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Rapporto Pit Salute 2016: servono Ssn e più territorio

di Redazione

Presentata nella giornata di ieri a Roma la 19° edizione del Rapporto Pit Salute Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva. La buona notizia è che si riduce di molto la percentuale di “carenza di umanizzazione” da parte degli infermieri in ospedale (-6% circa, mentre aumenta quella dei medici del 12%).

I dati del Rapporto

La cattiva notizia è che i cittadini si lamentano della scarsa assistenza sul territorio:

  • scarsa assistenza infermieristica e medica nelle RSA e Lungodegenze/Hospice nel 35,1% dei casi (era il 39,3% delle segnalazioni dell’anno 2014);
  • scarsa reattività della presa in carico del territorio dopo le dimissione dall’ospedale, determinata sia dalla carenza di comunicazione tra paziente e personale medico infermieristico, sia dalla mancanza di coordinamento tra la struttura che dimette e il servizio o la struttura da attivare;
  • nelle Rsa e nelle strutture di lungodegenza pochi infermieri e medici rispetto al numero dei pazienti presenti in reparto;
  • difficoltà nelle strutture residenziali nel ricevere l’Assistenza medico-infermieristica, giudicata scarsa nel 35,1% dei casi. Il dato è calato di circa cinque punti percentuali rispetto al 39,3% della rilevazione 2014, ma la tematica rimane al centro delle segnalazioni in quanto riguarda oltre un terzo del totale delle segnalazioni.

Sono questi alcuni dati rilevati dallle segnalazioni che hanno permesso di stilare un documento di 150 pagine, un piccolo volume che raccoglie la 19° edizione del Rapporto Pit Salute, presentato ieri a Roma dal Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva.

Il Pit Salute dimostra come siano gli stessi cittadini a sottolineare la mancanza di riorganizzazione della rete territoriale, giudicata “inaffidabile”.

E questo anche se essersi concentrati sulla riorganizzazione della rete ospedaliera, non ha avuto i risultati sperati. I nuovi standard avrebbero infatti ridotto l’assistenza invece di migliorarla, i cittadini segnalano ricoveri in reparti inadeguati 19,4%, dato in forte crescita rispetto all’anno precedente (dall’11,6% del 2014 al 19,4% del 2015).

Ma c’è un’altra voce in salita: la scarsa assistenza medico infermieristica 18,5% nel 2015 (13,7% nel 2014) prestata durante il ricovero.

I cittadini lamentano che ci sono pochi infermieri e le visite dei medici durano pochissimi minuti e c’è un generale senso di mancanza di accoglienza. Voci unanimi riportate non certo per denunciare l’indisponibilità di medici ed infermieri, ma per svelare una situazione non più sostenibile anche per tutti gli operatori sanitari che, con il blocco del turn-over, sono costretti a turni estenuanti, denuncia lo stesso Pit Salute.

Una situazione che denunciamo quasi quotidianamente ormai da tempo – commenta Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione Ipasvi – e che ora ha la sua evidenza non solo nel disagio del personale, ma anche in quello più profondo e grave dei pazienti. L’Ipasvi ha da tempo reso noti i dati della carenza di infermieri che nelle Regioni in piano di rientro è più grave e pesante rispetto alle altre. Il Rapporto Pit Salute dà così un ulteriore riscontro al nostro allarme, che questa volta viene direttamente dai cittadini.

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