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Editoriale

Quark, dalla parte della scienza e del lettore

di Monica Vaccaretti

Dalla parte della scienza per i contenuti. Dalla parte del lettore per il linguaggio. Piero Angela, il più grande divulgatore scientifico italiano spentosi il 13 agosto all'età di 93 anni, così raccontava quel che faceva da settantanni, con la solita elegante eloquenza, e da che parte stava quando esercitava la sua professione. Giornalista di grande capacità comunicativa ed umana, era l'uomo del sapere che amava diffondere la conoscenza. Lo faceva con un sorriso tutto suo, razionale, di chi ha indagato le cose, le ha capite e dopo averle fatte un po' sue le dona agli altri. Diceva infatti che per capire prima io le cose, percorro una strada in salita, una strada difficile, tra le spine. Proprio perché mi rendo conto della difficoltà, ai miei lettori questa strada cerco di fargliela percorrere in discesa, tra le rose.

Piero Angela era un cantastorie, un cantascienza

La cultura, diceva, non deve mai essere noiosa. Il peggior nemico della cultura è la noia, la mancanza di chiarezza o l'assenza di creatività. Laddove creatività è soprattutto la capacità di porsi continuamente delle domande. Divulgava storia e scienza, rendendole alla portata di tutti. Narrava, con una voce che incantava, storie di uomini e di mondi, anche quelli lontani del cosmo e quelli invisibili all'occhio umano. Sapeva spiegare le cose difficili, rendendole semplici. Sedeva, spesso con la sua gamba piegata sull'altra e le mani intrecciate sulle ginocchia, nello studio televisivo con scenografie accattivanti. È così nei miei ricordi di bambina. Pendevo dalla sua voce, calma ed ammaliante, mi portava distante come fanno i libri, lui lo faceva meglio perché ti faceva innamorare del sapere. Era un cantastorie, un cantascienza. Siamo diventati grandi con lui, la sigla ce la ricordiamo tutti. Raccontava la scienza, che comprende varie discipline. Sapeva discorrere di filosofia e astrofisica, geologia e biochimica, biologia e geologia. Di tutto. Ci portava dentro tutte le branche della medicina. Si è inventato anche, per farcelo conoscere meglio, di calarsi dentro il corpo umano, in un viaggio fantastico come Jules Verne al centro della Terra. Ci faceva viaggiare, dal salotto di casa, in tanti aspetti dello scibile ossia tutto ciò che può essere oggetto di apprendimento e conoscenza da parte della mente umana. Che è fantastica. Diceva che la scienza permette di capire tutto perché risponde, attraverso il metodo scientifico, alle domande che l'uomo si fa da sempre.

Era un uomo di penna, che amava scrivere. Lo sapeva fare molto bene. Era un cronista, la notizia la raccontava per quello che era, vera, ma a modo suo, con fermezza e coerenza unita a gentilezza. Scriveva come parlava. Era un uomo di scienza, una passione. Si specializzò nella cronaca che trattava materie scientifiche.

È stato fondatore a Padova nel 1989 del CICAP, il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze, un'associazione di promozione sociale, scientifica ed educativa che promuove un'indagine scientifica e critica nei confronti del paranormale, dei misteri, dell'insolito e delle scienze non riconosciute. L'obiettivo è diffondere la mentalità scientifica e lo spirito critico. Qui si esplora il magma della conoscenza per raccontare la scienza. Piero Angela metteva in guardia dalle pseudoscienze e ne denunciava, sbugiardandola, la disinformazione fasulla che divulga. Nelle scuole italiane si insegnano le materie scientifiche ma non si insegna quasi mai la scienza, ovvero le regole di base che permetterebbero di capire se chi annuncia di aver fatto una scoperta è credibile o no. Non si insegna il metodo scientifico che è la base per capire gli eventi. E non si insegna, diceva, nemmeno l'etica della scienza.

