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editoriale

Conte resta in Letizia, con vana Speranza

di Giordano Cotichelli

Alla fine la crisi di governo fu superata. Resta la sensazione del ripetersi, per l’ennesima volta, del teatrino solito della politica di palazzo. Qualcuno forse ci ha capito qualcosa sul perché di questa crisi di governo? La seconda, in ordine di tempo, sempre a firma di un Matteo di turno, ma che non può essere letta in termini personalistici riferiti a questa o a quella figura politica o istituzionale. Si è consumata una crisi su come saranno distribuiti i soldi prossimamente? Forse, ma non solo su questo. Si sono accapigliati sul numero di infermieri, di vaccini, medici, ristori, trasporti pubblici e scuole e cos’altro? Il tutto in un paese che vivrà per troppo tempo a lungo le conseguenze di una pandemia figlia solo in parte del coronavirus.

Crisi di Governo? È bene dire anche la nostra, come infermieri

In Italia è andata in scena l’usuale rappresentazione di un potere che domina incontrastato questo paese da sempre. Un potere cattivo e avido come un imperatore romano, furbo e attaccato alla poltrona come un generale bizantino, arrogante e insensibile al pari di un feudatario medioevale, a dispetto di chi tira avanti la baracca: nelle corsie e nelle fabbriche, nelle scuole e nei quartieri, ovunque.

Si consumano i drammi della quotidianità pandemica mentre i rappresentanti del popolo si azzuffano con frasi sguaiate e improbabili, arricchendo il vuoto di argomentazioni (e di azioni) con citazioni da cartone animato, insulti personali, rancori costruiti e colpe prima autoassolte e poi rinfacciate. Fermiamoci un attimo per cercare di capirci qualcosa.

La chiave di lettura è l’affermazione fatta dalla neo-designata assessora alla sanità lombarda che, in maniera affatto elegante, ha ricordato le priorità dell’economia su quelle della salute, che in sintesi si può tradurre in: chi più produce ha più diritti. Un salto indietro fino ai tempi della servitù della gleba. Di converso chi meno produce, meno ha e quindi più sta peggio e di conseguenza meno produce, per cui meno ha e via così in un loop da disuguaglianza sociale ed economica che ci racconta molto delle vittime della pandemia in atto.

Difficile da capire? Provate a cercare qualche ragione all’interno delle RSA lombarde, ma non solo in quelle, ovviamente. Alle affermazioni classiste ed etnocentriche dell’assessora lombarda ha provato a rispondere un ministro ricordando l’universalismo costituzionale del diritto alla salute. Irrinunciabile difesa, tanto scontata ed istituzionale, quanto fragile, dato che in primo luogo la tutela della salute si realizza nell’equità dell’offerta: garantire risorse e prestazioni a chi meno ha, a chi è più a rischio, agli ultimi di sempre; quelli delle periferie e non dei superattici, quelli dei Sud di ogni dove e della miseria che sa di cavoli lessi, grasso rancido e di mascherine chirurgica lerce indossate da troppe settimane.

Intanto l’Italietta meschina di sempre continua la sua vita. Chi dirotta le dosi di vaccino “in più” verso parenti ed amici e chi, a capo di un piccolo comune, nega aiuti a poveri ed immigrati e si ingrassa di miseria. Fino però, alla fine, agli arresti domiciliari. La parola d’ordine è prendere tutto quello che si può arraffare, cianciare di niente, con condimento di populismo e paura e dilapidare risorse, tanto poi la strategia sarà quella di cercare di dare la colpa a qualcun altro per come si è mal governato.

Nelle Marche, rappresentazione scenica delle varie Italie esistenti, è partita da un mese una campagna di tamponi di massa che, nell’arco di trenta giorni, su una popolazione di un milione e mezzo di abitanti, ha fatto lo screening a 161.276 cittadini, trovandone ben 925 positivi – con i tamponi rapidi che, in termini di affidabilità rispetto a quelli molecolari, fanno un po’ discutere -. Un risultato che fa sorgere molti interrogativi in relazione agli obiettivi prefissati e alle strategie programmate che non risultano di immediata comprensione. A meno che non ci si trovi di fronte al solito modo di gestire la “cosa” pubblica proprio di tanti altri governatori, ministri e signori di un portafoglio cui attingere per interessi privati.

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