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editoriale

Se la politica viene prima della scienza

di Giordano Cotichelli

La scienza non è né democratica né autoritaria. L’uso che se ne può fare può favorire la democrazia, la partecipazione, o può legittimare ogni sorta di autoritarismo. La scienza è metodo, sperimentazione, riproducibilità, conoscenza e condivisione.

Questa è una storia di infermieri, una storia di tante storie

La prima è la testimonianza della diciassettenne Hashimoto che, dopo aver visto impazzire la stanza in cui si trovava, si affacciò alla finestra e vide che la sua città non c’era più. Il parco davanti all’ospedale, dove lei lavorava, gli alberi del viale e le case, i palazzi, le cose e… gli uomini.

Non c’era più niente. Solo lunghe e macabre linee diritte di viali di una città cancellata, in un tragico mattino d’estate. Era il 9 agosto del 1945 e la città di Nagasaki diventava la seconda della storia a subire, dopo Hiroshima, un bombardamento atomico. Hashimoto si era salvata protetta dalle pesanti mura e dalle pesanti schermature di piombo del laboratorio radiologico dell’Ospedale dell’Università di Nagasaki.

La seconda storia avviene qualche giorno dopo, il 14 agosto a New York, nello spazio aperto di Time Square. È relativa alla nota immagine del bacio fra un marinaio ed un’infermiera. Lui si chiamava George Mendonsa e lei Greta Zimmer Friedman. Una foto divenuta icona della fine della Seconda Guerra Mondiale.

L’autore è il fotografo ebreo, profugo tedesco, Alfred Eisenstaedt che nel 1933 fotografò il Ministro della Propaganda, Joseph Goebbels durante un incontro internazionale a Ginevra dove, un ritratto del politico nazista, colse in tutta la sua pienezza l’essenza del male del potere, di una politica che piega ai suoi voleri sentimenti umani e saperi scientifici.

Cosa significhi ciò lo si può dedurre dalle parole dello stesso Goebbels che disse al famoso regista austriaco Fritz Lang, ebreo anche lui, nel proporgli di restare in Germania. Il regista ricordò al ministro le sue origini ebraiche e questi rispose: “Non faccia l’ingenuo Signor Lang, siamo noi a decidere chi è ebreo e chi no!”.

Infine l’ultima storia. In questo caso immaginata, ma non per questo meno reale. Ed è quella raccontata da un qualsiasi professionista sanitario nel momento in cui qualcuno gli chiede spiegazioni del fatto che non si sia lavato le mani.

“Non c’era tempo”, “Hai ragione, però …”, “Sì vabbè, ma sempre sempre bisogna?”. È la storia di quel professionista scientificamente preparato che però non segue una banale procedura come il lavaggio sociale delle mani cercando in questo una qualche giustificazione “politica” al suo comportamento antiscientifico.

Certo è una forzatura narrativa quella mostrata, ma le mani sporche sono scientificamente un veicolo di trasmissione di germi patogeni. Ciò nonostante, in un qualche luogo di cura, probabilmente qualcuno avrà sentito dire almeno una volta: “Ma quanto sapone viene usato? E tutti questi guanti? Dopo non è che ordinate quintali di crema per le mani perché ve le rovinate lavandole in continuazione? Ma quanto ci costate?”.

Per assurdo una scienza, l’economia, spesso viene utilizzata da cattivi politici per avallare comportamenti e scelte antiscientifiche. Come nel caso di una riduzione del personale sanitario, per risparmiare, a fronte di dati scientifici che legano l’aumento della mortalità ospedaliera alla carenza di professionisti sanitari.

Scienza e politica, tra democrazia e autoritarismo

Alla fine si è scritto tutto questo per commentare la frase, brutta e pericolosa, che recita: “La politica viene prima della scienza”. La politica statunitense affermò il suo primato sulla scienza che parlava dell’enorme potere distruttivo dell’energia atomica.

La politica di uno stato, anzi di più stati, si eresse a pseudo-scienza legittimando l’esistenza delle razze, decidendo chi era un essere umano e chi un untermenschen, sotto-uomo. Proprio 80 anni fa lo stesso stato italiano fascista emanò le prime leggi razziali della storia di questo paese.

La ragione, appunto. Pietro Kropotkin è stato più volte citato quale autore scientifico che parla di mutuo appoggio, sentimento umano e moto razionale, alla base del comportamento assistenziale e di conseguenza della stessa infermieristica.

A citarlo furono per prime due professoresse universitarie statunitensi di inizio secolo che lo presero quale riferimento scientifico nella redazione dei primi due capitoli del libro: “History of nursing”. Si chiamavano Mary Adelaide Nutting e Lavinia Lloyd Dock. Due infermiere che scrivevano e assistevano in maniera scientifica, cariche sempre e comunque di sentimenti umani.

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