Occorre interiorizzare questo metodo molto semplice: quanto tu affermi qualcosa la devi provare. In scienza serve l'osservazione del fenomeno, il controllo e l'evidenza: se non si ottiene un risultato efficace ripetuto e controllato, questo non ha valore. O perlomeno non è accettato dalla comunità scientifica

È stato definito un cacciatore di fake news per eccellenza. Ritenendo che le notizie false, soprattutto quelle sulla medicina e sulla salute, sono le più gravi e pericolose perché possono fare molto male alle persone, Piero Angela mascherava, con metodo scientifico e buon senso, ciò che non è vero e lo distingueva da ciò che invece è reale. I propagatori di bufale, così li chiamava, influenzano il grande pubblico con un pensiero magico, non realistico. La via più ragionevole per depotenziare queste notizie non consiste nel ribattere colpo su colpo, è inutile. Il modo corretto di sconfiggerle è creare, come stanno facendo il ministero della Salute e l'Istituto Superiore di Sanità e l'Ordine dei Medici, dei portali istituzionali dove la gente può trovare le informazioni vere nel campo della salute. Piero Angela sosteneva che

Il pubblico va abituato. Deve sapere che ha il diritto di essere informato da fonti credibili e responsabili di ciò che dicono

Le fonti giornalistiche devono essere serie, affidabili e verificate. Fondate sulla verità. Ribadiva che in campo scientifico occorre dire ciò che sostiene la comunità scientifica e che un giornalista ha il diritto, riconosciuto dalla legge, a non far parlare per par condicio e a non dare spazio alla controparte che invece diffonde argomentazioni contrarie a quanto sostenuto dagli esperti nel dibattito scientifico. Denunciava, invitando a riflettere e ad intervenire giuridicamente, che per tutto ciò che di non vero viene scritto sui social nessuno sbaglia e nessuno paga.

Scrittore del sapere, era un personaggio televisivo. Era infatti l'uomo di Quark e Superquark, che letteralmente significa “punto interrogativo” e “cosa ignota o inconoscibile” secondo il termine creato dallo scrittore James Joyce per indicare una parola di significato indeterminato. In fisica delle particelle, quark è invece la costituente fondamentale della materia, dell'atomo. La trasmissione a cura di Piero Angela portava questo nome, come un buon auspicio, perché voleva andare dentro le cose per comprenderne i meccanismi che le regolano.

Quark, viaggi nel mondo della scienza

Era il 18 marzo 1981 quando la trasmissione “Quark, viaggi nel mondo della scienza” andò in onda per la prima volta sulla Rai. Si trattava di un programma che cercava di esplorare, in modo chiaro e comprensibile, il mondo della scienza e della ricerca nei suoi vari aspetti. Il titolo curioso fu preso a prestito dalla fisica, erano allora in corso molti studi su certe ipotetiche particelle subnucleari chiamate quarks che sarebbero i più piccoli mattoni della materia finora conosciuti, come spiegò il giornalista nei primi minuti di presentazione al pubblico.

Era la prima trasmissione televisiva in cui si divulgava la scienza. La divulgazione scientifica passa, ma non necessariamente, attraverso l'arte del giornalismo. Giornalista è infatti colui che informa. Scopre, analizza, descrive e sceglie notizie per poi diffonderle attraverso la pubblicazione sui mezzi di comunicazione di massa. È un reporter che cerca la notizia, racconta la cronaca del giorno e del mondo. Se la cronaca è specializzata, può essere anche scientifica: rende conto di ogni scoperta nel campo delle innovazioni della scienza, che riguardano anche la salute dell'uomo e la scoperta geografica.

Divulgatore scientifico – generalmente giornalista, scienziato, ricercatore, studioso ed esperto in materia – è colui che sa comunicare al grande pubblico nozioni e ricerche accademiche in forma accessibile e di facile comprensione. Fa conoscere alle persone, in modo corretto ed efficacemente riassunto, il risultato delle ricerche e delle pubblicazioni scientifiche. Sa esporre concetti complessi in modo semplificato e comprensibile. Lo scopo dell'attività di divulgazione è accrescere tra la collettività la percezione dell'importanza della scienza in una società. Si tratta di una comunicazione scientifica o di una comunicazione pubblica della scienza.

