la testimonianza indiretta costituita dal personaggio della prostituta Costantina, interpretata dall’attrice Silvana Mangano, nel film di Monicelli: La Grande Guerra.

Pochi scriveranno poi sulle donne operaie o postine, tramviere o di tutte quelle presenti in quei lavori lasciati “liberi” dai maschi chiamati a farsi ammazzare (o ad ammazzare) in uniforme. Figura negletta quindi da un lato e figura di donna sacralizzata e mitizzata dall’altro, spesso esaltata dalla narrativa di allora, basti pensare a Miss. Barkley, l’infermiera di “Addio alle armi” di Ernest Hemingway.

Alla fine resta l’impegno della Croce Rossa Italiana nei 204 ospedali allestiti, con una mobilitazione di personale che arriverà a circa 10.000 infermiere. Per tale motivo l’associazione venne premiata a suo tempo con il conferimento della medaglia d’oro al merito della sanità pubblica3.

Va ricordato che il personale sanitario si trovava a lavorare in condizioni estreme e rimaneva esso stesso vittima dei bombardamenti o delle malattie trasmissibili. In relazione a questo, fra le infermiere della CRI, 42 vennero decorate con medaglie al valore, 90 con croci di guerra e 15 con encomi solenni4. Il numero delle vittime oscilla, a seconda delle fonti, fra le trenta e le quaranta con una presenza di decessi legate all’infezione influenzale in numero di 185. Le vittime fra il personale di truppa, in generale, furono molto più alte: in termini di decessi (284) e di feriti (118).

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