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testimonianze

Emergency. I miei tre mesi in Sierra Leone contro l'ebola

di Ferdinando Iacuaniello

Roberta, infermiera di terapia intensiva a Rimini, racconta la sua prima esperienza con Emergency. Tre mesi di terapia intensiva in Sierra Leone che non dimenticherà facilmente.

Chi come me ha la passione per il giornalismo è perennemente a caccia di storie. Capita di dover fare chilometri per incontrare infermieri e poter ascoltare la loro storia, magari davanti a un caffè, per poi poterla raccontare tramite queste pagine.

E poi la storia è più vicina di quanto tu possa immaginare, si perché il caffè che sto per raccontavi con il video, è quello con Roberta Giglietti, Infermiera della Rianimazione di Rimini.

Insomma una mia collega, "prestata" ad Emergency per tre mesi

Roberta è la "tipica" collega che capisci subito che ha una marcia in più, quella marcia che la spinge a lavorare con estrema professionalità per poi stupirti con decisioni simili: Vado tre mesi in Sierra Leone con Emergency.

Chi lavora in rianimazione vive periodicamente alert e preparazioni alle emergenze "stagionali", mi raccontano i colleghi che già negli anni ottanta si allestivano camere isolate per accogliere i pazienti con l'AIDS poi la SARS fino ad arrivare all'EBOLA, passando per l'Aviaria e l'H1N1.

Era proprio il periodo i cui la nostra azienda iniziava i training formativi per fronteggiare l'eventuale arrivo di pazienti sospetti, prove di vestizione e svestizione per evitare contagi. Fai le prove, ma inconsciamente pensi: non mi capiterà mai.

E invece no, Roberta è partita! A gennaio con un po' di paura di non riuscire ad essere all'altezza della situazione, ha spiazzato tutti i colleghi ed è partita per la missione con Emergency: assistere i pazienti contagiati da Ebola nella terapia intensiva allestita nel centro in Sierra Leone.

Ebola è stato sicuramente il virus che ha colpito il maggior numero di sanitari durante l'assistenza ai pazienti, e in particolare gli infermieri. Lo sanno tutti, è emerso anche nel nostro sondaggio agli italiani: gli infermieri sono quelli che hanno il contatto diretto con i pazienti.

Basta un attimo di distrazione e sei "fregato"!

Non c'è dubbio, l'esperienza con Emergency ha sicuramente arricchito la vita professionale di Roberta, le emozioni vissute laggiù le hanno dato nuovi orizzonti, nuove priorità e forse anche una maggiore consapevolezza dei propri limiti e di come riuscire a superarli.

Ascoltarla è stato emozionante, proprio come l'emozione che aveva il suo sguardo mentre, usando il presente, mi racconta del turno di lavoro in Sierra Leone. Come se fosse ancora lì. Come se, poco prima di venire da me per il caffè, avesse dato l'ultimo sguardo a quelle ciabatte poste sotto il letto dei pazienti, quei pazienti che arrivano al centro con le loro gambe con i sintomi di contagio e praticamente mai sono riusciti a tornare a casa.

Grazie Roberta e grazie ad Emergency!

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