Divulgatore scientifico è allora, talvolta, un giornalista con un qualcosa in più, come Piero Angela. Sapeva raccontare quello che sapeva, mosso da una spiccata intelligenza e curiosità. Si interrogava, studiava, ricercava, scriveva i testi, li esponeva.

Faccio divulgazione scientifica da quasi cinquant'anni e ogni volta è sorprendente rendersi conto che più escono cose dalla scatola della conoscenza più se ne creano dentro in continuazione, di nuove.

È una delle citazioni più belle di Piero Angela che esprime tutta la sua passione. Per farsi capire occorre dapprima conoscere ed emozionarsi dentro, da solo. Piero Angela era una scatola bella piena di domande e risposte.

Come per tutti i giornalisti, credeva fermamente che la libertà di espressione è condizione essenziale per scrivere e divulgare. Come diceva Indro Montanelli, Non ho potuto sempre dire quello che volevo, ma non ho mai scritto quello che non pensavo. E come ha detto una volta un'altra firma importante, che ha fatto la storia del giornalismo italiano, Enzo Biagi - sono un giornalista che ricorre, con una certa frequenza, alle citazioni perché ho memoria e perché ho bisogno di appoggi: c'è qualcuno al mondo che la pensava, o la pensa, come me - mi piace ricordare Piero Angela con alcuni suoi pensieri significativi. Un uomo si riconosce, anche quando non c'è più, dalle sue parole e lo si ricorda per quello che di buono o grande ha fatto nella vita. La sua parte nel mondo. Lo si ammira per l'eredità morale e culturale che lascia.

Vi sono tre cose importanti: parlare molto, ripetere e spiegare.

Ogni volta che si insegna qualcosa ad un bambino gli si impedisce di scoprirla da solo.

La razionalità è sempre stata minoritaria ma è una battaglia che vale la pena di combattere.

Il nostro cervello è fatto in modo che l'attenzione sia tanto più alta quanto più un avvenimento suscita emozioni.

C'è un concetto di base nella scienza: ogni scoperta, ogni invenzione è sempre il frutto di ricerche precedenti che hanno preparato il terreno. Perché se uno cerca di capire le cose, capire anche gli altri, la diversità, le ragioni degli altri, allora riesce anche a gestire meglio le proprie pulsioni.

La scienza ha questo di bello: che unisce le generazioni, perché le regole non cambiano, come le mode, da una generazione all'altra, ed è un percorso di conoscenza lungo il quale tutti possono inoltrarsi a condizione naturalmente che il racconto sia fatto in modo chiaro e comprensibile.

La morte è l'unico mistero che ancora non ho esplorato. Abbiamo vissuto. Ci sono quelli che non sono mai nati. Noi per millenni non siamo mai nati, non nasceremo più, forse

Ha lasciato scritto recentemente, come un testamento, di aver vissuto una vita piena e che la morte non fa paura a chi ha vissuto.

La natura ha i suoi ritmi. Sono stati anni per me molto stimolanti che mi hanno portato a conoscere il mondo e la natura umana. Soprattutto ho avuto la fortuna di conoscere gente che mi ha aiutato a realizzare quello che ogni uomo vorrebbe scoprire. Grazie alla scienza e a un metodo che permette di affrontare i problemi in modo razionale ma al tempo stesso umano. È stata un'avventura straordinaria, vissuta intensamente e resa possibile grazie alla collaborazione di un grande gruppo di autori, collaboratori, tecnici e scienziati. A mia volta ho cercato di raccontare tutto quello che ho imparato. Penso di aver fatto la mia parte. Cercate anche voi di fare la vostra….

Come lo ha salutato suo figlio, sarà un “Buon viaggio” verso un mondo che si esplora da soli. Suo padre era uno dei Giusti della Terra. Forse per questo Piero Angela era così straordinariamente unico ed esemplare. Un signore.

Ora è diventato un superquark.

Infermiere

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