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2 aprile

Quarant'anni fa: la Guerra delle Malvine/Falkland

di Giordano Cotichelli

[…] Quando arrivai a casa di mia madre la trovai incollata alla televisione insieme alla domestica che si prendeva cura di lei. Mi accolse tutta entusiasta: "Abbiamo affondato una nave!". Se qualcuno cerca di capire a quale notizia attuale della guerra in Ucraina possa riferirsi il passaggio, rimarrà deluso. Sempre di una guerra si tratta, ma di ben quaranta anni fa. Il 2 aprile del 1982 la Giunta militare argentina del Generale Galtieri, salita al potere con un sanguinoso colpo di stato sei anni prima (24 marzo 1976), dava il via all’invasione delle isole Malvine/Falkland, ultima carta dei militari golpisti per distrarre la nazione – e sé stessi – dal fallimento verticale di una politica fatta di violenza e corruzione, sudditanza coloniale e regressione sociale, deindustrializzazione e crisi economica inarrestabile. Insomma, tutto il male possibile che ogni dittatura genera.

Un grido contro la guerra: nunca mas. Mai più

Guerra delle Malvine/Falkland
(Foto: British Army official photographer Sgt Ronald Hudson)

Nella primavera del 1982 entrò così prepotentemente in scena una guerra che coinvolgeva, dopo molto tempo, un paese europeo: il Regno Unito di Margareth Thatcher. La Lady di ferro mobilitò immediatamente la potenza militare di sua maestà per non cedere neppure un centimetro di sovranità britannica.

La Thatcher, al pari dei generali argentini, con le chimere patriottarde, aveva bisogno di distrarre l’opinione pubblica dalla sua devastante politica economica che tagliava migliaia di posti di lavoro chiudendo decine e decine di siti minerari produttivi. Uno sciopero dei minatori a tale proposito, durato oltre un anno, terminò con una pesante sconfitta sindacale.

Due film in merito ci parlano delle vicende inglesi: “Grazie signora Thatcher” e “Pride”. Ai minatori il governo britannico era disposto a dare solo la gloria delle medaglie riportate in patria dai mercenari Gurka – tagliatori di teste – e del mantenimento imperiale di un pugno di isole lontane migliaia di chilometri da Londra.

In Argentina, dopo due mesi e più di guerra, la sconfitta militare e la morte di quasi settecento soldati – molti erano ragazzi di leva – fu il catalizzatore che accelerò la crisi della dittatura militare e permise il ritorno delle libertà prima che il 1983 finisse. In questo caso non ci sono molti film che parlano della Guerra delle Malvine/Falkland, ma ce ne sono molti che parlano della dittatura militare, dei desaparecidos e delle madri di Plaza de Mayo.

Di fronte a tutto questo miscuglio di orrori e menzogne, irrompe il bisogno di alzare con risolutezza, per la memoria storia di ieri e per le tragedie dell’oggi, un grido contro la guerra: Nunca mas

Ne cito solo un paio, del regista Marco Bechis: “Garage Olimpo” e “Hijos”. Entrambi narrano del sistema terroristico messo in piedi per torturare, uccidere e far scomparire gli oppositori politici; i quali erano per lo più ragazzi giovanissimi. Gloria e onore, patria e eroismo, prodotti elargiti con facilità sanguinolenta in tempo di guerra, che producono monumenti e veleno da regalare alle nuove generazioni. C’è una foto famosa di allora, di una madre di Plaza de Mayo che, con coraggio disperato, manifesta per chiedere giustizia e verità. Tiene in mano un cartello con su scritto: Las Malvinas son argentinas, y los desaparecidos tambien. Lei si chiamava Delia Giovanola, ed era ancora il 1982.

È giusto a questo punto tornare alle prime righe di questo articolo. Sono state tratte dall’introduzione della settima edizione di “Scene da una battaglia sotterranea” di Rodolfo Fogwill, sociologo e scrittore argentino che scrisse il romanzo in appena tre giorni, proprio mentre infuriava la guerra nelle isole australi. È un bel libro, immaginifico ed irriverente. Vittorio Giacopini, critico del Sole 24 ore, ha definito Fogwill il Kurt Vonnegut argentino, riferendosi allo scrittore statunitense impegnato nella denuncia della follia e degli orrori della guerra – la Seconda Guerra Mondiale per la precisione – con il famoso libro: “Mattatoio 5” da cui, anche in questo caso, è stato tratto un film.

Al di là delle molte citazioni letterarie e cinematografiche presentate, si vuole superare la finalità commemorativa di una data – il 2 aprile – che significa solo guerra, morti e distruzioni. L’intento è riagganciarsi all’attualità dell’oggi, dove tra le rive opposte del Dnepr si vende alla stessa maniera pane e patria, a favore degli oligarchi di Mosca e di Kiev, ed anche dei signori della guerra di ogni altra parte di questo mondo.

In tutto questo, se ci si vuole poi riferirsi ad un collegamento con la professione infermieristica, basta cercare in rete, in lingua spagnola, la storia delle infermiere argentine impegnate sul fronte di guerra, ma difficilmente ci si potrà ricollegare con il pensiero alle gesta della Nightingale, a causa della vacuità di tutto ciò che ogni evento bellico porta con sé, che forse può costringere per un momento a rivolgere il pensiero alle colleghe di ieri e a quelle di oggi, a chi tira avanti con fatica nelle corsie per colpa del Covid, o di un bombardamento; al fianco di un letto riempito dalla guerra. O a fianco di un letto svuotato dalla guerra, perché le risorse pubbliche sono state sperperate per comprare un carrarmato, mentre si chiudono – o si privatizzano – gli ospedali. Di fronte a tutto questo miscuglio di orrori e menzogne, irrompe il bisogno di alzare con risolutezza, per la memoria storia di ieri e per le tragedie dell’oggi, un grido contro la guerra: Nunca mas.

NurseReporter

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