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dalla redazione

Scarcerata Fausta Bonino, l'infermiera accusata della morte di 13 pazienti a Piombino

di Redazione

Fausta Bonino, scarcerazione

Il Tribunale del Riesame di Firenze ha annullato l'ordinanza di arresto accogliendo la richiesta del legale dell'infermiera.

FIRENZE. E' stata scarcerata dopo tre settimane di detenzione Fausta Bonino, l'infermiera dell'ospedale di Piombino condotta in carcere lo scorso 31 marzo con l'accusa di aver ucciso con dosi massicce di eparina 13 pazienti ricoverati nel reparto di Rianimazione.

L'infermiera Fausta Bonino all'uscita dal carcere.

L'infermiera Fausta Bonino all'uscita dal carcere.

I giudici del Tribunale del Riesame di Firenze hanno annullato l'ordinanza di arresto decidendo per la scarcerazione della Bonino, la quale si è sempre dichiarata innocente.

L'infermiera Fausta Bonino era in carcere dal 31 marzo scorso con una gravissima accusa sulle spalle: omicidio volontario continuato. Le indagini sulle numerose morti sospette nel reparto di pertinenza della donna, iniziate nel 2015, avevano portato all'esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere da parte del Gip di Livorno nei confronti della donna.

E' di poche ore fa la decisione della scarcerazione, nonostante l'opposizione del pm della procura di Livorno e titolare dell'inchiesta, Massimo Mannucci; il legale della Bonino, Cesarina Barghini, ha dichiarato che resta ancora da capire se l'infermiera sia ora agli arresti domiciliari o se sia effettivamente libera, poiché non conosce "ancora i termini della decisione del tribunale del riesame che a noi non ha notificato niente".

"L'importante è che l'abbiamo tirata fuori dal carcere" - continua Barghini - "è innocente e lo dimostrerà".

L'infermiera ha lasciato il carcere a passo spedito, non ha rilasciato alcuna dichiarazione ed è salita a bordo dell'utilitaria del figlio senza incrociare lo sguardo dei numerosi colleghi giornalisti accorsi in zona.

Proprio di ieri è anche la relazione della commissione regionale d'indagine che, nonostante la conferma dell'imprevedibilità di un comportamento deliberato come quello in capo d'accusa, ha evidenziato come il reparto di Rianimazione dell'ospedale Villamarina di Piombino "doveva rendersi conto che sei morti in cento giorni era qualcosa di anomalo."

 

 

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